“Istiga all’odio”, il tribunale dà ragione a Facebook che aveva oscurato la pagina di Casapound
Le pagine social di Casapound sono state nuovamente rimosse da Facebook, a tre anni di distanza infatti è arrivata la sentenza: “I discorsi d’odio non rientrano nell’ambito della tutela della libertà di manifestazione del pensiero”

TRENTO. Nel 2019 Facebook aveva oscurato le pagine social di Casapoud perché, secondo le politiche del social network, istigavano all’odio e non rispettavano i regolamenti sottoscritti al momento dell’iscrizione. A quel punto tutte le pagine era state oscurate e diversi esponenti del movimento neofascista erano emigrati sul social russo Vkontakte.
Successivamente i fascisti del terzo millennio avevano presentato un ricorso al tribunale ottenendo la riattivazione della pagina principale. Ora però è arrivata la sentenza del tribunale che dà ragione a Meta, la società a cui Facebook fa riferimento.
I giudici hanno ribadito che “i discorsi d’odio, poiché in grado di negare il valore stesso della persona così come garantito agli articoli 2 e 3 della Costituzione, non rientrano nell’ambito della tutela della libertà di manifestazione del pensiero”.
Di fatto il tribunale ha accolto la tesi di Facebook secondo cui Casapound, servendosi del social network, istiga all’odio violando il contratto stipulato dagli utenti al momento dell’iscrizione. Pertanto, hanno stabilito i giudici, Facebook “aveva il dovere di rimuovere i contenuti”.














