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Riapre l’Osservatorio contro i fascismi, chiuso dagli algoritmi di Facebook. “Pronti a riprendere la nostra attività”

Gli attivisti antifascisti di nuovo online: “Ripartiremo da dove avevamo lasciato: denunciando tutti gli episodi e quelle trame che vedono coinvolte le organizzazioni di destra”

Di Tiziano Grottolo - 09 gennaio 2020 - 11:26

TRENTO. “Ripartiremo da dove avevamo lasciato: denunciando tutti gli episodi e quelle trame che vedono coinvolte le organizzazioni di destra”, così gli amministratori della rinata pagina Facebook dell’Osservatorio contro i fascismi Trentino-Alto Adige/Südtirol.

 

Quella di oggi però si tratta di una riapertura perché l’Osservatorio era nato nell’ormai lontano novembre del 2014, pochi mesi dopo era stato pubblicato il dossier “Un anno di CasaPound a Trento: storie di squadrismo, propaganda e blackout mediatici” dove, partendo dal livello nazionale, si andava ad analizzare  la nascita e lo sviluppo del gruppo neofascista in Regione e, in particolare, a Trento, evidenziando le strategie politiche e di strada dell’organizzazione e, parallelamente, i suoi legami con la politica e i media locali.

 

Da quel momento incominciò un’incessante attività di denuncia che in più di un’occasione hanno portato alla ribalta, anche sulla cronaca regionale, episodi di intolleranza, sessismo, razzismo e squadrismo (QUI una raccolta). Un lavoro di ricerca e indagine che aveva fatto raccogliere alla pagina migliaia di “mi piace”, facendola diventare un punto di riferimento locale e non solo.

 

All’inizio di settembre però Facebook interviene contro “le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram” e dalla piattaforma vengono escluse le pagine legate all’estrema destra, in particolare quelle di Casapound e Forza Nuova (QUI articolo) che poi troveranno “asilo” sul social russo VKontakte (QUI articolo).

 

Ma nel mirino degli algoritmi finisce anche la pagina dell’Osservatorio (così come alcune dell’Anpi), infatti per denunciare i vari episodi molti post erano stati ripresi direttamente dalle pagine interessate dalla censura, che in questo senso non ha risparmiato nemmeno una pagina che denunciava le stesse organizzazioni che Facebook voleva bannare.

 

“Semplicemente è arrivata una comunicazione che ci avvisava che la nostra pagina sarebbe stata chiusa – spiegano gli attivisti – abbiamo provato a fare ricorso ma non è servito. Ad ogni modo – riprendono – non ci lamentiamo, ci siamo presi del tempo per riorganizzarci ma adesso siamo pronti a riprendere la nostra attività”.

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