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Damilano agli studenti del Da Vinci: ''L’Europa non va data per scontata. Una conquista come la democrazia e i diritti''

Incontro bello per i contenuti, ma ancor più interessante per il clima. Il futuro dell’ambiente. Damilano: “Finalmente c’è qualcuno, voi, che guarda avanti. Voi che potete cambiare una società e una cultura ossessionata dal presente, dagli interessi del presente, senza mai pensare al domani. Anzi, negandolo il domani"

Di Carmine Ragozzino - 21 marzo 2019 - 19:41

TRENTO. Scommessa? A molti l’ospite era ignoto. O forse casualmente noto nel girovagare tra l’annoiato e il disperato, nel fare zapping tra un canale televisivo e l’altro con il repentino pentimento che deriva da una tappa anche fulminea nel caravanserraglio dei quotidiani talk show: sedicenti “di informazione”.

 

Certezza? Dopo averlo sentito districarsi in surplace tra argomenti serissimi qualche “giovine” potrebbe se non riappacificarsi con l’inconsistenza del giornalismo e della politica almeno non schifare l’uno e l’altra. Eh sì. Questa mattina, nella palestra dello scientifico Da Vinci, l’incontro tra gli studenti e Marco Damilano – direttore dell’Espresso – è stato un gran bell’incontro. Applauso convinto al professor Conci – organizzatore - e alla preside.

 

Incontro bello per i contenuti? Certamente sì. Ma ancor più interessante – perfino corroborante – per il clima. Di reciproca e non così scontata attenzione. E perché no, di reciproca stima tra Damilano e l’affollata platea di liceali.

Loro, i ragazzi e le ragazze, hanno fatto capire quanto tengono – quanto ne abbiamo vitale bisogno tutti – alla chiarezza e alla semplicità con la quale è possibile sviscerare temi che non sono semplici. Temi che ti/ci condizionano la vita anche quando l’istinto di sopravvivenza dal vuoto pneumatico degli slogan e dai pericoli devastanti della demagogia porta a fregarsene. A chattare d’altro.

 

Lui – il giornalista – ha guadagnato punti grazie alla forza della normalità e della pacatezza. Lo ha fatto nel passare da Aldo Moro all’Europa. Lo ha fatto nell’accennare alle croci (troppe) ma anche alle delizie (poche ma per fortuna solide) del suo mestiere di giornalista.

 

Lo ha fatto - segnalando senza nessuna voglia di indottrinare – i guai di un presente disarmante, dominato nella politica come e forse - peggio - nella società dalle urla e degli insulti. Un presente dominato dalle approssimazioni strumentali e da una sordità virale. Un presente di troppo ma non generale egoismo, di rifiuto della convivenza con il buon senso.

 

Sono disastri che nulla hanno a che vedere con l’onestà e la serietà prolifica e virtuosa del confronto (anche dello scontro, se rispettoso) tra posizioni. Sono disastri progressivi che tendono a ridurre a bazzecola e fastidio ideali e diritti coltivati in una storia nazionale che nel sacrificio e nella fatica – (la Resistenza e la Costituzione) li ha affermati.

 

Ma per fortuna c’è un ma. È ancora un “ma” acerbo, ma dalla maturazione probabilmente più rapida di quanto non credano i deficienti che fanno i detrattori – anche dei giovani - dai loro pulpiti di boria e di insipienza.

 

È il “ma qualcosa sta succedendo”. È il “ma ci siete voi” che Damilano ha rivolto agli studenti. Ma senza fare il “furbetto” tra i molti che si accorgono dei giovani solo quando se li trovano in tanti davanti (e nemmeno sempre).

Le ragazze e i ragazzi del Da Vinci – così come quelli di tutte le altre scuole trentine e del pianeta – pochi giorni fa erano in strada a pretendere un futuro. Un futuro di salute che non è solo quella ambientale se è vero che salvare l’ambiente vuol dire costruire consumi e abitudini diverse, lavoro e rapporti diversi.

 

Il futuro dell’ambiente. Il loro futuro. “Finalmente – dice il direttore dell’Espresso – c’è qualcuno, voi, che guarda avanti. Voi che potete cambiare una società e una cultura ossessionata dal presente, dagli interessi del presente, senza mai pensare al domani. Anzi, negandolo il domani”.

 

Non sono concetti nuovi. Ma sono concetti che assumono una nuova credibilità – e impatto - se vengono espressi con sentimento e con un’onestà intellettuale che non si vergogna di dichiarare ammirazione e condivisione. “Questione di feeling” si cantava un tempo. E il feeling nelle due ore di incontro al Da Vinci si materializza nei cellulari lasciati nelle borse e nella sospensione di ogni brusio.

 

Cosicché si può raccontare di Aldo Moro partendo da un “personale” che di trasforma in collettivo quando si stampa nei pensieri di ognuno il paragone imbarazzante tra l’altro ieri e l’oggi della politica e dei politicanti. “Moro che sta da solo in chiesa a pregare. L’uomo di potere, il lungimirante tolto anzitempo e brutalmente alla storia d’Italia, che è allo stesso tempo il  critico del potere, che del potere teme i limiti e cerca di non farsi travolgere”.

 

È l’esatto contrario di quel che succede oggi dentro partiti che blaterano di cambiamento: “Ma perché – dice Damilano – il cambiamento deve essere sempre degli altri? Mai di questi signori che sono assenti dove servirebbe che fossero e onnipresenti dove non serve?”.

 

I ragazzi, gli studenti, non hanno risposta alla domanda. Che è una domandona. Ma forse guardano semplicemente altrove. E fanno bene. Guardano ad esempio all’Europa degli Erasmus e delle esperienze low cost. E sembrano concordare – certi sguardi parlano – quando un giornalista convintamente europeista butta lì l’unica ricetta possibile: “L’Europa non va data per scontata. Così come la democrazia. Così come i diritti che non sono regali ma conquiste”.

 

Non dare l’Europa per scontata è l’unico per riportarla al sogno di Spinelli e al manifesto di Ventotene: un sogno di solidarietà, di pace, di scambio e integrazione di culture. Non certo un sogno contabile.

 

“L’Europa – incita Damilano – ha bisogno di una primavera. L’inverno non è iniziato con le teorie sovraniste. Il rinsecchimento è iniziato molto prima ma oggi nella stagione della demagogia si scongelano orrori come razzismo, fascismo, intolleranza verso ogni diversità”.

 

La primavera – ancora una volta – è giovane. La primavera è la determinazione di cui i giovani sono capaci quando dicono “basta”. Ieri lo scrivevano nei “da tze bao”. Oggi possono dirselo in chat. Purché lo dicano. I ragazzi del Da Vinci ieri hanno fatto domande a Damilano. Preparate. Spontanee. Ma in fondo anche il loro interlocutore ha più chiesto che spiegato.

 

Ha chiesto ai giovani di non stancarsi mai di essere protagonisti, di non delegare, di non accettare l’imperanteframmentarietà” dei ragionamenti di compagnie di giro politiche ma anche giornalistiche che fanno a gara a non farsi capire e a non far capire i problemi e le soluzioni. Insomma, ai giovani si chiede tanto. Ma non si chiede troppo. In fondo li si invita a non "farsi fregare". 

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