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Tonco del pontesel, un piatto tra mito e tradizione

I piatti della tradizione trentina ben rappresentano la storia della popolazione tra fame, povertà, guerra, ma anche tanto ingegno e senso dell’umorismo. Nicola Malossini: "Il Tonco del pontesel nasce nel corso di un affollato pranzo, quando un commensale è costretto a allontanarsi"

Pubblicato il - 09 luglio 2018 - 13:45

TRENTO. Il Trentino-Alto Adige è un luogo ricco di tradizioni e leggende che ben rappresentano la storia della popolazione e tutto quello che ha passato tra fame, povertà, guerra, ma anche tanto ingegno e senso dell’umorismo che si legano perfettamente alla cucina trentina.

 

Un esempio? Il Tonco del pontesel. "E' un piatto povero della cucina locale - spiega Nicola Malossini, titolare del ristorante birreria Forst di Trento - che consiste in uno spezzatino a base di lucanica fresca, farina, brodo, spezie varie e carni miste".

 

Un piatto da servire ben caldo e saporito, il tonco del pontesel si accompagna alla perfezione con un buon bicchiere di rosso trentino, come il Teroldego oppure il Marzemino, "ma anche - prosegue il noto esercente - con una birra doppio malto Forst Hellr Bock. Questo piatto è inoltre un ottimo condimento per le patate lesse e la ben più classica polenta".

 

Piatto povero, come i canederli o il gulasch, il tonco del pontesel ha una storia molto curiosa, che ben rispecchia lo spirito di adattamento dei trentini nei momenti di difficoltà.

 

La leggenda narra infatti di un pranzo in famiglia da una tale signora di nome Agatina che si trovò a dover sfamare un gran numero di parenti e, come se non bastasse, anche l’anziano suocero.

 

"Sembra - racconta Malossini - che per il pranzo la signora Agatina avesse optato per un sano e robusto spezzatino di carne, ma poco prima che questo venisse servito sulla tavola dei commensali, l’anziano signore dovette correre al bagno".

 

Va qui ricordato che un tempo, nelle vecchie case trentine, il bagno corrispondeva al poggiolo o al terrazzo (in dialetto si dice appunto “pontesel”). A ogni modo, al suo ritorno, la famiglia aveva già divorato quasi tutto lo spezzatino perché, affamata e stanca di aspettare, non ce le faceva proprio più.

 

"La signora Agatina - aggiunge il titolare della Forst - sebbene messa alle strette, non si perse d’animo e si fiondò in cucina per preparare qualcosa all’anziano ospite con tutto quello che le era avanzato dalla preparazione dello spezzatino".

 

Prese dunque degli avanzi di carne e li mischiò al brodo e farina stemperata (“brustolin”), in modo tale che il pover’uomo potesse mangiare anche tutto ciò che era rimasto sul fondo del pentolame usato per sfamare il resto della famiglia.

 

L’anziano fu molto soddisfatto e sorpreso da questo delizioso piatto, e dall’inventiva della padrona di casa, che è diventato tra i cardini della cucina trentina presente ancora oggi.

 

Un’altra teoria sostiene invece che il termine “tonco del pontesel” stia a indicare semplicemente il risucchiare il sughetto, ma nell’immaginario collettivo la prima versione tinta di leggenda funziona indubbiamente meglio.

 

"A ogni modo - conclude Malossini - il piatto è diffuso in ogni parte del Trentino e può contare su dei veri e propri appassionati come quelli appartenenti alla Confraternita del Tonco del Pontesel. Se si vuole assaggiare questa delizia tutta trentina, vi suggeriamo di venire al Ristorante Birreria Forst per accompagnare il piatto con una delle nostre squisite birre".

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