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Piedicastello, Italia Nostra frena sullo stadio e il polo fieristico: "Il progetto di Campomarzio è interessante ma confrontiamolo con altri"

L'associazione di tutela del patrimonio si inserisce nel dibattito sul futuro del sobborgo senza nei fatti fare una controproposta. Si chiede tempo per riflettere e un disegno globale e intanto la controproposta non c'è e il tempo passa

Foto Archivio Provincia di Trento (Gabriele Basilisco)
Di Luca Andreazza - 20 gennaio 2018 - 21:08

TRENTO. "Partire dall'organizzazione urbanistica per stabilire quali parti edificare e quali invece no, ma anche la forma del reticolo delle strade, le dimensioni degli isolati, i caratteri dello spazio pubblico, la distribuzione delle masse edilizie", Italia Nostra, l'associazione nazionale che tutela il patrimonio italiano, scende in campo per il futuro di Piedicastello e chiede di cambiare paradigma: non partire da un elenco di 'cose da fare' su un determinato territorio, ma pensare a un disegno globale che abbracci ogni funzione, sociale, ambientaleeconomica.

 

In questo senso Italia Nostra abbraccia il prezioso contributo dato alla discussione qualche settimana fa dallo studio di architetti Campomarzio, ma non si accontenta e aggiunge: "La proposta di Campomarzio parte da simili premesse (quelle riportate in cima all'articolo ndr), ma ricade subito nell'approccio consueto, assumendo due funzioni vincolanti (il polo espositivo e lo stadio) saldandole rigidamente in una  'super-struttura'  attorno alla  quale  organizzare tutto il resto". 

 

Una proposta, quella degli architetti di Campomarzio, che prevede una struttura completa delle necessità 'impellenti' per la città: stadio da circa 12 mila spettatori di 7.300 metri quadri, alla base del quale si colloca il Polo fieristico grande a sua volta 7.300 metri quadri e un Centro congressi di 3 mila metri quadri.

 

A questo si aggiunge un'area residenziale di 13 mila metri quadri (che potrebbe anche essere adibita a studentato), 6 mila metri quadri di servizi commerciali posizionati sotto le tribune, dove si potrebbero realizzare farmacie, spazi aggregativi e un supermercato. E ancora 9.500 metri quadri di parco che ricalchi quello delle Albere così da dare omogeneità alle due sponde del fiume e quindi i parcheggi (oltre 2.000 posti auto tra sotterraneo e scoperto) e la passerella di collegamento sul fiume Adige per raggiungere piazza Duomo in dieci minuti. 

 

"Il  progetto - prosegue l'associazione - propone un'organizzazione complessiva, e consente quindi di affrontare le questioni di base. La più importante riguarda il 'dove': costruire a ridosso del Bondone, nella zona più sfavorita per esposizione solare, rischio geologico e visuale paesaggistica, lasciando inedificato il fronte lungo l'Adige? Il buon senso suggerirebbe il contrario: costruire nella parte più salubre, sicura e amena, lasciando a verde la zona ai piedi della parete rocciosa".

 

Un progetto che non sarà perfetto, ma in grado di rispondere a domande precise sulle esigenze di Trento tra un polo fieristico attualmente assente, ma anche un Briamasco ormai obsoleto e fuori contesto nelle Albere.

 

E se il Trento lotta per restare in serie D, le ambizioni sono quelle di calcare ben altri palcoscenici, senza dimenticare gli investimenti in termini di ritiri calcistici dell'amministrazione provinciale e le amichevoli di 'lusso'. Il progetto però, come anticipato, guarda oltre e ripensa anche l'area dal punto di vista paesaggistico e residenziale per valorizzare Piedicastello.

 

Il sobborgo, da sempre ai margini della città, diventerebbe quello che non è mai stato: un quartiere della città a tutti gli effetti collegato con una passerella direttamente a via Verdi. Le distanze dal centro? Solo 10 minuti da Piazza Duomo, 10 minuti dal Muse e 9 minuti dalla Stazione. E a loro volta anche il Doss Trento e le Gallerie di Piedicastello, oltre alla bellissima Santa Apollinare, potrebbero diventare centro e rientrare nei percorsi turistici cittadini. 

 

Ma questo evidentemente non basta perché "La seconda questione - spiega l'associazione per la tutela del patrimonio - riguarda il disegno delle strade. Non c'è dubbio che il crocevia tra Via Papiria e Via Verruca debba essere l'embrione del nuovo reticolo stradale, ma la sua geometria deve adattarsi alla forma del terreno e allinearsi al fronte fluviale, elemento generatore di primaria importanza. Altrimenti, la parte più pregiata risulterà organizzata in forme irregolari difficilmente utilizzabili: uno spazio di risulta. Uno spreco, insomma".

 

Non viene risparmiato neppure l'ipotesi del parco dove insisteva l'Italcementi. "La terza questione - aggiunge Italia Nostra - è quella dello spazio pubblico, che nel progetto si concentra nel grande asse con le ciminiere sul fondo: un'articolata composizione di elementi monumentali (platee, scalinate, specchi  d'acqua…) sproporzionata rispetto al tessuto di Piedicastello, che rischia di rimanere un deserto. Meglio pensare a qualcosa di più compatto e articolato. Per non vanificare lo sforzo generoso prodotto da Campomarzio, quel disegno andrebbe confrontato con altri, da valutare nei loro rapporti col contesto (l'Adige, la parete rocciosa, la case di via Verruca) e nell'adattabilità alle funzioni ipotizzabili. Non è da escludere che si possa trovare lo spazio per uno stadio o un polo espositivo, ma solo entro un disegno che riesca a farli coesistere con l'assetto generale, il carattere del luogo, la struttura del paesaggio"

 

Quella lanciata dagli architetti di Campomarzio, che hanno messo a disposizione della comunità tempo e competenza senza chiedere nulla, per lanciare una sfida presenta certamente degli aspetti perfettibili e migliorabili, ma anche un buon punto di partenza. L'associazione per la tutela del paesaggio però richiede tempo: bonificare e ragionare, mentre almeno per il polo espositivo l'assessore Roberto Stanchina si è sbilanciato che a novembre si va a cantiere e nella tarda estate del 2019 si taglia il nastro per l'inaugurazione. 

 

"È noto che bonificare il terreno richiederà molto tempo - conclude Italia Nostra - impieghiamolo per scegliere quale organizzazione urbana dare al quartiere. Del resto, se avessimo già deciso dove passeranno le strade e quali parti rimarranno inedificate, i costi e i tempi del disinquinamento si ridurrebbero sensibilmente: investire nel disegno della città può dunque essere un ottimo affare. Trasformare una città è come giocare a scacchi: senza una scacchiera, quantomeno disegnata, dove collocare i pezzi? Trento si prenda tutto il tempo necessario per tracciare il futuro di Piedicastello:  per il Cte è disponibile l'ex Atesina, una 'casella' già libera e certamente più adatta".

 

Insomma, la sensazione è che il volto di Piedicastello resterà così, ai margini, per molti anni a venire se ogni progetto verrà 'disinnescato' senza altre contro-proposte. Le frecce all'arco dell'amministrazione non sono eterne e ogni lasciato è perso. Il nuovo polo natatorio si collocherà in zona Ghiaie e nel frattempo lo stadio sembra, invece, virare verso la zona delle ex caserme, mentre per il Cte la proposta di Italia Nostra stessa è quella di guardare altrove. A forza di guardare altrove il sobborgo rischia di restare fermo sulla riva del fiume, solitario e abbandonato.

 

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