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| 03 feb 2019 | 18:14

In Colombia la lotta alle ingiustizie è donna, prosegue il viaggio di Michela e Marzia

Le due giovani fino al 6 febbraio parteciperanno a incontri e missioni di valutazione nel Sud Occidente colombiano, per rafforzare i meccanismi di auto determinazione e resistenza delle donne nelle comunità colombiane

In Colombia la lotta alle ingiustizie è donna, prosegue il viaggio di Michela e Marzia
di Redazione

BOGOTA' (Colombia). Si chiamano Michela Lonardi e Marzia Deflorian e sono due studentesse trentine che assieme alla delegazione di Yaku si trovano in Colombia nell'ambito del Progetto di Interscambio “Donne per una Pace Bene Comune fra Italia e Colombia” promosso dall'associazione Yaku e appoggiato dalla Provincia di Trento - Servizio solidarietà. Le avevamo lasciate il 17 gennaio ancora sotto choc dopo l'attentato avvenuto a Bogotà quando un carro bomba è esploso all'accademia di polizia General Santander, provocando la morte di svariate persone.

 

Le due giovani fino al 6 febbraio parteciperanno a incontri e missioni di valutazione nel Sud Occidente colombiano, per rafforzare i meccanismi di auto determinazione e resistenza delle donne nelle comunità colombiane (QUI INFO). Ecco il loro racconto delle loro giornate di Colombia

 

di Michela Lonardi e Marzia Deflorian

 

Continua il nostro viaggio in Colombia, da Bogotà verso le comunità del Valle del Cauca, da Popayan a Puerto Buenaventura e le comunità del Rio Naya (Qui articolo). C’è molto da imparare, molte le storie da ascoltare, molte le emozioni, a volte contrastanti, a volte genuina empatia. In un territorio tanto diverso quanto affascinante quello che più ci colpisce è il ruolo che le donne si sono prese all’interno dei processi di difesa, di consultazione e decisione in ambito di difesa del territorio e dei diritti umani.

 

Molti infatti sono gli spazi dove sono le protagoniste: dalla messa celebrata al femminile a San Antonio in Cauca, alla gestione della riunione per la costituzione di una cooperativa mineraria comunitaria nel Rio Naya, fino all’incisiva presenza all’interno del “Comitè” di gestione della zona umanitaria di Puente Nayero a Puerto Buenaventura.

 

Una piacevole sorpresa ed una preziosa fonte di forza ed energia. In un mondo che va a destra, in un’Italia che sembra voler tornare indietro, che pone in discussione diritti e vittorie ottenuti con fatica nei decenni precedenti, che rimette le donne in una posizione di subordinazione, che non ne esalta il valore, le più istruite ma le meno pagate, le più attaccate e le meno difese. Un circolo vizioso pericoloso per tutti, uomini e donne, giovani e anziani.

 

Per questo non possiamo che ricaricare le batterie stando qui, in un contesto dove nemmeno le difficoltà tecniche, le minacce, le scarse risorse comunicative riescono a frenare l’organizzazione e la lotta. Sessantaquattro comunità del Rio Naya hanno costituito una unica grande organizzazione di donne chiamata Aini, fiore di primavera. Al netto delle difficoltà logistiche, trasporti solo via fiume, connessione internet e campo dei telefoni scarsi, le organizzatrici sono riuscite a mettere insieme uomini e donne in una unica riunione ed a far firmare a tutti una carta de hermandad, per iniziare un processo di lotta al patriarcato, all’ingiustizia, per un Rio Naya migliore e ben difeso.

 

Il viaggio di Michela e Marzia in Colombia

Una delle lideresas di questa unione, Nidiria, ha partecipato al percorso di intercambio fra Italia e Colombia, l’anno scorso è infatti stata ospite a Trento, nelle scuole e all’Oltreconomia festival. Gli incontri organizzati sono stati un successo, i bambini delle scuole elementari coinvolti nei percorsi educativi sulla difesa dell’acqua sono rimasti colpiti dalla sua storia e da quelle delle due altre ragazze colombiane. L’incontro al parco Santa Chiara ha registrato una partecipazione importante. Ora è il nostro turno, ascoltare, vedere, conoscere, condividere ed organizzare percorsi di libertà, interconnettere le lotte e stringere legami.

 

In una di queste comunità arriviamo in un giorno importante, a Dos Quebradas si decide infatti la costituzione di una cooperativa mineraria comunitaria per difendere il territorio, la propria cultura e la quotidianità. Il Rio Naya è ricco di oro, fonte di guadagno per molti nella zona e potenziale fonte di attrazione per speculatori e grandi imprese. Il suolo è di competenza delle comunità, cedutogli anni fa dall’Università del Cauca, ma non il sottosuolo.

 

Il rischio è grande e forse imminente: lo Stato come possessore di ciò che sta sotto la terra può decidere di concedere il diritto estrattivo ad imprese colombiane o estere, segnando un cambio radicale e drastico per tutte le comunità. La cooperativa è una prima mossa per difendersi e prepararsi a combattere la battaglia per il futuro del rio giocando con le regole dello stato: burocrazia e diritto.

 

La discussione per la costituzione o meno di questa cooperativa è durata oltre 8 ore, presenti tutti i referenti delle comunità, aperta, gestita e conclusa dalle donne, dalle profe che con grandi capacità e dialettica hanno saputo dirigere un’assemblea su di un tema tradizionalmente riferito alla parte maschile delle comunità e portare a casa l’obiettivo: fra cori, canti e balli la decisione è presa, è nata la cooperativa.

 

Salutiamo il Rio Naya e la sua gente con un arrivederci. Prendiamo la nostra lancia e torniamo verso Puerto Buenaventura, destinazione gli spazi umanitari (Qui per approfondire).

 

Quartieri nati dalla necessità e dall’iniziativa di quelle stesse famiglie che ora ci vivono, persone allontanate con la forza dalle proprie case o migrate alla ricerca di lavoro e di condizioni migliori. Circondati da polizia, soggetti alla forza dei paramilitari, abbandonati da istituzioni e dallo stato, sono prevalentemente cittadini colombiani regolari lasciati ai margini e ora soggetti a pressioni, la maggior parte violente, per la riqualificazione della zona in nome di una città più a misura di turista. Anche qui il protagonismo delle donne risalta subito: tutte le persone facenti parte del comitè di gestione ed organizzazione provengono dal così detto gentil sesso, anche nel gruppo di 35-40 persone che compongono il consiglio la quota al femminile spicca per numero di presenze.

 

Il nostro viaggio non è ancora finito, prossima tappa Putumayo, dove ci aspetta Magola, altra partecipante allo scambio, e dove ci attenderanno sicuramente altre esperienze segnanti come quelle appena descritte. “Mujeres adelante liberación, juntas haremos la historia. Vámonos!” – Associazione delle donne Aini

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