Foibe, a scuola c’è lo storico Gobetti ma ai neofascisti non piace: evento annullato dopo l’intervento del Comune di Verona che voleva imporre un contraddittorio
Il Comune di Verona è intervenuto dopo le proteste suscitate dalla presenza dello storico Eric Gobetti in un incontro online con una scuola previsto per il Giorno del Ricordo. A protestare sono state delle organizzazioni neofasciste, a cui l’amministrazione cittadina ha comunque permesso di svolgere senza problemi le proprie commemorazioni

VERONA. Nessun incontro, senza contraddittorio, con lo storico. È questa la scena a cui si è assistito, in occasione del Giorno del Ricordo, in una scuola di Verona. Ad organizzarlo era stata la Rete scuola & territorio- Educare insieme, soggetto formato da istituti statali e paritari, del primo e del secondo ciclo, in collaborazione con famiglie, agenzie educative ed enti territoriali, che per il 10 febbraio, data dedicata al ricordo delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle “complesse vicende del confine orientale” (QUI l’articolo), aveva invitato un esperto. Peccato che a poche ore dallo svolgimento della lezione, il Comune abbia “dettato le regole”, invitando altre relatori per “controbilanciarlo”.
Protagonista – per sua sfortuna – è stato Eric Gobetti, studioso torinese esperto delle questioni alto-adriatiche e non nuovo ad attacchi del genere (QUI l’articolo). L’intervento comunale, infatti, arriva proprio per rispondere alle accuse di “giustificazionismo“ e “riduzionismo”, lanciate da ambienti di estrema destra ed accolte da un’amministrazione alquanto sensibile a questi richiami.
Ad imporre il cambio di rotta è stata una mozione del consigliere comunale della Lega Nord Andrea Bacciga, depositata il 3 febbraio. Intitolato “Nessun giustificazionismo o negazionismo per le foibe”, il documento invitava la giunta – “considerato che in data 7 febbraio 2019 fu approvata in Consiglio comunale la mozione del sottoscritto, numero 862, che prevedeva che in tutti gli eventi dedicati alla tragedia delle foibe fossero sempre coinvolti come relatori o intervenienti i diretti testimoni o persone legate alle associazioni riconosciute dagli esuli – a cambiare relatore. Soluzione scartata, infine, a favore della partecipazione all’incontro – secondo le parole dello stesso Bacciga sui social – di un “contradditorio doveroso”.

Ma di chi si trattava? A fianco allo storico, sospetto di “giustificazionismo e negazionismo delle foibe” – accuse infamanti a cui Gobetti ha più volte ha risposto – avrebbero dovuto parlare tre invitati: l’assessora alla Cultura e politiche giovanili Francesca Briani, già presidente dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia di Verona, lo storico e docente dell’Educandato agli angeli Riccardo Mauroner ed il giornalista triestino Fausto Biloslavo, autore di un volume dal titolo piuttosto chiaro, Verità infoibate. Il condizionale (passato) è d’obbligo, perché dopo la comunicazione del contraddittorio, lo storico Gobetti ha deciso di declinare l’invito.
“Con rammarico comunichiamo la cancellazione dell’incontro ‘Il confine orientale e le foibe’ previsto per il 10-2-2022 – ha scritto sui social la Rete scuola e territorio – in seguito al ritiro, comunicato nella serata odierna (riferito a mercoledì 9 febbraio, ndr), dello storico Eric Gobetti, del moderatore Andrea Franzoso e di conseguenza della casa editrice, che aveva messo a disposizione la piattaforma per la diretta streaming, dopo una profonda riflessione del Consiglio di Rete e del team di docenti referenti di progetto, è emerso come siano caduti i presupposti metodologici e gli obiettivi fondanti del nostro modus operandi […] i docenti che avevano dedicato il loro tempo ad approfondire le tematiche oggetto dell’incontro, anche attraverso i materiali di approfondimento accuratamente realizzati e che hanno preparato le classi con professionalità, competenza e correttezza, sapranno promuovere un adeguato momento di riflessione, non solo su quanto accaduto sul confine orientale, ma anche in questi giorni”.
All’amarezza di Gobetti e della Rete, d’altro canto, sono seguite ben altro tipo di reazioni. “Nel Giorno del Ricordo era in programma un incontro online con ospite Gobetti, un giustificazionista delle foibe. Probabilmente, nel momento in cui sono stati previsti altri ospiti per un contraddittorio, non se l’è più sentita. Incontro annullato. Ora mettiamo da parte ogni polemica e ricordiamo quella tragedia e l’esodo forzato del popolo giuliano-dalmata-istriano”, ha commentato il consigliere Bacciga.
Esultano, invece, dall’estrema destra. “Gobetti non ride più – titolano in un post dalla sede di Casapound Verona, incappando in qualche lettura storica un po' scivolosa – ha dato forfait e l’associazione Rete scuola e territorio giustifica il tutto con la frase ‘sono caduti i presupposti metodologici del nostro modus operandi’, dopo che al compagno filo-titino erano stati affiancati dei capaci relatori. Nemmeno troppo sottilmente dunque dicono che finché era un monologo negazionista senza controparte si poteva anche fare ma ora che ci sono dei relatori capaci di portare alla luce i fatti storici acclarati (!) non sono più in grado di sostenere un contraddittorio. I partigiani battono ritirata anche stavolta (come storia insegna), alla ricerca di qualcuno a cui raccontare battaglie ed eroismi mai avvenuti. Lo avevamo promesso agli esuli, questa immondizia ideologica non avrà mai spazio a Verona. Che c’è Eric, ‘E allora le foibe?!’, non fa più ridere come titoletto?”.
Con toni altrettanto trionfalistici, aggiunge il Blocco studentesco cittadino, protagonista della protesta da cui è partita la mozione di Bacciga: “A Verona non si negano le foibe! – scrivono su Facebook – questa è l’ennesima vittoria del fulmine cerchiato, dopo giorni di ‘bombardamento’ mediatico, gli organizzatori dell’evento hanno optato per un netto dietrofront sulla conferenza online del revisionista Eric Gobetti […] inutile ormai ribadire che lo spazio per infangare la nostra memoria, qua non lo troverete mai!”.
Il fatto, molto grave, si è svolto in un contesto già piuttosto esacerbato. In Veneto, infatti, una legge regionale del 2021 impedisce di concedere contributi “a favore delle associazioni che si macchiano di riduzionismo e negazionismo sulle foibe” (QUI l'articolo). Chiunque sostenga, ad esempio, che il numero di infoibati italiani sia inferiore a 12mila, non può accedere a fondi pubblici, nonostante la ricerca storica da decenni sia ormai arrivata a concordare su cifre minori della metà (massimo 5000 vittime). Una simile misura era stata adottata anche in Friuli-Venezia Giulia, fra le proteste, anche in quel caso, del mondo accademico e degli storici.
Ma c’è di più. Se da una parte l’amministrazione comunale, spinta da ambienti neofascisti, è arrivata ad imporre un contraddittorio ad uno studioso, sminuendo di fatto il suo lavoro e costringendolo a rinunciare, dall’altra non ha mostrato particolari problemi a autorizzare manifestazioni ed iniziative del mondo dell’estrema destra locale. Nelle settimane scorse, infatti, grande clamore aveva prodotto il patrocinio offerto dal Comune ad un concorso organizzato nelle scuole elementari e medie dal Museo reggimentale giovani fascisti di Ponti sul Mincio, dedicato all’amor di patria a e al fascista Fulvio Balisti. Per il 10 febbraio, nondimeno, ha dato il via libera al presidio organizzato dal Veneto Fronte Skinheads nel quartiere Santa Lucia, formazione più volte accostata all'ideologia neonazista.
No agli storici che liberamente cercano di fare il proprio lavoro, invitando gli studenti a comprendere la complessità del passato, ma sì a chi utilizza la memoria delle foibe per fini politici. Contrari alla Costituzione italiana, tra l’altro. Si potrebbe sintetizzare così quanto avvenuto in queste ore nella città veneta, dove, per non farsi mancare nulla, diverse associazioni hanno denunciato un’aggressione di stampo neofascista ai danni di un uomo di 50 anni intervenuto per impedire l’affissione di alcuni manifesti sulle foibe.
















