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La leggenda degli strangolapreti, indovina chi viene a cena?

Questo piatto è presente già in alcuni ricettari del Quattrocento e fosse utilizzato durante il Concilio di Trento. Ma quale è l'origine e da dove deriva il nome?

Di Spazio autogestito - 12 agosto 2018 - 16:07

TRENTO. Insieme ai famosi canederli, gli strangolapreti sono un piatto tipico della cucina trentina che torva le sue origini nel mondo rurale. Semplici e nutrienti gli strangolapreti consistono, in poche parole, in un impasto di pane, spinaci, uova e grana che viene servito con burro fuso e salvia.

 

"È molto importante - dice Nicola Malossini, titolare del ristorante birreria Forst di Trento - non confondere gli strangolapreti trentini con gli 'strozzapreti', che è invece un tipo di pasta fresca realizzata con acqua, farina e uova".

 

Ma da dove hanno origine esattamente gli strangolapreti? "Sono contenuti - prosegue il noto esercente - in alcuni ricettari risalenti al Quattrocento. Queste prelibatezze venivano cucinate prevalentemente tra Emilia-Romagna e Toscana: consistevano in gnocchetti di pan di miglio ai quali venivano aggiunto latte, formaggio e burro a volontà".

 

Poi, vista la semplicità intrinseca di tale piatto, si sono diffusi in tutte le altre regioni italiane che hanno adottato le proprie varianti secondo gli usi e gli ingredienti tipici. Pare inoltre che la variante trentina (uova, spinaci e grana) fosse già utilizzata dagli alti prelati durante il lunghissimo Concilio di Trento (1545–1563) e ne erano molto ghiotti.

 

Ma il nome da dove deriva? "Una domanda molto interessante, e al tempo stesso divertente - aggiunge il ristoratore - perché ci sono molte teorie a riguardo".

 

La più accreditata riguarda la buona forchetta e la golosità dei preti dell’epoca. Secondo una leggenda del ‘700, infatti, un prete stava vagando per la campagna molto affamato (alcuni sostengono che fosse dopo una battuta di caccia andata male) fino a che non trovò una locanda lungo la via.

 

La padrona gli preparò un abbondante piatto di gnocchi con erbe selvatiche, ma il prete continuava a chiederne mangiarne ancora. A un certo punto stava per strozzarsi, ma la pronta ostessa riuscì a salvargli la vita con un pugno ben assestato in modo che sputasse il boccone di troppo.

 

"Qualunque sia l’origine di questo nome - conclude Malossini - vi invitiamo a venire mangiare i nostri classici strangolapreti alla trentina alla Forst. Un piatto che può essere abbinato alle birre",

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