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| 09 ott 2023 | 12:07

"La lotta per il clima è una lotta per i diritti umani", Sara, Alice e Odi si preparano al viaggio in Centro America: "Daremo voce alle donne difensore della terra"

L'America Latina è uno dei luoghi più colpiti dalla crisi climatica, con i disastri ambientali che riducono in povertà estrema fino a due milioni di persone l'anno. Le donne indigene e delle comunità rurali sono custodi dei loro territori, vere e proprie portavoci della giustizia climatica

di Sara Marcolla

TRENTO. È alla ricerca di nuovi punti di vista che, il 30 ottobre, Sara Segantin, Alice Franchi e Magdalene Pellegrin partiranno per un grande viaggio verso il Centro America. “Un viaggio che ci porterà lontano, in terre di colori vivaci, di gente nuova e di natura in pericolo” dicono.

 

L'America Latina è uno dei luoghi più colpiti dalla crisi climatica, con i disastri ambientali che riducono in povertà estrema fino a due milioni di persone l'anno.

 

Con l’aumento di eventi estremi e il collasso della biodiversità, le donne, che lavorano soprattutto nel settore agro-alimentare, sono costrette a impiegare più tempo nel garantire alla famiglia i beni primari; questo lascia loro meno opportunità per l’educazione o il lavoro retribuito. Nonostante questo, anche se spesso invisibili, le donne indigene e delle comunità rurali sono custodi dei loro territori, vere e proprie portavoci della giustizia climatica.

 

Il progetto “Diritto a REsistere” vuole dare voce a queste donne e riconoscere il loro ruolo nella difesa della terra e dei diritti umani.

 

Sara, Alice, Odi, spieghiamo cos'è la giustizia climatica e perché il riscaldamento globale ha implicazioni sociali?
La parola chiave è intersezionalità. Diritti umani e ambientali sono profondamente legati tra loro, così come le discriminazioni. Di esempi ce ne sono un'infinità. In Centro America in particolare: l'economia è già fragile, il contesto vulnerabile, e i disastri ambientali riducono in povertà più di due milioni di persone all'anno. A livello sociale, di biodiversità e di abitabilità, sarà una delle zone più colpite, nonostante contribuisca veramente poco alle emissioni globali. Le donne saranno tra le più soggette a questo fenomeno, poiché lavorano principalmente nel settore agroalimentare - destinato a crollare nei prossimi anni proprio per la crisi climatica. Un peggioramento nelle condizioni dell'ambiente significa inevitabilmente l'inasprimento delle discriminazioni o nelle condizioni verso gli strati più vulnerabili della popolazione. La giustizia climatica si occupa proprio di fondere diritti umani e ambientali, in una lotta che parli di ambiente, fatta di persone, per le persone, al fine di creare un mondo più inclusivo e sostenibile. Attraverso la giustizia climatica si può fare rete tra i chi combatte per i diritti più diversi, così da rendere la lotta per il clima una lotta che parli di collettività e inclusione anziché di privilegio.
 

Che ruolo hanno le donne nella difesa della terra e dei diritti umani e nella lotta alla crisi climatica?
Le donne, specialmente nelle comunità, sono un pilastro fondamentale per lo sviluppo sostenibile. In Centro America vedremo tantissime realtà fondate e guidate da donne coraggiosissime, che ogni giorno lottano con le unghie e con i denti per ritagliarsi quel piccolo spazio nel mondo che gli spetterebbe di diritto. Io credo che, quando si parla di diritti umani e ambientali, combattere per un diritto significhi anche un po' contribuire alla lotta per tutti gli altri. Così la parità di genere diventa non solo fine, ma anche mezzo per raggiungere la sostenibilità ambientale, e viceversa. Pensiamo anche ad altri esempi: le comunità indigene, che sono circa il 5% della popolazione mondiale, lottano per vedersi riconosciuti dei diritti e rivendicando le loro terre natie; proteggono circa un quarto della superficie terrestre. E' tutto interconnesso e quindi le donne - così come le comunità indigene e chi è discriminato in generale - nella loro strenua lotta per l'esistenza combattono al contempo per un mondo sostenibile ed equo in generale.

 

Voi viaggiate in modo sostenibile, a zero impatto. Cosa significa?
Premettendo che viaggiare a zero impatto è praticamente impossibile, noi volevamo avvicinarci il più possibile a un viaggio sostenibile. Per questo, all'inizio si era pensato di fare la traversata in barca a vela. Purtroppo, non è stato possibile, perché tutte e tre avevamo anche altri impegni di studio e di lavoro e non potevamo permettercelo proprio per le tempistiche. Perciò, sapendo che non era la soluzione ottimale ma comunque quella migliore, abbiamo deciso di prendere l'aereo e di compensare le emissioni con zero co2. Per i resto del tempo ci sposteremo a piedi o con i mezzi pubblici, cercando sempre di entrare in contatto con il luogo in cui passiamo. Quando si viaggia, a mio avviso, diciamo che bisogna tenere in considerazione due elementi principali: il primo è l'ambiente, il secondo è che siamo ospiti del luogo che vediamo, non padroni. Perciò, quando viaggiamo, dobbiamo ricordarci sia dell'impatto ambientale che di quello sulle comunità autoctone. Per essere sostenibili bisogna mettere il rispetto prima di tutto e poi essere pronti ad adattarsi e a fare tesoro di tutto ciò che le persone saranno disposte ad offrirci. Poi, a livello ambientale, è chiaro che vanno prese delle misure - evitare l'aereo o compensare le emissioni, utilizzare i mezzi pubblici, la bicicletta o i fantastici piedi, già che ce li abbiamo, non sprecare le risorse, scegliere consapevolmente il luogo dove soggiorneremo e, insomma, tutte quelle precauzioni che riducono al minimo il nostro impatto.

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