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All'aperto anche con la pioggia, i giochi sono pigne, bastoncini, fango e non c'è elettricità: la scuola nel bosco prende piede in Trentino

Davide Fattori, pedagogista e coordinatore della rete nazionale "Educare nel bosco": "I bambini usano i bastoncini, osservano le lumache, le pigne, le foglie, il fango. Se si accende il fuoco, poi ci sono i tizzoni per disegnare, i fiori per produrre colore. Emergono competenze a livello ancestrale". Un'esperienza a impatto zero: non c'è riscaldamento, elettricità, rifiuti e l'acqua e il cibo si portano da casa

Di Arianna Viesi - 28 October 2019 - 20:14

TRENTO. "Nelle nostre scuole non usiamo una struttura fisica. Siamo sempre all'aperto, nel bosco, tutto l'anno, in tutte le scuole e indipendentemente dal clima e dalle condizioni atmosferiche. Abbiamo mutuato uno dei motti dello scoutismo: 'Non esiste un tempo buono o cattivo, ma un buono o cattivo equipaggiamento". A parlare è Davide Fattori, pedagogista e coordinatore della rete nazionale "Educare nel bosco" della cooperariva Canalescuola (QUI SITO). 

 

"La nostra scuola nel bosco è nata, a livello progettuale, nel 2014 sulla spinta di un gruppo di genitori della provincia di Verona". È nata così l'idea di pensare un'alternativa alla scuola tradizionale. "Sono un pedagogista che lavora, da tanti anni, con l'infanzia e la natura. È nata così quest'idea di sperimentare la scuola nel bosco, una realtà già consolidata soprattutto nell'Europa settentrionale. In Danimarca questo tipo di scuola è presente da settant'anni; poi si è diffusa in Inghilterra, Germania ecc. In questi Paesi questo tipo di scuola è la normalità".

 

"La scuola di Verona, che è partita per prima nel settembre 2015, ha dato l'impronta ad altre scuole che sono venute a cercarci. Da lì l'idea di costruirci in rete attraverso la onlus Canalescuola, una cooperativa che lavora sull'innovazione didattica e che gode dell'accreditamento del Ministero dell'Istruzione. Questa cooperativa ci ha accolti come progetto 'Educare nel bosco' con l'obiettivo di sviluppare una rete nazionale".

 

Attualmente, nella nostra Provincia, le scuole nel bosco sono tre: a Riva del Garda sul Monte Calino (nei pressi del rifugio San Pietro), a Monte Terlago e a Ledro.

"Adesso stiamo lavorando per far crescere l'ipotesi di Brentonico. Il Trentino si sta muovendo, insomma. L'idea di tenere i bambini all'aperto suscita l'interesse di molte famiglie".

 

E i vantaggi e i risultati di questo tipo di approccio? "I bambini hanno l'opportunità di vivere questi tre anni nel bosco, con un approccio di pedagogia esperienziale. I bambini non utilizzano giochi precostituiti ma solo cose che trovano nel bosco. Possono così sviluppare molte abilità, coltivare la propria creatività, il problem-solving, la capacità di negoziare. Sviluppano, anche, la capacità di relazionarsi agli altri perché i rapporti, nel bosco, sono interamente gestiti dai bambini che formano vere e proprie piccole comunità".

 

Nelle scuole del bosco si usa quel che c'è. "Ci si siede sui cerchi di sassi o cerchi di ceppi. Strutture non ne abbiamo. In alcuni casi il bosco è delimitato, in altri no".

 

"I genitori che scelgono di mandare i figli in queste scuole, hanno una certa visione del bambino. Sono bambini che lavorano, da subito, su un certo livello di consapevolezza del sé, sulla propria personalità. Le scuole nel bosco sono anche un grande progetto di educazione ambientale. Il fondamento dal quale siamo partiti è questo: alcune ricerche del secolo scorso hanno dimostrato l'importanza della natura per lo sviluppo e la crescita del bambino. L'equilibrio tra natura umana e natura è imprescindibile. La fase di sviluppo più importante è quella che va dai 3 ai 6 anni. Si cresce come individui, si consolidano cose che non vengono più cancellate".

 

"Nelle scuole nel bosco si lavora anche sul rispetto della natura, sull'educazione ambientale. E dietro, ci sono tutti gli aspetti legati alla consapevolezza, ai bisogni dei bambini che, spontaneamente, raggiungono tutti i prerequisiti per andare avanti nella scolarizzazione. Si sviluppano nel gioco libero nel bosco. Non abbiamo attività di pregrafismo, prelettura, precalcolo. I bambini sviluppano competenze solo ed esclusivamente attraverso il gioco libero".

 

Questione pasti. "Il pranzo viene portato da casa. Il bambino, fino ai sei anni, lega il cibo alla sfera affettiva. Preferiamo quindi che il pasto sia preparato dalla mamma o dal papà. I bambini se lo portano da casa in appositi contenitori termici. Quando pranziamo, quindi, ciascun bambino lega quel momento alla propria casa, come se sapesse che la mamma e il papà ci sono. Tavoli e sedie non ce ne sono. Mangiamo in cerchio, seduti sui sassi o sui ceppi. Facciamo una sorta di pic-nic. Quando piove tiriamo fuori i teli e ci ripariamo così".

 

"La nostra, tra l'altro, è un'esperienza a impatto zero. Non usiamo riscaldamento, elettricità, l'acqua ce la portiamo nelle borracce, non produciamo rifiuti".

 

E con il bagno come la mettiamo? "I bambini fanno pipì nel bosco, dietro i cespugli. Per il resto, invece, abbiamo un vasino da viaggio con sacchettini monouso per ogni bambino. Il vasino, così, resta sempre pulito. Per lavarsi le mani i maestri e le maestre hanno borracce capienti, delle taniche che vengono usate per la detersione".

 

Nella maggior parte delle scuole si segue l'orario 8.00-14.00, con flessibilità nel momento dell'accoglienza e del ritiro. "Tutte le ricerche fatte nel secolo scorso - continua Fattori - dicono che i bambini dai 3 ai 6 anni hanno bisogno di misurarsi con i pari, certo, ma per tempi che vanno dalle tre alle quattro ore. Il tempo ridotto è quindi molto sano. I bambini hanno energie sempre al massimo e, pur stando all'aperto, non si ammalano ma anzi aumentano le difese immunitarie".

 

I gruppi non vanno mai oltre i 20/22 bambini, per un rapporto maestro/bambini che va da 1 a 6 o 1 a 10. Nei boschi recintati si può mantenere un rapporto 1/10, in altri contesti invece, per gestire i rischi, si ragione su un rapporto 1/6.

 

Nel bosco i bambini sono liberi di giocare e sperimentarsi. "Fanno molti giochi di ruolo. Giocano molto a fare le famiglie, gli animali. Utilizzano i bastoncini, le lumache, le pigne, le foglie, il fango (lo usano tantissimo). Se si accende il fuoco, poi usano i tizzoni per disegnare, i fiori per produrre colore. Emergono competenze a livello ancestrale. Anche l'aspetto motorio è molto importante nelle scuole nel bosco. I bambini vivono il movimento a 360°. Possono anche arrampicarsi sugli alberi".

 

Ma ci sono anche delle regole, ovviamente. "Le regole che diamo riguardano la gestione dei pericoli e dei rischi e la gestione del gruppo. Tutto il resto il bambino lo scopre pian piano. La natura dà già delle regole che i bambini imparano a gestire. Così, nel momento in cui passeranno alla scuola primaria, non avranno problemi a stare alle regole. Sono regole naturali che loro hanno accettato e condiviso".

 

"I nostri maestri e le nostre maestre sono laureati in Scienze dell'educazione o Pedagogia, ma anche Scienze della formazione. Qualcuno viene dall'area motoria o dall'area naturalistica. Abbiamo un livello di formazione elevato anche perché la cooperativa ci consente, attraverso dei bandi, di mantenere una formazione interna continua".

 

Come dice il nome stesso, queste scuole nascono dalla scelta di utilizzare il bosco come sfondo integratore per l'educazione. "Per i bambini - spiega Fattori - ma anche per gli educatori che mettono a loro disposizione competenze ed esperienza. Competenze legate non solo all'ambito educativo ma anche alla conoscenza della natura. La forza di questa rete è proprio il fatto che si sta espandendo a livello nazionale. Ci stiamo confrontando anche con esperienze lontane. Scuole che fanno i conti con una natura diversa rispetto alla nostra. Questo non può altro che arricchire il nostro progetto".

 

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