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Il futuro del Trentino nel segno dell'albergo diffuso. Da Calceranica a quasi tutta la Valsugana: ''Anche la Valle di Non è pronta''

Non è solo una questione di prezzo, la filosofia dell'accoglienza è simile a quelle delle strutture extralberghiere, cioè la famigliarità di un agriturismo oppure di un bed and breakfast. Questaè una forma di ospitalità turistica pensata per i centri storici. Una soluzione che crea un 'senso di vicinato', risparmia l'ambiente e valorizza gli edifici già esistenti

Di Luca Andreazza - 20 marzo 2019 - 19:01

TRENTO. Il futuro del Trentino è sempre più quello dell'ospitalità diffusa, un turismo che punta sul patrimonio delle seconde case per riqualificare e vivacizzare soprattutto i borghi. Un piano, "Ospitar", lanciato da Cbs-Community building solutions in quel di Calceranica a fine 2017 e che vede tra i partner l'amministrazione comunale, l'Apt Valsugana, Cassa rurale e un fotografo, tutti uniti per rivitalizzare il centro storico e creare opportunità lavorative.

 

"L'ospitalità diffusa - commenta Ruggero Zanetti, socio responsabile del progetto Ospitar - permette di far emergere e rivalutare il patrimonio immobiliare, ma anche per accompagnare la gestione operativa dei servizi. In questo modo si genera un circuito virtuoso di sviluppo territoriale che contribuisce alla manutenzione del patrimonio immobiliare e coinvolge proprietari e cittadini, i quali possono condividere tra loro professionalità e competenze".

 

La prima edizione pilota di questo progetto è partita in maggio scorso a Calceranica e sono state raccolte 16 adesioni (Qui articolo). "Sono state messe online per la stagione estiva otto appartamenti e il movimento turistico hanno generato un'integrazione al reddito dei proprietari per il 2018 di 29.395 euro per quasi mille notti di prenotazione e un indotto di circa 40 mila euro".

 

Il bilancio di fine anno vede per ogni euro speso dai partner di progetto nei primi 10 mesi per la fase di start up un rientro sul territorio di quasi 6 euro, 5,57 euro per la precisione. 

 

L'ospitalità diffusa è una tipologia di turismo nella quale l'Italia è pioniera e che è partita negli anni '80 in Friuli. Una formula che presenta numerosi vantaggi, come riutilizzare immobili già esistenti o abbandonati.  

 

E non è solo una questione di prezzo, la filosofia dell'accoglienza è simile a quelle delle strutture extralberghiere, cioè la famigliarità di un agriturismo oppure di un bed and breakfast. Questa però è una forma di ospitalità turistica pensata per i centri storici e che ben si adatta all'offerta turistica dei piccoli borghi. Una soluzione che crea un 'senso di vicinato', risparmia l'ambiente e valorizza gli edifici già esistenti.

 

Il progetto targato Cbs mette in rete anche i diversi attori del territorio e ora si articola a Tenna. Qui il piano coinvolge il Comune e l'Apt, la Comunità di valle Alta Balsugana e Bernstol e la cassa rurale: qui ci sono 200 proprietari per 191 seconde case su quasi mille residenti. "Numeri - prosegue Zanetti - che infondo fiducia sulla riuscita del piano. Sono 18 gli appartamenti che hanno già aderito, ma siamo convinti che l'iniziativa è destinata a crescere già nelle prossime settimane".

 

Dopo Tenna, il progetto è stato presentato anche in Val di Non, la sperimentazione si sposta a Cavareno. E il modus operandi segue praticamente il medesimo modello. Oltre a Comune, Comunità e cassa rurale, così come Apt Val di Non e la locale Pro loco, il coinvolgimento si allarga a Provincia e Comitato Charta della regola, ma anche a diversi esercizi commerciali. Qui sono 843 le seconde case e 983 proprietari su mille residenti circa.

 

"Il progetto - prosegue Zanetti - già nel pieno dell'attività ha come obiettivo quello di creare maggiore consapevolezza dei requisiti minimi per mettere a disposizione un alloggio a potenziali turisti e raccogliere un adeguato numero di secondo case. Questa iniziativa vuole creare un circolo virtuoso, una rete attiva in grado di impattare in modo positivo sulla comunità per trovare un gestore locale che si prenda carico del servizio e che porti valore aggiunto in termini occupazionali sul territorio".

 

La sfida è lanciata e dopo Calceranica, Tenna e Cavareno, altri territori sembrano intenzionati a entrare nel giro dell'ospitalità diffusa. "Il progetto - conclude Zanetti - dovrebbe allargarsi a Pergine e Caldonazzo, Val di Fiemme, Terragnolo e alcuni comuni della Bassa Val di Non. Siamo in fase avanzata degli studi di fabbisogni e potenzialità, ma siamo molto fiduciosi di allargare in breve tempo la rete".

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