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I bambini coltivano l'orto (e poi si scambiano le sementi). Ad aiutarli gli anziani del paese

La Scuola Primaria di Giovo e quella di Lares hanno aderito al progetto "orti" promosso dalla Provincia. Si sono incontrati per raccontarsi l'esperienza e scambiarsi i semi di antiche piante di montagna (grano saraceno, lupino costantini e spinacio selvatico). Obiettivo: avvicinarsi ad un'agricoltura sostenibile e variegata

Foto da Internet
Di Arianna Viesi - 27 ottobre 2019 - 20:24

VAL DI CEMBRA. Le classi 3a 4a 5a della Scuola Primaria di Lases e le due quarte della Scuola Primaria di Giovo si sono incontrate a metà strada, in val di Cembra sul ponte tibetano delle "Formiche", per parlare di orti e scambiarsi dei semi speciali.

 

Durante lo scorso anno scolastico, gli studenti delle due scuole si erano conosciuti solo attraverso un fitto scambio epistolare. Qualche giorno fa, finalmente, l'incontro. Giovo ha raggiunto la forra del torrente Avisio dopo una camminata di due giorni, fermandosi per il pernottamento alla Baita Sat Maderlina. Lases, invece, ha seguito antichi sentieri interpoderali fino a Lona, svoltando poi per la centrale di Pozzolago. 

 

I bambini hanno quindi avuto la possibilità di conoscersi personalmente ma, soprattutto, di parlare del progetto "orti", promosso e finanziato dalla Provincia.

 

Giovo ha realizzato un orto verticale mentre Lases un'orto tradizionale. Gli alunni, durante la giornata, hanno avuto modo di scambiarsi immagini, idee, suggestioni dell'esperienza maturata sino ad ora. Ma non solo. Il momento (forse) più significativo è stato lo scambio delle sementi delle piante coltivate: Lases ha regalato a Giovi i semi di grano saraceno e di lupino costantini, mentre Giovo ha regalato a Lases i semi dello spinacio selvatico. Ora i semi delle piante coltivate nei rispettivi orti aspettano solo di germogliare in un nuovo orto e si apprestano a diventare simbolo di scambio e unione, come il ponte tibetano di Pozzolago che unisce laddove l'Avisio divide. 

 

Le specie coltivale non sono state scelte a caso, ma dietro un preciso obiettivo didattico. Le piante selezionate, infatti, sono tipiche colture di montagna: in questo modo i bambini hanno potuto avvicinarsi (e comprendere) un passato non troppo lontano votato ad un'agricoltura variegata e sostenibile. In questo processo fondamentale è stata la presenza di alcuni anziani del posto che hanno aiutato gli alunni a predisporre il campo destinato alla coltivazione. I bambini, insieme ai nonni, hanno così arato e fresato la terra, seminato e poi coltivato le piante. 

 

Il progetto è stato sostenuto anche dall'Istituto Agrario di San Michele che ha collaborato con le classi di Giovo per uno studio sulle proprietà organolettiche dello spinacio selvatico. 

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