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Facebook censura i nazifascisti ma per la legge partiti che si definiscono tali non dovrebbero nemmeno esistere

Insorgono le forze di estrema destra scese in piazza nella manifestazione organizzata da Fratelli d'Italia davanti a Montecitorio. L'Anpi esulta, Fiano chiede chiarezza. Quale spazio hanno i social per censurare i contenuti sulle proprie piattaforme? Il problema, come spesso accade, è un altro: l'interpretazione delle leggi sull'apologia al fascismo

Di Davide Leveghi - 11 settembre 2019 - 15:33

TRENTO. Nel giorno in cui moriva Stefano Delle Chiaie, esponente della destra radicale e fondatore di Avanguardia nazionale, accusato e poi prosciolto per le stragi di Piazza Fontana e della Stazione di Bologna, testa e coda della scie di bombe che insanguinò lo Stivale dal dicembre 1969 all'agosto 1980, i profili delle organizzazioni neofasciste Casapound, Forza nuova e di molti loro militanti sono stati oggetto di uno shut-down imposto da Facebook ed Instagram (qui l'articolo).

 

L'oscuramento, che ha interessato i maggiori esponenti nazionali e regionali, nonché gli account ufficiali, è stato giustificato dalla multinazionale della comunicazione attraverso un comunicato che recita: “Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram. Per questo motivo abbiamo una policy sulle persone e sulle organizzazioni pericolose, che vieta a coloro che sono impegnati nell'”odio organizzato” di utilizzare i nostri servizi. Candidati e partiti politici – continua – così come tutti gli individui e le organizzazioni presenti su Facebook e Instagram, devono rispettare queste regole, indipendentemente dalla loro ideologia. Gli account che abbiamo rimosso oggi violano questa policy e non potranno più essere presenti su Facebook o Instagram”.

 

La decisione, oltre a suscitare le immediate proteste da destra, ha visto avanzare non poche perplessità pure da sinistra. Mentre l'Anpi ha espresso soddisfazione per la scelta dell'azienda della Silicon Valley, il deputato del Partito Democratico Emanuele Fiano, promotore del disegno di legge omonimo sull'apologia al fascismo, ha chiesto che venisse fatta chiarezza sulle motivazioni che hanno spinto la creatura di Zuckerberg ad oscurare i profili.

 

 

Sul tavolo, infatti, c'è una questione particolarmente spinosa. Qual è lo spazio di discrezionalità che hanno i social nel censurare i contenuti e i profili? La risposta non è affatto scontata, ed è chiaro come la giurisprudenza dimostri in questo caso tutta la sua difficoltà a rimanere al passo degli avanzamenti tecnologici.

 

Non è la prima volta che gli account di organizzazioni di estrema destra sono oggetto di censura da parte dei social. Era già successo in Grecia con il partito neonazista Alba Dorata ed in Gran Bretagna con gli ultranzionalisti del British National Party e di British First. È di due anni fa, poi, una legge che in Germania impone ai social l'obbligo di rimuovere in immediato i contenuti d'odio, pena una multa dall'entità spesso consistentissima – fino a 50 milioni di euro.

 

Se a Berlino la legge era stata aspramente criticata, additata di aver “contribuito ad alimentare il trend della privatizzazione della censura”, da noi la questione è stata immediatamente impostata da destra sul piano della libertà d'espressione e sulla sospetta coincidenza, a loro modo di vedere, della chiusura dei profili con la partecipazione alla manifestazione indetta da Fratelli d'Italia sotto Montecitorio contro il nuovo governo giallo-rosso.

 

Se da una parte la questione della discrezionalità dei social nel censurare i contenuti merita effettivamente un'attenzione particolare da parte dei legislatori, dall'altra appare lampante come sia necessario non porsi sullo stesso piano dei soggetti coinvolti nell'impostarne un serio discorso democratico. Per dirla chiaramente: possiamo discutere sulla scelta di chiudere i profili di chi incita all'odio e sostiene un'ideologia contraria ai nostri valori costituzionali - sul metodo non sul merito - ma il problema non sussisterebbe laddove si applicassero le leggi per la messa al bando delle organizzazioni neofasciste.

 

Casapound e Forza nuova - che attraverso un comunicato invoca l'asse Fiano-Zuckerberg e annuncia di voler procedere legalmente contro la multinazionale- come viene sostenuto da più parti, violerebbero non solo il principio secondo cui il fascismo non è un'opinione ma un crimine ma soprattutto le Leggi Scelba e Mancino sull'apologia al fascismo e l'incitamento all'odio razziale. L'affiorare di eventi come quello di ieri è permessa dalla persistente interpretazione lasca di queste misure, che tengono in vita, grazie agli appoggi politici, economici e culturali di cui godono, queste organizzazioni.

 

Che in piazza scendano esponenti di partiti e movimenti che difendono la memoria del regime, che incitano all'odio e alzano il braccio nel “virile” saluto fascista – cantava Giorgio Gaber su quel gesto, “quello un po’ degli anni '20 un po’ romano è da stronzi oltre che di destra” - sguaiandosi nella richiesta del voto, essenza della democrazia, è alquanto grottesco. Sentirli pure protestare per la censura, alimentando il loro tradizionale vittimismo ipocrita, è addirittura surreale.

 

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