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Dall'incontro con le donne di Sant'Antonio all'assemblea con la municipalità de La Plata: le prime giornate del viaggio in Colombia di Michela e Marzia

Le ragazze trentine stanno compiendo con Yaku un percorso a sostegno dell'autodeterminazione delle donne. Dopo l'incontro con Luz Marina, che con la sua determinazione di madre ha sventato un tentativo di falsos positivos, le attende la comunità del bajo naya nella valle del Cauca

Foto tratta da Facebook
Pubblicato il - 28 January 2019 - 18:42

BOGOTÀ. Si chiamano Michela Lonardi e Marzia Deflorian e sono due studentesse trentine che assieme alla delegazione di Yaku si trovano in Colombia nell'ambito del Progetto di Interscambio “Donne per una Pace Bene Comune fra Italia e Colombia” promosso dall'associazione Yaku e appoggiato dalla Provincia di Trento - Servizio solidarietà. Le avevamo lasciate il 17 gennaio ancora sotto choc dopo l'attentato avvenuto a Bogotà quando un carro bomba è esploso all'accademia di polizia General Santander, provocando la morte di svariate persone.

 

Le due giovani fino al 6 febbraio parteciperanno a incontri e missioni di valutazione nel Sud Occidente colombiano, per rafforzare i meccanismi di auto determinazione e resistenza delle donne nelle comunità colombiane (QUI INFO). Ecco il loro racconto su queste prime giornate di Colombia

 

di Michela Lonardi e Marzia Deflorian

 

 

Il nostro secondo giorno in Colombia, iniziamo con gli appuntamenti fissati in agenda in una Bogotà ancora scossa dall’attentato. Il 17 gennaio rimarrà a lungo nella memoria dei colombiani, 21 le giovani vittime e decine i feriti, un’importante manifestazione studentesca rinviata, tutte le altre notizie completamente oscurate, compresa quella sulla vendita del quasi 10% della compagnia petrolifera nazionale colombiana. Al momento l’unica pista seguita dagli inquirenti e spalleggiata dalla politica e dal presidente Duque è quella dell’Ejercito Nacional de Liberacion, anche se nella tarda serata del giorno stesso della bomba sono arrivate le dichiarazioni di Pablo Beltran, portavoce dell’ELN, il quale afferma la totale estraneità del suo gruppo dai fatti.

 

Le negoziazioni di pace fra i guerriglieri e il governo si sono interrotte bruscamente ed un mandato di cattura internazionale è già stato emanato con carattere di urgenza e priorità (QUI PER APPROFONDIRE). A 24 ore dall’attentato la vita di sempre ricomincia il proprio corso, anche se le persone per strade, le televisioni e le radio non parlano d’altro. Il nostro viaggio inizia a prendere forma, dopo un primo momento di stallo causato dai fatti appena descritti, nella serata di giovedì siamo riuscite a riprendere in mano la nostra agenda.

 

Il primo incontro è con Danilo Urrea, membro dell’associazione internazionale Amigos de la Tierra sezione America Latina e Caraibi, e la sua compagna Camila Maria, giornalista della Fondazione per la Libertà di Stampa della Colombia (Flip). Amici di vecchia data e compagni di lavoro dell’associazione Yaku, ci raccontano con passione gli sviluppi dell’ultimo anno, sia per quanto riguarda il complesso ruolo della cooperazione e delle Ong sul territorio colombiano, sia sulla preoccupante situazione politico sociale del paese. La deriva definita da loro fascista che ha preso piede in Colombia, ha inasprito e reso ancor più complicato il lavoro delle organizzazioni non governative e delle diverse comunità territoriali. La lotta ambientale e per i diritti dei popoli indigeni e non, ha infatti visto depotenziare parte del finanziamento ed alcuni progetti di protezione per i difensori dei diritti umani sono stati ridimensionati.

 

La mattina di venerdì 18 gennaio si è invece tenuto il nostro primo incontro con la Comision Intereclesial de Justicia y Paz, i nostri accompagnatori durante gli spostamenti nel Cauca, nel Valle e nel Putumayo. Attiva da oltre 29 anni, la Comision ha promosso, difeso ed appoggiato le esigenze e le rivendicazioni delle persone e dei processi organizzativi rurali ed urbani in ambito economico, sociale, culturale, ambientale, psicologico, di genere, civile e politico contro lo stato e gli attori privati che minacciano i diversi territori. Nella sede di Justicia y Paz abbiamo incontrato Gloria e Santiago, responsabili delle attività nella regione del Cauca, Carlos, coordinatore attività nel Putumayo, e Viviana, referente per la parte educazione e progetti, in particolare per le tematiche femminili e femministe nelle comunità.

 

Con loro abbiamo delineato gran parte dell’agenda del progetto di intercambio “Donne per una Pace Bene Comune” che si svolgerà nelle prossime settimane, la partenza è fissata per questa mattina, destinazione le zone del Cauca dove Yaku sviluppa dal 2009 progetti di appoggio agli acquedotti comunitari, di educazione nelle scuole ed appoggio ai processi di autodeterminazione delle donne. Ci attenderanno diverse attività, dalla commemorazione dei compaesani uccisi nei primi anni del 2000 in esecuzioni extragiudiziarie alla visita agli acquedotti comunitari, le scuole e il lavoro di tutte le comunità del territorio.

 

Arriviamo nella comunità di Sant'Antonio la mattina di domenica 20 gennaio, dopo un lungo viaggio in pullman da Bogotà a La Plata, dove Jamie con la sua jeep e la sua voglia di mostrarci la propria terra ci accompagnerà fino a destinazione. Questo giorno non è un giorno qualsiasi, si celebra infatti la memoria dell’uccisione di due giovanissimi ed il ferimento di un terzo per mano dell’esercito colombiano. Il 6 gennaio del 2006 al rientro a casa dalla festa de los reyes in una vicina comunità, i tre incontrano un commando dell'esercito che gli sparò alle spalle. Il primo a morire fu Manuel, a seguire la giovane Hortensia di soli 16 anni, mentre il terzo ragazzo ferito al costato riuscì a raggiungere la comunità di San Antonio e lanciare l’allarme.

 

Immediatamente Luz Marina, la madre di Hortensia, corre sul luogo dell’omicidio, i militari non la lasciano avvicinare al corpo della figlia, il corpo di Manuel è stato spostato in un vicino fossato. Le uniche dichiarazioni rilasciate dai militari parlano di un attacco rivolto a dei guerriglieri, lo sgomento ed il dolore si trasformano subito in rabbia: diventa evidente che i ragazzi sono stati vittime di un tentativo di falsos positivos, civili uccisi e poi vestiti da guerriglieri. La tempestività dell’arrivo dei familiari delle vittime non ha lasciato il tempo necessario ai militari di vestire i due cadaveri con le divise delle Farc, smentendo subito la versione data dai militari.

 

In Colombia il numero dei falsos positivos ha raggiunto gli oltre 5.000 casi riconosciuti dal 1986 al 2018 (dati Colombia Reports), non contando quelli non denunciati.

 

La determinazione di Luz Marina e della comunità intera è riuscita ad ottenere le scuse ufficiali da parte dell’esercito, che in divisa ufficiale è arrivato a San Antonio per ammettere le proprie responsabilità davanti a lei, ai famigliari ed alla comunità intera. Luz Marina ha dovuto lottare ogni giorno perché questo potesse accadere, è volata a Cuba, ha attraversato la Colombia intera, ha denunciato i fatti alla comunità internazionale ed alla Nazione Unite.

 

La commemorazione viene ospitata nella chiesa di Sant'Antonio, una messa condotta da sole donne che oltre a ricordare i loro morti fanno raccogliere in preghiera l'intera comunità. "Non abbiamo bisogno di un parroco per riunirci a pregare. Se il sacerdote non è disponibile noi prendiamo il suo posto".

 

Nel pomeriggio dello stesso giorno ci riuniamo in assemblea con gli esponenti della comunità, della municipalità della vicina città La Plata, membri di organizzazioni di alcune comunità vicine e Gloria della Comision Justicia y Paz. I progetti in ballo sono molti, dalle università della pace agli acquedotti comunitari. Grazie a questo momento di condivisione veniamo a conoscenza di molteplici gruppi ed attività presenti nel territorio, storie e biografie che nelle differenze hanno molto in comune. La discussione su come poter intrecciare i nostri personali percorsi politici ed i progetti di cooperazione di Yaku è tutt'ora in corso, non siamo qui per portare soluzioni o fondi, siamo qui per confrontarci insieme e creare connessioni politiche che porteranno a progetti concreti mirati al potenziamento dell'autonomia di queste comunità. Partendo dai loro bisogni, desideri e ambizioni.

 

Questo è solo un primo assaggio del nostro viaggio: il programma ci vedrà infatti impegnate nelle regioni del Valle del Cauca e del Putumayo, nel Sud Ovest del Paese, dove incontreremo diverse realtà di lotta e resistenza al femminile, da quelle delle donne afrodiscendenti, alle indigene, fino alle campesinas, le contadine organizzate in associazioni, che stanno affrontando la difficile transizione agricola per le eradicazioni delle coltivazioni di coca nella zona, previste dal Processo di Pace in corso.

 

Ogni territorio, ogni comunità, ogni organizzazione porta con sé storie, problematiche e rivendicazioni differenti. Quello che andremo a conoscere sarà una moltitudine di biografie, di memorie, di pratiche e teorie con approcci e metodologie differenti ma con un obiettivo comune: la libertà, la giustizia e l’autodeterminazione delle donne, dei territori e delle comunità.

Per approfondire: http://www.yaku.eu/2019/01/23/le-donne-vittime-del-conflitto-colombiano-chiedono-la-pace/

 

Il prossimo appuntamento sarà nelle comunità afrodiscendenti del bajo naya, nella regione del Valle del Cauca. La situazione che troveremo sarà molto difficile, anche a causa del clima di tensione che l'attentato a Bogotà sta creando in ogni parte del Paese.

 

Justicia y Paz Colombia ci accompagnerà, insieme ai referenti di Peace Brigates International (Pbi), e a conoscere le Zone umanitarie e a partecipare agli incontri dell'associazione di donne Ainì, già ospiti lo scorso maggio in Trentino per una serie di incontri e di conferenze pubbliche.

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