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Il miglior Riesling quest'anno parla trentino e il Merano Wine Festival è da tutto esaurito: dal convegno sul 'filosofo agrario' Zierock a un provocatorio Wild cooking

In questi giorni l'Alto Adige è al centro della scena enogastronomica internazionale. A Naturno ci sono le Giornate Riesling 2019 con un trentino che mette in riga anche i cugini altoatesini. A Merano una delle edizioni del Festival più partecipate di sempre con trovate sfiziose e grandi scoperte

Di Nereo Pederzolli - 10 novembre 2019 - 11:49

MERANO. Una vera, mastodontica quanto ebbra sarabanda enoica, per una rassegna sempre più frequentata. Tra degustazioni imperdibili, contatti social, l’apparenza ancor più importante della poderosa, esclusiva sostanza. Con qualche chicca da ‘fuori Festival’. Come il premio al miglior Riesling italiano: è quello conquistato da un vino trentino – e questa è davvero una bella, meritata sorpresa – proposto a Naturno dalla Fondazione Edmund Mach alla recente Giornate Riesling 2019.

 

Vince un Trentino DOC Riesling ’18 vendemmiato sulle colline che circondano la storica scuola enologica di San Michele all’Adige, curato dall’equipe di Enrico Paternoster. Un premio che onora il lavoro di una cantina/fucina di enologi, istituto che proprio oggi festeggia il 145esimo di Fondazione.

 

Riesling trentino sugli scudi, davanti al Montiggli ’18 della Kellerei St. Michael Eppan, cantina diretta da Hans Terzer e con Toni Zubasing alla presidenza. Poi, sul podio un Riesling di casa, il Gaieregg ’18 dell’azienda della val Venosta Himmelreich-Hof. Ottimo risultato anche per i vini proposti da aziende extraregionali. Anzitutto - quarto assoluto – da Aldo Vajra, un barolista sopraffino che in quel di Vergne con la sua bella famiglia coltiva non solo Nebbiolo di eccelsa qualità, ma pure un Riesling Pètracine sempre in evidenza in ogni comparazione, pure internazionale.

 

Il Concorso di Naturno non è stato dunque ‘solo’ di stampo sudtirolese, come ad Egna – per il Pinot Nero – o a Penone per il Sauvignon. Stavolta il giudizio della giuria ha messo in evidenza anche Riesling friulani – Silvio Jermann – e dell’Oltrepò. Ma torniamo a Merano.

 

L’apoteosi del MWF è andata in scena ieri. Un sabato come forse mai così bramato. Schiere di appassionati in fila per entrare nel Kursaal, ma anche per partecipare alle Masterclass – il ricavato di queste devoluto in beneficenza al Gruppo Missionario meranese – o per scoprire le sfizioserie del Gourmet Arena, i prodotti del miglior agroalimentare. Con spazio ad ogni ‘contaminazione’ gustativa. Dai vini biologici e biodinamici, a quelli vinificati in anfora e una sequenza interminabile di grandi cru, nazionali e d’Oltralpe.

 

Affluenza destinata a ripetersi non solo oggi, ma anche domani e martedì, quando saranno in scena le blasonate bollicine dello champagne. Senza dimenticare l’evento di apertura, venerdì scorso. Quel NaturaeETpurae, simposio nel segno di Rainer Zierock. Convegno perfettamente organizzato da Angelo Carrillo, per rievocare la figura dell’istrionico ‘filosofo agrario’ seguito da una stratosferica degustazione di 10 vini Dolomytos di 7 annate diverse, per chiudere con un Teroldego Foradori del 1990. Una comparazione che ha suscitato interesse e che continuerà a stimolare profonde dissertazioni.

 

E ancora. Decisamente innovativo anche lo show di Wild cooking, cuochi importanti che sfruttano esclusivamente materie prime naturali, spesso ‘trasformate’ con la rifermentazione. Sul palco chef del calibro di Terry Giacomello, Mattia Baroni, Peter Brunel, poi Alberto Sparacino, Davide Caranchini e Theodor Falser, tutti stellati, tutti alle prese con una cucina incredibilmente provocatoria. Come i limoni con muffa nobile fatti assaggiare da Terry Giacomello. O il Risotto ‘rifermentato’ e impreziosito da Vino Santo Trentino di Peter Brunel. Poi le patate fermentate, il garum, le erbe officinali, pure il pepe dolomitico.

 

Kermesse gastronomica per ‘entrare’ nel clima del MWF. E dedicare al vino la giusta ebbrezza. Ne riparleremo.

 

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