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Muso da cucciolo e scodinzolamento: ecco come la pet therapy aiuta bambini, anziani e disabili

Siamo andati a Rovereto all'istituto Cfp Veronesi e abbiamo incontrato l'associazione Vita da Cani mentre era a "lezione" con gli studenti. C'è stato spiegato come i nostri amici pelosi siano fondamentali per rallentare gli effetti dell'Alzheimer, aiutino i bambini vittime del bullismo, permettano ai disabili di migliorare le loro capacità di interazione e tanto altro

Di Ilenia Morreale - 11 aprile 2018 - 13:14

TRENTO. Favorisce i rapporti tra membri della stessa struttura, evoca ricordi e stimola la creatività, spezza la routine e rallenta gli effetti dell'Alzheimer, abbassa i livelli di aggressività e, più in generale, trasmette gioia. Nel marzo 2017 la Giunta provinciale di Trento, su proposta dell’assessore Zeni, ha approvato le disposizioni per gli “interventi assistiti con gli animali” riconoscendo la validità che queste attività hanno nel curare disturbi della sfera psicomotoria, cognitiva, emotiva, relazionale, nonché sostenere le relazioni delle persone in difficoltà.

 

Sono diversi gli studi che confermano come il contatto con un animale, aumenti le possibilità di interazione e rappresenti un aiuto per pazienti con problemi di comportamento sociale e di comunicazione, soprattutto se bambini e anziani, ma anche per chi soffre di alcune forme di disabilità. L’associazione "Vita da cani" fondata da Alain Satti, dal 2006 si occupa di Pet Therapy, e opera sul territorio trentino collaborando con altri enti come la casa di riposo di Lavis, il centro Franca Martini e l’Anffas. Martedì 13 si trovava a Rovereto nell'istituto Cfp Veronesi nell'ambito delle attività curricolari ed extra curricolari che la scuola prevede che serve ai partecipanti (ragazzi e ragazze di prima e seconda superiore) per rafforzare stima reciproca e autostima.

 

 

 

 

In questa occasione, al cospetto del cane Marley, un Golden di 3 anni, c'è stato spiegato che sono diverse le aree di intervento: si parte da quella educativa-didattica, dedicata a insegnare ai bambini (a partire dai 3 anni) a un corretto approccio nei confronti dell’animale, ma sopratutto a rispettare le diversità: da quelle nei confronti del cane a quelle con i compagni di classe e amici di una diversa religione, dal diverso colore della pelle o affetti da qualche forma di disabilità. E poi c'è l’assistenza coterapeutica dove si utilizza la relazione uomo animale per favorire processi di benessere come avviene nelle case di riposo o con i pazienti affetti da sclerosi multipla.

 

“Nelle case di riposo - ci spiega Marinella Antolini, una delle responsabili dell’educazione Cinofila - facciamo due tipi di attività, una di gruppo legata all’aspetto sociale, un lavoro cognitivo finalizzato a far ricordare all’anziano il nome del cane, e a favorire i rapporti tra i membri della stessa struttura. Molti anziani - aggiunge - vivono in stanza insieme, pranzano insieme, ma non si conoscono. Il cagnolino li fa socializzare tra di loro e li distoglie dai loro problemi di salute”.

 

La seconda attività di cui i coadiutori si occupano nelle case di riposo sono interventi singoli su persone affette da demenza o Alzheimer. “Con loro - ci racconta Antolini - molto spesso facciamo anche fisioterapia. Il cane fa da stimolo, molti non vogliono alzarsi dal letto ma con la presenza dell’animale si alzano per portargli la ciotola o il biscotto. Questo aiuta i pazienti fisicamente e cognitivamente”.

 

“Con l’Alzheimer - ci spiega - lavoriamo molto sul bloccare in quel momento la malattia e rallentarne l’avanzamento. Il contatto con l’animale evoca quelle emozioni che nella routine vengono a mancare. Ma sopratutto con la presenza del cane è difficile trovare ammalati che diventino aggressivi, cosa molto presente nei pazienti affetti da Alzheimer”.

 

Quando si parla di “interventi assistiti con gli animali” bisogna specificare a quale tipo di servizio ci riferiamo: “Ci sono tre categorie - ci spiega Marinella - Taa (terapie assistite con gli animali) finalizzate alla cura di disturbi della sfera fisica, neuro e psicomotoria, cognitiva, emotiva, relazionale; Eaa (educazione assistita con animali) finalizzata a promuovere, attivare e sostenere le risorse e le potenzialità di crescita, relazione e inserimento sociale delle persone in difficoltà; Aaa (attività assistite con gli animali) finalizzate al miglioramento della qualità della vita e della corretta interazione uomo-animale.

 

Di fondamentale importanza creare un rapporto di piena fiducia tra animale ed educatore e sapere gestire l’arousal (lo stato emozionale del cane) che non deve mai andare in negativo (la bestiola non deve vivere l’ansia da prestazione). Un’attività di pet therapy avrà inizio solamente quando il cane è a proprio agio ed è sereno. Potremo capire lo stato d’animo del nostro amico a quattro zampe da come muove la coda, le orecchie, da come sta seduto; quando inizierà a rosicchiare un osso o un giochino sapremo che l’animale è pronto per iniziare l’attività lavorativa (quando il cane rosicchia vuol dire che è rilassato e calmo).

 

I laboratori sono sempre suddivisi in due parti: una parte didattica e una pratica in cui partecipa anche il migliore amico dell’uomo. I temi, le patologie, i traumi che questi educatori affrontano, insieme ai loro amici a 4 zampe, sono svariati e variegati. Dalle sopracitate demenze e malattie degenerative fino ad arrivare a problemi un po’ più comuni che la nostra società sempre più spesso si trova a vivere come il bullismo. "I ragazzi diventano più sicuri di sé stessi - ci racconta Antolini - lavoriamo sulla loro autostima. Se i ragazzi sono problematici e disturbano nel corso della lezione” classica”, vuol dire che stanno vivendo un disagio. Con la presenza dell’animale si riescono a creare dei piani comunicativi che si intrecciano tra di loro, senza etichette”

 

Fondamentale trovare nelle attività di pet therapy una somiglianza caratteriale tra paziente e animale e creare dei buoni binomi. Molto spesso in questo genere di laboratori vengono coinvolti i Labrador e i Golden Retriever perché la neotenia, la morfologia del muso del cane ricorda quello di un cucciolo favorendo così la relazione, spesso ci si avvale anche dei Cavalier King perché posseggono le stesse caratteristiche di docilità del Golden Retriever. Per educare un cane ci vuole circa un anno e mezzo, il cucciolo affianca un’animale adulto e impara per imitazione attraverso i neuroni a specchio e l’imprinting.

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