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Riqualificazione di piazza Mostra, critiche Italia Nostra e Fai, ma la controproposta dov'è?

Le realtà di tutela del patrimonio si inseriscono nel dibattito sul futuro dell'area compresa tra piazza Mostra e il castello: ''I progetti? Mancano di impegno morale e intellettuale''. L'ipotesi è costituire un Comitato per fermare la progettazione. Analisi e osservazioni legittime, ma che in questo caso tolgono più che aggiungere

Di Luca Andreazza - 31 maggio 2018 - 06:01

TRENTO. Tre ore per smontare pezzo dopo pezzo i progetti finalisti (Qui articolo) presentati nell'ambito del concorso di idee per ridare un nuovo volto a piazza Mostra. Questo il contributo portato da Italia Nostra e Fai alla causa. "Una totale mancanza di impegno morale e intellettuale", questo il commento (ingeneroso) di Giovanna Degli Avancini Rasi Caldogno, presidente del Fai regionale

Se anche il quartiere Le Albere dell'archistar Renzo Piano non è riuscito a far breccia in modo unanime, figurarsi i piani di architetti meno famosi. Degustibus non disputandum est, certo criticità e aspetti perfettibili non mancano nelle diverse proposte, ma tempo, idee e impegno è stato messo. E sul tavolo non abbiamo invece una reale controproposta, ma semplicemente i "cocci" di quelle persone che si sono spesi per la causa.

 

Italia Nostra e Fai non partecipano direttamente alla discussione, tramite magari la partecipazione al bando, ma neanche prima oppure durante, ma solo dopo per analizzare in modo sistematico i progetti e bocciare praticamente tutto: dall'ingresso alla porta di San Martino e l'attraversamento della piazza resa pedonale, l'eccessivo uso di cemento, lucine, assenza di raccordo e spazi dei veicoli. Un'errata rivisitazione degli equilibri tra i diversi spazi, materiali non consoni e idee sbagliate.

In fondo il numero uno di Italia Nostra, Beppo Toffolon, è architetto e quindi la materia la conosce, non ci si scappa. E' un peccato però che venga a mancare già dall'incipit una contro-visione, che gli attori in causa per sensibilità, conoscenze storiche dei luoghi e architettoniche dei palazzi conoscono meglio di chiunque altro.  

 

"Gli spazi - dice Toffolon - vanno bene così e l'unica problematica è quella legata alla presenza delle auto. Non ho partecipato per non sembrare quello che, una volta perso, si lamenta". E la controprova non ci sarà mai e forse la città perde un'ipotesi di restyling dell'area compresa tra piazza Mostra e castello del Buonconsiglio innovativa, sospesa tra radici storiche e futuro. Così invece si perde comunque e già ai blocchi di partenza

 

 

E se, alcune volte, non si gioca d'anticipo, dopo si rischia di dover rincorrere. "Siamo sempre tra gli ultimi a venire informati - ribatte Degli Avancini Rasi Caldogno - quindi abbiamo fatto affidamento alla presenza in Giuria della Sovrintendenza, che però non ci ha mai interpellato".

 

Ma se la Soprintendenza non si scomoda a richiedere il parere, Fai e Italia Nostra restano alla finestra, non accorciano le distanze e poi si sbilanciano. "Gli impiegati - evidenzia la presidente del Fondo - dell'ente sono pagati per professione: noi invece siamo volontari e ci siamo fidati, ma evidentemente abbiamo sbagliato".

 

Analisi e osservazioni certamente legittime, data anche importanza e impegno che queste realtà rivestono nel tessuto sociale, ma che in questo caso tolgono più che aggiungere. Il prossimo passo è quello di farsi sentire nelle apposite sedi, chiedere un dibattito pubblico e costituire un Comitato per fermare questa riqualificazione

 

"Quest'anno la nostra campagna luoghi del cuore - evidenzia la presidente del Fai - cambia programma e intende tutelare piazza Mostra. Se riusciamo a creare un po' di massa critica possiamo portare la vicenda anche a livello nazionale e ricevere i finanziamenti da Banca Intesa San Paolo".

 

Nel mirino il bando tout court, dai requisiti e ai valori di discrimine, ma anche l'intenzione di rendere questa piazza un punto di riferimento per eventi e manifestazioni. Si farebbe troppo riferimento alla "funzionalità".

 

"Una scusa politica - spiega Degli Avancini Rasi Caldogno - una via di fuga. Nell'immobilismo dell'amministrazione questa è una mossa per far vedere che le acque si muovono. Una decadenza della classe dirigente che usa un metodo dell'Impero romano all'epoca in caduta libera", cioè panem et circenses. 

 

Dopo aver delineato il sistema della piazza, la storia e la rilevanza storico monumentale tra spazi volutamente spogli asserviti all'opera militare e dominio politico-istituzionale, si passa in rassegna il progetto vincitore e quindi via via tutti gli altri. A scuola sarebbero stati tutti più o meno rimandati.  

"Non c'è posto - prosegue Toffolon - per arredi, sovrastrutture o decorazioni: nel luogo del silenzio e dell'assenza, ogni presenza risulta incongrua, impertinente, chiassosa e stonata. Anche quella umana se non come transito. I progetti prevedono invece un'autostrada pedonale. In quasi tutti i casi non si tiene conto della fascia di rispetto del castello, cioè il dislivello e gli alberi che coprono la vista".

 

L'invito è quello di aprire il dibattito, coinvolgere i cittadini, le istituzioni, il consiglio comunale, l'Osservatorio per il paesaggio, il Comitato per la qualità architettonica della Provincia e le associazioni culturali. "E' indispensabile - concludono Fai e Italia Nostra - prima di avviare questa opera irreversibile in un ambito così rilevante e sensibile, aprire un dibattito sull'esito di questo concorso".

 

Insomma, il rischio è che mentre gli altri corrono (come la vicina Bolzano), si rischia di incepparsi e restare a metà del guado per un'area che da anni aspetta un segnale.

 

 

 

 

 

 

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