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Hager e Signoretti dopo l’ex Cattoi bussano alla porta di Betta: nel 2020 al via i lavori di riqualificazione dell’ex hotel Arco

I progettisti: “Dal degrado e abbandono attuale si arriverà a una proposta di rigenerazione attenta alla sostenibilità e alla fruibilità collettiva”. Nel progetto anche un parco pubblico da 5000 metri quadrati, due nuove piazze e un accesso pedonale al parco fluviale. Non mancano però le voci critiche sul consumo del territorio

Di Tiziano Grottolo - 11 dicembre 2019 - 10:24

ARCO. Heinz Peter Hager e Paolo Signoretti ci riprovano e dopo la porta che si sono visti sbattere in faccia dal sindaco rivano Adalberto Mosaner, per l’ormai nota vicenda dell’area ex Cattoi (Articoli QUI e QUI), i due soci virano con decisione su un altro progetto di riqualificazione, questa volta nel vicino comune arcense.

 

Il nuovo progetto è stato presentato nei giorni scorsi, in un incontro pubblico presso la sala Consigliare del Casinò di Arco, promosso dalla società Arco.Re, proprietaria dell’area ex Hotel Arco, è proprio questa la struttura al centro del progetto. Alla serata, oltre alla proprietà rappresentata da Hager e Signoretti erano presenti alcuni dei progettisti che hanno elaborato la prima proposta di rigenerazione dell’area: l’architetto Beppo Toffolon, l’ingegnere Nicola Zuech e l’architetto Stefan Bernard.

 

Per spiegare il progetto ai tanti presenti, circa cento persone fra cui diversi Consiglieri comunali e la Giunta di Arco con il sindaco Betta, oltre ai rappresentanti dell’associazionismo locale, sia ambientale che culturale, così come esponenti dei mondi economici e imprenditoriali dell’Alto Garda, sono stati proiettati alcuni filmati e mostrati anche alcuni rendering della prima proposta di rigenerazione dell’area Ex Hotel Arco.

 

 

 

 

“Dal degrado e abbandono attuale, nel quale lo stabile si trova da oltre vent’anni – spiegano i progettisti – si arriverà a una proposta di rigenerazione che, partendo da una visuale storica, lo possa collocare tra le aree di sviluppo più attento alla sostenibilità e alla fruibilità collettiva”.

 

Passaggi obbligatori dovranno essere la valorizzazione del verde, la ricucitura con la città e la multifunzionalità: uno dei cardini di questa prima proposta è rappresentato da un grande spazio verde aperto sul Sarca, su cui si affacciano strutture residenziali e ricettive. “Gran parte di questo spazio verde sarà un parco pubblico di circa 5˙000 metri quadri”, promettono i progettisti. La proposta prevede anche la riqualificazione di piazza Italia, la realizzazione di un percorso ciclopedonale e di una piazza su via Rovereto, oltre a un accesso pedonale al parco fluviale.

 

Nel dibattito che ha seguito la presentazione l’Amministrazione ha sottolineato di voler ragionare sul progetto assieme alla proprietà, si è alzata però anche qualche voce critica, in particolare sui temi come consumo del territorio, investimenti nel residenziale non necessario, saturazione dell'offerta turistica, necessità di puntare alla qualità, attenzione a volumi previsti e al verde.

A questi stimoli ha replicato a nome della proprietà Hager, ricordando come sia ormai “necessario pensare a iniziative di rigenerazione urbana che contemplino una molteplicità di funzioni, non essendoci più netta separazione tra vita lavorativa e tempo libero”. La proprietà ha voluto rimarcare come, con questa proposta, si vogliano offrire spazi di condivisione e funzionali alle diverse età e aspettative di cittadini e ospiti.

 

“Proporre una soluzione rigenerativa di qualità, significa oggi estendere questo concetto a tutto il contesto nel quale l’iniziativa s'inserisce”, ha spiegato Signoretti. Dunque, non solo alla ricerca di un manufatto d'eccellenza, quale potrebbe essere un albergo di lusso, “che rischierebbe di diventare solo un esercizio di narcisismo estetico ed elitario, togliendo al parco la funzione pubblica e destinandolo a un ristretto numero di ospiti”.

 

 

Nel merito della proposta è entrato pure l’architetto Toffolon, che ha ricordando come oggi sia prioritario rigenerare le parti di città più interne, “evitando di accrescere ulteriormente le periferie che consumano suolo e necessitano di nuove infrastrutture”.

 

Quanto alla dimensione della proposta, Toffolon la definisce “il minimo necessario” per dare forma compiuta al parco e alla piazza, evidenziando come occorra concentrarsi soprattutto “sull'armonica organizzazione dei luoghi”, dato che le destinazioni d'uso degli edifici tendono a mutare nel tempo. Tuttavia i progettisti sono convinti che il mix tra strutture residenziali private e collettive, “con un preciso rapporto con gli spazi verdi e il parco”, dovrebbe essere in grado di adattarsi facilmente anche alle più imprevedibili necessità future.

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