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Trento è la prima ''Città Rifugio'' d'Italia. Il Comune approva: verrà offerta protezione a chi difende i diritti umani nel mondo

Trento sarà il primo comune in grado di offrire protezione temporanea alle persone che difendono i diritti umani nel mondo. Una ''casa'' per chi si batte per gli altri e che, per ragioni di varia natura, è costretto ad andarsene dal suo Paese per un po' di tempo

Di Luca Pianesi - 23 maggio 2018 - 18:22

TRENTO. Trento è la prima città rifugio d'Italia, il primo comune che offrirà protezione temporanea alle persone che difendono i diritti umani nel mondo in maniera strutturale. La decisione è stata presa ieri sera in consiglio comunale. La mozione, che vede come prima firmataria la consigliera del Pd Roberta Zalla,è stata discussa e approvata con 22 voti favorevoli e 3 astenuti. Cosa vuol dire? Vuol dire che Trento sarà il primo comune in grado di offrire protezione temporanea alle persone che difendono i diritti umani nel mondo. Una ''casa'' per chi si batte per gli altri e che, per ragioni di varia natura, è costretto ad andarsene dal suo Paese per un po' di tempo (il periodo di rest and respite dura dai 3 ai 9 mesi).

 

Stiamo parlando di quelle donne e quegli uomini che agiscono pacificamente per la promozione e la protezione di questi diritti. "E’ un difensore - si legge nella mozione - chi si oppone a dittature e regimi oppressivi, chi si batte per la libertà di espressione, chi lotta contro la discriminazione e le ingiustizie, chi documenta abusi dei diritti umani e chi difende l’ambiente e la terra dalle attività di imprese estrattive o dalla costruzione di grandi infrastrutture principalmente in paesi dell’America Latina quali Colombia, Brasile, Messico come testimoniato dagli ultimi rapporti di Amnesty International e FrontLine Defenders. Le difensore e i difensori dei diritti umani sono il volto visibile di movimenti, organizzazioni, comunità, popoli che rivendicano il proprio diritto a esistere, a mobilitarsi, a difendere la propria dignità e per questo sono spesso in pericolo. Subiscono minacce, attacchi fisici, intimidazione, campagne di diffamazione, montaggi giudiziali, arresti arbitrari, e alcune volte il loro impegno a difesa dei diritti umani comporta perdere la vita".

 

Nonostante gli impegni presi dalla comunità internazionale, infatti, il numero di omicidi di queste persone cresce di anno in anno. Si calcola che nel 2017 siano stati uccisi oltre 300 tra difensore e difensori dei diritti umani. A tal riguardo, particolarmente vulnerabili, risultano essere le cosiddette Women Human Rights Defenders, donne attiviste minacciate, e le loro famiglie. In Colombia, dove ci sono molte uccisioni di attiviste e attivisti, pochi mesi fa è stata uccisa Emylsen Manyoma, una giovane donna che si batteva per i diritti della sua gente nelle periferie della sua città. Marielle Franco, invece era una politica, sociologa e attivista brasiliana. Era consigliera comunale a Rio de Janeiro, quando è stata assassinata la sera del 14 marzo 2018. Ha presieduto il Comitato delle donne del Consiglio comunale ed è stata impegnata nella difesa dei diritti umani, in particolare della condizione femminile.

 

"L’Unione Europea - prosegue la mozione - ha predisposto una Piattaforma di coordinamento per l’asilo temporaneo dei difensori dei diritti umani, a cui hanno aderito vari governi, istituzioni e organizzazioni non governative, e ha fornito le linee guida per organizzare programmi di protezione dei difensori (Ensuring protection – European Union Guidelines on Human Rights Defenders, 2004). Alcuni governi europei hanno già aderito a tale piattaforma promuovendo programmi di protezione per difensori dei diritti umani e di “asilo temporaneo” per chi dovesse decidere di lasciare – come extrema ratio - il proprio Paese di origine per un determinato lasso di tempo. Nel 2012 il Governo ha lanciato un’iniziativa chiamata “Città Rifugio”, cioè la possibilità per una difensora o un difensore di lasciare per un breve periodo (dai 3 ai 9 mesi) il suo Paese in un momento di particolare rischio e trovare rifugio in un Paese terzo".

 

L'Olanda, da questo punto di vista è all'avanguardia, con varie città rifugio. I costi economici di tale scelta sono limitati, mentre il prestigio di uno Stato che protegge i difensori dei diritti umani è elevato. Dal 2016 anche in Italia il tema delle difensore e dei difensori dei diritti umani è arrivato all’attenzione delle organizzazioni della società civile, dei media, e delle istituzioni politiche nazionali e il 31 gennaio 2018 il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento ha approvato una mozione sulla protezione delle difensore e dei difensori dei diritti umani: un segnale importante, perché per la prima volta in Italia un ente locale si impegnava concretamente. Ieri è arrivato il Comune di Trento. Da ora in poi si lavora, in collaborazione con la Provincia, per fare di Trento una città sicura per gli attivisti internazionali, un luogo di cultura e informazione capace di accogliere e di essere sensibile a certe tematiche e di crescere anche grazie a queste.

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