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Durante i lavori di restauro spuntano decine di salme da sotto il pavimento: ''Potrebbero risalire alla peste del 1348''

Le ricerche archeologiche, cominciate dai lavori per il sistema di deumidificazione della chiesa cinquecentesca di San Pietro di Mezzolombardo, aprono uno squarcio sulle stratificazioni precedenti. Il pavimento è stato completamente rimosso e sono stati trovati i muri della vecchia ecclesia e anche tombe cinquecentesche

Di Davide Leveghi - 03 August 2019 - 13:32

MEZZOLOMBARDO. Sono stati presentati oggi alla cittadinanza gli scavi della chiesa rotaliana di San Pietro, condotti dalla Soprintendenza ai beni culturali e dai tecnici di Cora Società Archeologica. Cominciate nel mese di giugno dai lavori di restauro del pavimento della chiesa, volti alla posa di un impianto di deumidificazione, le ricerche archeologiche stanno portando alla luce interessanti reperti.

 

“Le scoperte sollevano due interrogativi- spiega Nicoletta Pisu, dell'Ufficio beni archeologici provinciale-: se i resti più antichi qui ritrovati siano testimonianza del vecchio Castello di San Pietro, di epoca medievale e anteriori al 1390, anno in cui la chiesa viene per la prima volta menzionata in un documento per il rifacimento del tetto, e se vi sia un nucleo ancora precedente d'età romana. D'altronde- continua- il monte su cui ci troviamo è stato teatro di ritrovamenti di quell'epoca”.

 

È uno scenario curioso e affascinante quello che ci si ritrova dinnanzi agli occhi entrando nella piccola chiesetta del cimitero di San Pietro. Il pavimento, scorticato e divorato dagli scavi, è attraversato da una passerella, volutamente messa per dar modo ai visitatori di osservare, dal lato dell'altare come da quello dell'ingresso principale, le aperture sui resti precedenti. La guida, mentre i tecnici proseguono il loro prezioso lavoro, illustra i ritrovamenti, apre scenari sulle scoperte, ancora di là dall'essere chiarite storicamente.

“Questo muro - spiega indicando una piccola trincea scavata in obliquo rispetto alla chiesa cinquecentesca - potrebbe essere quello esterno della chiesa menzionata nel documento del 1390. In precedenza v'è testimonianza di una cappella, appartenente al castello di San Pietro, da cui poi si è sviluppata la ecclesia. Quest'altro muro - aggiunge muovendo verso l'altare - potrebbe essere proprio quello dell cappella”.

 

Svelati i ritrovamenti nella chiesa rotaliana di San Pietro: aprono un viaggio tra i secoli

Gli sbalzi delle tombe cinquecentesche, con i lastroni di marmo riportanti i nomi della famiglie ricche che si fecero seppellire all'interno della struttura, emergono dal pavimento sventrato. Sul lato dell'ingresso i tecnici puliscono i numerosi scheletri, disposti in una posizione tale da non lasciare molti dubbi sulla loro collocazione cronologica.

Il fatto che siano posti in obliquo anche gli scheletri fa pensare che siano stati sepolti nella struttura precedente, trecentesca. Sono circa una quarantina le sepolture ritrovate, e dalla posizione delle tombe, spesso bisome- cioè doppie-, possiamo dedurre che le morti siano state causate da un evento traumatico, da una pestilenza ad esempio, come quella del 1348”.

 

Abbracciate, poste l'una accanto all'altra, le ossa aprono ad ipotesi suggestive, riportate a quell'apocalisse medievale che fu la peste del '48, immortalata dal capolavoro boccaccesco. “Saranno solo gli antropologi a determinare le cause della morte e l'età degli scheletri - spiega Pisu -, noi per ora procediamo ad ipotesi e ancora non sappiamo nulla di preciso”.

I ritrovamenti, infatti, sono tanti e spesso mescolati l'uno con l'altro. In questo risiede forse l'aspetto più interessante, aprendo pertanto a diversi scenari ancora da definire. I lavori, presentati in diversi turni nella sola giornata di oggi, proseguiranno per tutto il mese di agosto.

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