Bombe su Trento. La strage della Portela e l’uscita di scena del fascismo dal Trentino
Il 2 settembre 1943 cadevano su Trento le bombe alleate, provocando centinaia di vittime. I bombardamenti, utili a fiaccare la resistenza della popolazione e a colpire le infrastrutture del nemico, precedettero di qualche giorno la proclamazione dell’armistizio da parte del maresciallo Pietro Badoglio. Il Trentino, così come le province di Bolzano e Belluno, entravano a far parte della Zona d’operazione delle Prealpi, annessa de facto al Reich e sottratta al controllo fascista

TRENTO. Manca poco al mezzogiorno del 2 settembre 1943, quando su Trento viene sganciata la prima bomba alleata. Il bombardamento, terribile, durerà circa tre ore, con le “fortezze volanti” della Mediterranean allied air forces che scaricheranno sul capoluogo trentino oltre 200 tonnellate di ordigni. Lo choc per la popolazione civile, fino a quel momento risparmiata da simili traversie, fu tremendo.
La guerra in Trentino, infatti, era giunta solo attraverso i racconti dei reduci, su tutti quelli che più o meno miracolosamente erano riusciti a prendere la strada di casa nella confusa ritirata di Russia (QUI un approfondimento). Per la prima volta, dunque, il conflitto bussava alla porta dei trentini, seminando panico e morte.
Tra gli obiettivi alleati figuravano non solo alcune aree strategiche. La ferrovia del Brennero, infatti, da tempo veniva attraversata da convogli tedeschi, carichi di armi e soldati, inviati verso il Sud Italia per combattere gli Alleati sbarcati in Sicilia. Nondimeno, un’altra era la finalità – doverosamente e recentemente evidenziata dalla storiografia - ricercata tramite i bombardamenti: atterrire la popolazione, togliendo da sotto i piedi di un fascismo già ampiamente screditato la fiducia dei civili (QUI un approfondimento con lo storico Lorenzo Gardumi).
Il “moral bombing” alleato, quel 2 settembre 1943, lasciava sul terreno a Trento ben 200 vittime, la metà del totale di morti provocati dai bombardamenti in Trentino in tutta la guerra (l’ultimo bombardamento avvenne il 3 maggio 1945, per un totale di circa 80 incursioni aeree). I quartieri popolari di Piedicastello e della Portèla vennero rasi al suolo.
Oltre al danneggiamento di alcune importante infrastrutture, fra cui il Pont dei Vodi a nord della città, l’obiettivo degli Alleati di terrorizzare la popolazione fu decisamente centrato. Oltre 25mila trentini lasciarono la città, mentre Piazza Venezia accolse il primo grande rifugio antiaereo del capoluogo, uno fra i tanti costruiti al di sotto del tessuto urbano tridentino. Trento, da quel momento, sarebbe stata ripetutamente raggiunta dai bombardieri alleati, che rovesciarono tonnellate e tonnellate di bombe.
Sul fronte politico, però, di lì a breve giunsero le maggiori novità. È l’8 settembre quando il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio comunica via radio ciò che i tedeschi già sospettavano da tempo – Mussolini era stato già deposto e arrestato nel luglio di quell’anno. L’Italia, da alleata della Germania nazista, passava ad essere cobelligerante degli Alleati (QUI l'articolo). Le centinaia di migliaia di soldati del Regio esercito sparsi sui vari fronti della guerra, dall’Africa alla Jugoslavia, venivano lasciati allo sbaraglio.
Per il Trentino, il “cambio di casacca” dei vertici militari e della Corona sabauda significarono una definitiva uscita di scena del fascismo. Se infatti per il Centro-Nord, con la liberazione di Mussolini da parte dei paracadutisti tedeschi il 12 settembre ’43, sarebbe di lì a breve venuto a stabilirsi un nuovo feroce dominio – con l’occupazione tedesca e l’istituzione dello Stato fantoccio della Repubblica sociale italiana – per le province ai confini centro-orientale, compresa quella di Trento, la Germania avrebbe ritagliato una veste ben diversa (QUI l'articolo).
Con l’istituzione delle Zone d’operazione, infatti, il Terzo Reich costituì zone cuscinetto a difesa del proprio territorio, di fatto annettendosele – con condizioni e presupposti diversi a seconda della zona. Lo stesso 8 settembre, dunque, le caserme delle principali città della provincia, Trento e Rovereto, vennero assaltate dalla Wehrmacht, provocando diversi morti. I soldati del Regio esercito, costretti ad arrendersi, vennero a quel punto deportati verso i campo d’internamento militare tedeschi.














