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2 settembre 1943, la guerra entra nelle case dei trentini: "Non fu solo un bombardamento strategico, si volle terrorizzare la popolazione"

Settantasei anni fa gli Alleati fecero la prima incursione aerea su Trento, provocando 200 vittime. Il bilancio finale in provincia, a guerra terminata, sarà di più di 400. Il bombardamento non mirava solo a colpire infrastrutture e vie di comunicazione, ma a terrorizzare la popolazione

Di Davide Leveghi - 02 settembre 2019 - 16:31

TRENTO. “L'incursione del 2 settembre 1943 portò per la prima volta in provincia l'esperienza della guerra, distante fino a quel momento e connessa solo ai racconti dei soldati che tornavano dai vari fronti. Con il bombardamento della Portela i civili trentini entrano per la prima volta in contatto con il conflitto”. Un impatto subito traumatico della popolazione con l'evento bellico. 

 

Il 2 settembre 1943 il cielo su Trento è attraversato da decine di bombardieri alleati, che rovesciano sulla città del Concilio oltre 200 tonnellate di bombe. Si punta alle vie di comunicazione, intasate in quei giorni, ormai da tempo, dal flusso continuo di armi e soldati provenienti dal Reich e diretti al nuovo fronte aperto dagli sbarchi alleati nel sud della penisola. Hitler fiuta il salto della staccionata del debole alleato meridionale, mentre di lì a dieci giorni l'Operazione Quercia, messa in campo dai paracadusti tedeschi, libererà Mussolini dalla prigionia sul Gran Sasso, dando avvio ad un processo che vedrà poi lo scoraggiato Duce prendere la testa dello Stato fantoccio con sede a Salò, passato alla storia col nome di Repubblica sociale italiana.

 

“Il bombardamento alleato – spiega Lorenzo Gardumi, storico della Fondazione Museo storico del Trentino – si inquadra in un contesto che sta cambiando, in cui le truppe tedesche sono già presenti sul territorio trentino. Gli Alleati puntano a colpire la via di comunicazione decisiva tra il nord e la penisola, un'arteria di passaggio, la ferrovia del Brennero, su cui transitano ininterrottamente verso sud mezzi e truppe del Reich”.

 

È un bombardamento pesante, quello del 2 settembre '43. Sul terreno rimangono circa 200 vittime, si colpiscono i ponti – il più colpito, e importante dal punto di vista strategico, è il Pont dei Vodi, situato a nord del capoluogo provinciale – come i quartieri di Piedicastello e della Portela. Relativamente risparmiate le zone industriali di Trento e Rovereto, mentre i bombardieri si muovono verso Bolzano, che a guerra finita risulterà una delle città più colpite dell'Italia settentrionale.

 

Un'incursione aerea tesa non solo a danneggiare infrastrutture e vie di comunicazione, ma a rompere la quotidianità della popolazione civile, terrorizzandola e demolendo il consenso verso la guerra”. “Oltre al fine strategico e militare – afferma Gardumi – c'è l'elemento del carattere terroristico dei bombardamenti, un dato meno appariscente per Trento ma portato in evidenza negli ultimi decenni dalla ricerca storica”.

 

“Le azioni alleate sono state per molto tempo circondate dal silenzio. Gli autori dei bombardamenti sono stati i liberatori e così sono sempre stati raffigurati come tali. Ma ci sono chiaramente degli aspetti sottaciuti. Il ritardo accumulato nella memoria pubblica della strage della Portela si inserisce in questa logica, sfruttando la progressiva legittimazione pubblica di ricerche che hanno non solo evidenziato i bombardamenti atomici come degli spartiacque epocali, ma che hanno aperto alla considerazione anche delle responsabilità alleate nel perpetrare i crimini, come effetti più generali di ogni azione di guerra sui civili”.

 

E non è un caso, dunque, che solo qualche anno fa, nel 2013, le autorità politiche provinciali e comunali abbiano pubblicamente commemorato le vittime del bombardamento alleato. “Ogni distinzione tra militari e civili viene meno con la guerra moderna, nella Prima ma soprattutto nella Seconda guerra mondiale – conclude Gardumi – quello della Portela aprirà una stagione che con un altro episodio considerevole del maggio 1944, farà in provincia più di 400 vittime”.

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