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Ballard e Nardi, l'ombra di Scientology dietro l'impresa impossibile: ''Sapevamo di quella bandiera. Ma Tom era un puro. A Daniele serviva uno forte che lo portasse su''

Un'inchiesta shock realizzata da Fanpage.it getta nuova luce (e nuovi dubbi) sulla tragedia avvenuta a cavallo tra febbraio e marzo sul Nanga Parbat. Virna Pierobon amica di famiglia dello scalatore britannico che viveva in Val di Fassa racconta il suo punto di vista

Di Luca Pianesi - 03 ottobre 2019 - 18:34

ROMA. Una misteriosa bandiera da portare in cima al Nanga Parbat per una delle missioni più ''mediatiche'' degli ultimi tempi e l'ombra di Scientology che si allunga sulla vicenda. Sembra incredibile quanto ricostruito in questi giorni da Fanpage.it in un'inchiesta molto accurata sulla terribile vicenda che ha riguardato i due alpinisti Daniele Nardi e Tom Ballard, morti nei giorni a cavallo tra febbraio e marzo di quest'anno mentre tentavano di scalare l'impossibile sperone Mummery per raggiungere la vetta del Nanga Parbat (QUI ARTICOLO).

 

''Una missione da tanti, troppi, definita una 'follia dell'alpinismo' - spiega a il Dolomiti Virna Pierobon amica di Tom Ballard per anni al suo fianco nel pianificare imprese e recuperare risorse - e che io, come tanti altri vicini a Tom, non condividevamo. Quella era l'impresa di Nardi. Era da tempo che cercava di realizzarla e tutta l'attenzione era su di lui. Tom in questa storia faceva la comparsa, l'ho detto e lo ridico, perché tutti i riflettori erano per Daniele. E stiamo parlando di tanti, tantissimi riflettori. Non si era mai visto che addirittura una trasmissione come le Iene decidesse di seguire un'impresa alpinistica. E oggi, alla luce di quanto sta emergendo, tutto assume contorni diversi. Per esempio ricordo quella stranissima domanda fatta durante il programma di Italia1 a Daniele sul fatto che se le cose non fossero andate bene sarebbero anche potuti non tornare. Con il senno di poi sorgono tante domande. Si è cercato di caricare la vicenda del massimo del clamore e Tom, alla fine, penso servisse a Nardi perché Tom era quello forte, l'unico che aveva accettato di accompagnarlo in questa missione e l'unico che avrebbe potuto portarlo su''.

 

Portarlo su per fare cosa? Secondo quanto ricostruito da Fanpage.it l'obiettivo era portare in vetta al Nanga Parbat l''Alta bandiera dei diritti umani'' dell'associazione ''Gioventù per i diritti umani''. E' lui stesso a dirlo facendosi, in questo modo, ambasciatore del messaggio che quella bandiera rappresenta. Una bandiera, però, legata proprio a Scientology. La socia in affari di Daniele Nardi, Maria Elena Martini, infatti è presidente dell’Associazione Arte e Cultura per i diritti umani di Roma una delle tante associazioni che, sotto il cappello dei ''diritti umani'' in realtà fa riferimento alla chiesa fondata da Ron Hubbard. E proprio chi vi scrive, qualche anno fa, sul Trentino aveva portato alla luce anche il collegamento che c'era tra il Comitato dei cittadini per i diritti umani (Ccdu) che operava anche sul nostro territorio e la chiesa di Scientology. Un comitato che aveva avvicinato molti politici locali al grido ''ridate i figli alle loro mamme''. 

 

''Sapevamo che c'era quella bandiera - spiega ancora Pierobon - e qualcuno qualcosa in più sapeva, sicuramente. Tra l'altro nei giorni della tragedia tra i tanti post e commenti agli articoli che stavano uscendo a raffica sulla vicenda, ne ricordo distintamente alcuni che alludevano a Scientology. Sicuramente sono state smosse anche delle grandi cifre, sono state fatte tante donazioni, sono intervenuti degli sponsor per cercare i due alpinisti dispersi. Addirittura per recuperare i corpi quando sin dall'inizio la famiglia di Tom aveva detto che avrebbe voluto lasciarlo lì. Da un lato perché anche la mamma di Tom era scomparsa su una montagna, sul K2, e il suo corpo non era mai stato ritrovato, dall'altro anche per i rischi che avrebbero corso altri per recuperarli e poi per un discorso di tipo simbolico: volevano che Tom diventasse tutt'uno con quella montagna, con la montagna''. 

 

Ma in un disegno così complesso, con tanti interessi in ballo, con tante diverse spinte come c'era finito uno come Tom? ''Tom e Daniele si erano conosciuti proprio qui, in Val di Fassa all'Outdoor Festival di Campitello - spiega ancora Virna Pierobon - e se a Nardi serviva Tom perché gli serviva uno scalatore forte, per Tom questa poteva essere un'occasione unica. Tom viveva con poco e stava bene così ma per compiere un'impresa di questo tipo servono tanti soldi, tante risorse, tanto appoggio. E Tom per realizzare questa scalata, che si è rivelata fatale, aveva speso tutto quello che aveva. E non ne aveva voluto parlare con nessuno. Lo avrebbe seguito qualsiasi giornale o emittente ma mi aveva confidato che solo al ritorno avrebbe raccontato tutto. Scalare lo sperone Mummery sarebbe stata un'impresa unica, mai riuscita a nessuno. Forse Tom non puntava nemmeno alla vetta ma semplicemente a battere il Mummery. Sicuramente era un puro, una persona semplice e un alpinista straordinario. Si è affidato a Daniele per questa impresa come Nardi si è appoggiato a lui per la scalata. Ma le domande restano moltissime, molte delle quali temo rimarranno senza risposta''.

 

 

 

 

 

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