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E' la solitudine il tema della Settimana dell'accoglienza. In Trentino il 31,7% delle persone è sola. Bassetti: ''Nel Regno Unito hanno un ministero ad hoc''

La quinta edizione della Settimana dell'accoglienza è in agenda tra il 28 settembre e il 6 ottobre in regione. Bassetti: "I valori quali solidarietà e accoglienza vengono disumanizzati, sono sotto attacco quotidianamente. Ma se non siamo accoglienti, empatici e solidali siamo destinati a restare soli tutti quanti: serve una risposta significativa e si deve agire sui piani dei contenuti e della cultura"

Di Luca Andreazza - 08 maggio 2019 - 00:06

TRENTO. E' la solitudine il tema della Settimana dell'accoglienza in agenda tra il 28 settembre e il 6 ottobre, un appuntamento arrivato alla quinta edizione e delineato alla sede dell'Associazione Ama a Trento. "Un aspetto complesso e difficile - dice Claudio Bassetti, presidente di Cnca - un argomento di grandissimo interesse perché tocca tutti, compreso i volontari e gli operatori del Terzo settore. Sono tante le tipologie di solitudine che attraversano la società".

 

E le ricerche mostrano dati preoccupanti. Anche l'Italia è abitata da una popolazione di persone sole. "Sono 8,5 milioni - prosegue il numero uno di Cnca - le persone che vivono in solitudine. Non solo, il 31,6% delle famiglie è composta da una persona sola, nel 1997 il dato si fermava al 20,8%. Nel Regno Unito il 22% della popolazione dichiara di soffrire di solitudine e lì è stato istituito un ministero ad hoc per gestire questa criticità".

 

Un dato nazionale che trova conferme anche in regione: 31,7% in Trentino e 31,8% in Alto Adige. A Trento le persone che vivono solo sono 21.720 su 118.288 unità, cioè il 18% dell'intera popolazione. "Il Rapporto annuale dell'Istat 2018 - aggiunge Bassetti - evidenzia che circa 3 milioni di persone affermano di non avere una rete di amici e di sostegno, non partecipano alle azioni delle organizzazioni di volontariato".

 

Le fragilità maggiori si riscontrano nella popolazione anziana, ma anche i giovani sono sempre più soli. "I valori - commenta il presidente - quali solidarietà e accoglienza vengono disumanizzati, sono sotto attacco quotidianamente. Ma se non siamo accoglienti, empatici e solidali siamo destinati a restare soli tutti quanti: serve una risposta significativa e si deve agire sui piani dei contenuti e della cultura".

 

Le ragioni? "Un aspetto - evidenzia Bassetti - è legato alle politiche neoliberiste che hanno determinato le condizioni per questo sgretolamento sociale: l'individualismo è stato esasperato, siamo semplici consumatori. Poi il nostro essere diventati soggetti planetari ha portato di indifferenza: siamo tutti abitanti del mondo, ma portiamo addosso un senso di distanza da quanto accade. Si perdono i diritti di partecipazione, la voglia di dibattito e l'impegno civile, che sono beni comuni".

 

Un altro punto è legato all'empatia (cioè la capacità di "mettersi nei panni dell'altro"), il livello è sceso del 48% tra il 1979 e il 2009. Il terzo fattore è il declino dei legami sociali quali le forme di vicinato, di convivenza, di socialità urbana, ma anche la coscienza sindacale e sociale. "Tutto questo - continua il presidente - ha comportato un forte ritiro nel privato per un effetto solitudine molto potente, come l'Hikikomori (Qui articolo)".  

 

E' quindi sempre più urgente la necessità di ridare il giusto spazio alla collettività e ridefinire la libertà individuale partendo dall'impegno collettivo per tornare a interrogarsi e le sofferenze private possono essere pensate come problemi condivisi, comuni e politici. 

 

"Questo evento è nato in modo semplice - dice Sandra Venturelli, responsabile della Settimana dell'accoglienza - ma è cresciuto negli anni tanto da essere molto atteso e invidiato da altre regioni d'Italia per la capacità di unire gli attori del settore. Una componente forte, vitale e positiva. Nel 2018 hanno partecipato in modo attivo circa 200 enti e lavorare insieme, anche con i cittadini, è sempre un valore aggiunto. Una manifestazione che non si chiude nelle città, ma raggiunge anche le valli".

 

Una Settimana dell'accoglienza che vuole promuovere sensibilità e fornire la dimensione culturale sul tema proposto. "Un'azione di tipo culturale - spiega Michelangelo Marchesi della cooperativa Progetto 92 -  per arginare questa semplificazione e brutalizzazione dei temi ai quali stiamo assistendo. Lavoriamo per essere propositivi, un momento per costruire idee e progetti, iniziative e reti. Un modo per trovare risposte e sollecitare la politica, attraverso le testimonianze e le storie".

 

Un evento per mettere in rete anche le tante associazioni di volontariato. "E' sempre importante - evidenzia Mauro Tommasini della cooperativa La Rete - dialogare e trovare sinergie tra le realtà sociali che accolgono le vulnerabilità di questa società impoverita e incattivita. La solitudine è un termine negativo, partiamo da qui per fare un passo in avanti e trovare soluzioni. Se perdiamo i valori, collassiamo tutti. E' difficile dialogare con la pancia, ma serve una nuova stagione del fare, autentica e per fermare strumentalizzazioni e comunicazioni non vere".

 

Singoli, associazioni, enti, classe di governo, ognuno per la sua parte, per le sue competenze e per le sue capacità può proporre eventi e iniziative per la Settimana dell'accoglienza. "Le adesioni - conclude Venturelli - devono arrivare entro il 31 luglio per i tempi di pianificazione. Una manifestazione completamente auto-organizzata e auto-finanziata. Non riceviamo contributi pubblici, l'unico intervento finanziario è quello della Federazione trentina per il volontariato sociale che sostiene i costi della stampa del materiale promozionale.

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