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Il Giardino dei Ciucioi tra il sogno di Bortolotti e la riscoperta di un gioiello con l'Ecomuseo dell'Argentario: ''Ricostruita anche la serra dei limoni''

Dopo l'inaugurazione di fine settembre, le redini sono passate all'Ecomuseo dell'Argentario. Pintarelli: "Sono pochi gli esempi a livello internazionale di una simile architettura così misteriosa, ma anche di un giardino così interessante e teatrale"

Di Luca Andreazza - 09 dicembre 2019 - 20:26

LAVIS. Ci sono voluti 21 anni di lavori e circa due milioni di euro per le opere di restauroma finalmente il giardino castelloideato e realizzato nel 1860 da Tommaso Andrea Bortolottiche si affaccia sull'Avisio è ritornato a nuova vita per l'impegno del Comune di Lavis e della comunità. 

 

Dopo l'inaugurazione di fine settembre, le redini sono passate all'Ecomuseo dell'Argentario. "Sono pochi gli esempi a livello internazionale - spiega Ivan Pintarelli, presidente dell'Ecomuseo - di una simile architettura così misteriosa, ma anche di un giardino così interessante. L'idea è quella di sviluppare alcuni percorsi e aiutare il giardino dei Ciuciòi a crescere" (Qui info).

 

Il Giardino dei Ciucioi da lontano ha l’aspetto di un giardino pensile che adorna la collina di Lavis, affacciato sul torrente Avisio come una scenografia teatrale. All’interno, però, si scoprono i terrazzamenti e si incontrano castelli, chiese, grotte e sistemi di riscaldamento e irrigazione all’avanguardia.

 

La serra dei limoni, ricostruita come l’originale, sparge nell’aria un piacevole profumo agrumato. Un'opera non compresa dai cittadini dell'epoca, quando Bortolotti decise di investire tutto il patrimonio, circa 60 mila fiorini, nella costruzione dei terrazzamenti per coltivare limoni e arance. Il giardino dei Ciuciòi può diventare un volano per il territorio e la strada dei fiori ha trovato la sua sede di rappresentanza.

"L'intenzione - dice Pintarelli - è quella di valorizzare le associazioni di volontariato e tutte quelle realtà che tanto si sono spese per raggiungere questo risultato così importante. Noi ci mettiamo a disposizione nella gestione di questo luogo così magico. Si ricalca un po' l'esperienza maturata con l'Orrido di Ponte Alto e le Miniere tra visite guidate e didattiche per studenti e scuole, ma anche tante iniziative a portata di famiglia". 

 

Un'operazione di rivalutazione e riqualificazione, anche in chiave turistica, avviata nel 1998, anno in cui il Comune decide di acquistare il rudere per circa 160 milioni di lire. Da allora una serie di lavori, seguiti e sostenuti anche dalla Soprintendenza provinciale.

 

Sono diverse le strade che intende percorrere l'Ecomuseo, reduce da una crescita esponenziale con le oltre 30 mila presenze all'Orrido di Ponte Alto e l'apertura della miniera dei Canopi, che posiziona questa realtà al terzo posto nell'offerta cittadina dopo Muse e Castello del Buonconsiglio. 

 

"In questa prima fase - evidenzia il numero uno dell'Ecomuseo dell'Argentario - proponiamo visite guidate fino a fine dicembreun'escursione ogni ora tra le 9.30 e le 17 ogni domenica. Cerchiamo di sfruttare il movimento turistico trainato dai Mercatini in provincia (Qui magazine speciale di Natale de Il Dolomiti), ma anche l'avvio della stagione invernale".
 

La formula, infatti, è quella consolidata nell'esperienza maturata all'Orrido. "Prevediamo in questo periodo - conclude Pintarelli - ma anche nel corso del prossimo anno, di organizzare aperture ad hoc per gruppi e scuole. Ci saranno poi eventi particolari, un po' speciali, che ben si sposano con la splendida cornice del luogo".

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