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Come in Friuli, anche in Veneto stop ai contributi a chi “riduce o nega le foibe”. "Sotto le insegne dell'Anpi si nascondono i crimini del comunismo"

Come avvenuto in Friuli-Venezia Giulia nel 2019, il Consiglio regionale del Veneto ha approvato una mozione presentata da Fratelli d'Italia con cui la giunta si impegna a "sospendere ogni contributo a favore delle associazioni che si macchiano di riduzionismo e negazionismo sulle foibe". Una misura che rischia di escludere chi fa ricerca e divulgazione

Di Davide Leveghi - 25 febbraio 2021 - 15:21

VENEZIA. Passato il periodo scandito dalle ricorrenze “memoriali”, tra la Giornata della Memoria e il Giorno del Ricordo, la politica regionale veneta torna a farsi sentire nel campo della storia. E come spesso accade – non solo in Veneto – lo fa male. È il 23 febbraio, infatti, quando due mozioni di segno ben diverso vengono approvate al Consiglio regionale di Venezia: si tratta della mozione numero 17 intitolata “Mai più: iniziative per l'affermazione dell'antifascismo delle istituzioni regionali” e della mozione 29, “La giunta regionale sospenda ogni tipo di contributo a favore di tutte quelle associazioni che si macchiano di riduzionismo e/o di negazionismo nei confronti delle foibe e dell'esodo istriano fiumano e dalmata”.

 

Promosse rispettivamente dai consiglieri di minoranza e da alcuni di maggioranza, le due azioni vanno a ottenere da una parte l'impegno della giunta a “precludere l'utilizzo di sale e spazi all'interno delle sedi e a negare il patrocinio e i finanziamenti alle associazioni o alle manifestazioni che si richiamano al fascismo” e dall'altra quello a “sospendere ogni contributo a favore di tutte le associazioni che si macchiano di riduzionismo e negazionismo nei confronti del dramma delle Foibe”.

 

Ma cos'hanno in comune queste mozioni se non una coincidenza temporale che sa molto di “par condicio della storia”? Molto poco, se non nulla. Se infatti la prima impegna l'amministrazione a escludere ogni forza che promuova o manifesti orientamenti “razzisti, xenofobi, antisemiti, omofobi e discriminatori”, cercando così di eliminare i richiami al fascismo dall'ambito istituzionale – è ancora vivo nella memoria il ricordo dell'assessora all'Istruzione Elena Donazzan che canta “Faccetta nera” in un noto programma radio – la seconda interviene in un ambito che non dovrebbe spettare alla politica: lo studio e la divulgazione del passato.

 

Votata all'unanimità, con l'eccezione di Fratelli d'Italia (che esce dall'aula urlando: “Con l'antifascismo è stato ammazzato anche Biagi”), la mozione presentata dai consiglieri Cristina Guarda di Europa Verde, Erika Baldin del M5S, Elena Ostanel de Il Veneto che vogliamo, Arturo Lorenzoni del Gruppo misto, e dai dem Giacomo Possamai, Anna Maria Bigon, Vanessa Camani, Jonatan Montanariello, Andrea Zanoni e Francesca Zottis, ribadisce infatti qualcosa che dovrebbe essere chiaro nel dibattito pubblico dell'Italia democratica e repubblicana: per il fascismo non può esserci uno spazio riconosciuto.

 

 

Ma se di spazi fisici non se ne parla, quelli simbolici vengono invece riconquistati con la mozione su “riduzionismo e negazionismo del dramma delle Foibe”, escludendo di fatto lo spazio a chi si occupa di storia e cerca di fare divulgazione e lasciandolo a narrazioni impregnate da memorie di matrice fascista (QUI l'articolo). Non è un caso, infatti, che in occasione della presentazione della mozione da parte del primo firmatario Raffaele Speranzon (FdI), gli storici dei principali Atenei veneti, da Padova a Venezia, oltre che gli Istituti storici della Resistenza di Venezia, Vicenza, Verona, Belluno e Padova, avessero firmato un appello contrario a un tentativo di “limitare la ricerca, il dibattito scientifico e la libera discussione su un tema importante e di battuto quale quello delle foibe e delle violenze nel confine orientale”.

 

Fin dalla premessa la mozione enuncia come verità storiche definitivamente acquisite dati e interpretazioni che gli storici hanno – allo stato attuale delle ricerche – più volte messo in discussione con studi accurati sulla base dei documenti disponibili – si legge nell'appello – i sottoscrittori di questo appello auspicano che la Regione Veneto sostenga, nei luoghi ad essa deputati, la ricerca storica su questo come su altri eventi della storia, non solo italiana, proprio sulla base dei valori di pace e di convivenza civile espressi dalla nostra Carta costituzionale e dai Trattati dell'Ue, e che contribuisca a conservare un clima culturale di dibattito, sereno approfondimento e confronto civile”.

 

 

Un appello che purtroppo è caduto nel nulla e che ha visto la riproposizione di quanto era già stato deciso in Friuli-Venezia Giulia nel 2019. Il potere politico avoca a sé il diritto di decidere cosa sia storicamente vero (perché si parlerebbe se no di negazionismo?), escludendo gli esperti ed elevando la memoria, per definizione selettiva e parziale, a dogma indiscutibile. “Con enorme soddisfazione accolgo l'approvazione dell'Aula della Mozione – ha esultato il consigliere Speranzon – vergognoso, invece, il voto contrario espresso dai banchi dell'opposizione. È la dimostrazione che in Consiglio regionale siede un'opposizione che ancora oggi non sa fare i conti con la propria storia omettendo di riconoscere le gravissime responsabilità dei comunisti anche italiani che dopo aver simpatizzato per i loro compagni jugoslavi infoibatori hanno prima discriminato i profughi giuliano dalmati e poi per decenni insabbiato il dramma vissuto da nostri connazionali”.

 

Ancora oggi sotto le insegne dell'Anpi si presentano iniziative editoriali inaccettabili con le quali si offende la memoria di Norma Cossetto – prosegue il consigliere di Fratelli d'Italia – e in generale delle vittime giuliano dalmate, per nascondere i crimini del comunismo internazionale, di cui la vicenda delle Foibe e dell'esodo è uno dei capitoli che ha insanguinato il mondo con decine di milioni di vittime”.

 

L'uso improprio del linguaggio, tra le distorsioni che impregnano le premesse e i paragoni campati in aria – nella mozione si parla addirittura di “desaparecidos italiani”, richiamando le migliaia di oppositori politici eliminati dai regimi militari fascisteggianti sudamericani – si riflette anche nella nota con cui Speranzon celebra l'approvazione della mozione.

 

“Avremmo potuto condividere, in linea di principio, anche la Mozione presentata dalla Consigliera Cristina Guarda purché vi fosse prima di tutto il riconoscimento di una verità storica incontrovertibile, ovvero che si ricordasse che tra gli antifascisti si annoverano pure i brigatisti rossi che in nome della loro ideologia, proprio in Veneto, compirono i loro primi assassinii, e tra i più efferati, lasciando alle proprie spalle una scia di sangue e di lutti che solo in parte e a volte con fatica viene ancora ricordata”, ha concluso.

 

Tale risposta, per tornare alla mozione di Fratelli d'Italia, fa molto pensare a quella frase usata da molti per cambiare argomento ed eliminare lo spazio del dialogo (titolo tra l'altro di un libro di divulgazione di Eric Gobetti, bersaglio di una vera e propria campagna diffamatoria provocata solamente dall'aver fatto il proprio lavoro, quello dello storico): E allora le foibe?

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