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La propaganda (da sempre) manipola i dati. Sessantasei anni fa il canonico Gamper lanciava il grido d'aiuto per la "Marcia della morte" dei sudtirolesi

Nella ricorrenza della Marcia su Roma, il punto di riferimento della minoranza sudtirolese pubblicava sul Dolomiten un editoriale dai toni apocalittici per attirare l'attenzione del mondo tedesco sulla prosecuzione da parte dello Stato italiano della politica fascista di immigrazione. Ma i dati su cui si basava l'invettiva di Gamper erano gonfiati. La provincia si avviava così verso l'internazionalizzazione della questione altoatesina

Di Davide Leveghi - 28 ottobre 2019 - 20:04

TRENTO. Il 28 ottobre 1953, in una data non certo casuale, il canonico Micheal Gamper, figura di riferimento spirituale e politica dei sudtirolesi di lingua tedesca, pubblicò un editoriale arroventato in cui denunciava il disegno del governo italiano di cambiare gli equilibri etnici della provincia di Bolzano attraverso la prosecuzione della politica migratoria fascista. Sulla base di dati estrapolati da un bollettino della Camera di commercio, Gamper lanciava il grido d'aiuto per la “Marcia della morte” verso cui si incamminava la minoranza sudtirolese.

 

La situazione dell'Alto Adige degli anni '50 è un'escalation di tensione politica ed etnica. La rigidità della Democrazia Cristiana trentina, padrona assoluta della regione speciale Trentino-Alto Adige, nata nel 1948 e scaturita dagli accordi del Patto De Gasperi-Gruber, sta progressivamente portando la Giunta regionale, guidata ininterrottamente in collaborazione con l'Svp, alla rottura.

 

Siamo all'inizio della crisi del primo Statuto – contestualizza lo storico bolzanino Giorgio Mezzalira – l'inizio della fase di internazionalizzazione della questione altoatesina – l'Austria diviene indipendente nel 1956 (qui l'articolo) – Gamper, guida riconosciuta dei sudtirolesi usa un linguaggio forte per portare alla luce fuori dai confini provinciali la questione altoatesina. Si rivolge soprattutto al mondo tedesco, utilizzano un lessico, quello della Todesmarsch, appunto, che dà senso della frattura che si sta consumando tra Stato italiano e minoranza tedesca”.

 

Gamper sceglie infatti una data simbolica, quella dell'anniversario della Marcia su Roma, per denunciare non solo la presunta continuazione della politica migratoria fascista, “la politica del 51%” per dirla come lo storico tedesco Rolf Steininger, ma anche per dimostrare come lo Stato italiano abbia calpestato i principi stabiliti dal Patto De Gasperi-Gruber. L'anno dopo, non a caso, l'Svp consegnerà al governo un memorandum in cui si chiarisce la mancata entrata in vigore di clausole e norme per l'autonomia.

 

“Nel memorandum – continua Mezzalira – si utilizza un linguaggio altrettanto forte, parlando di 'genocidio'. E' chiaro come in questa fase l'editoriale di Gamper come il documento dell'Svp abbiano lo scopo di attirare l'attenzione sul problema altoatesino e di agganciarlo al mondo tedesco. Nel farlo si manipolano i dati. Gamper prende per buone delle cifre pubblicate dalla Camera di commercio di Bolzano con cui tra il '47 e il '53 si registra un saldo di crescita della popolazione di 60mila unità. Questo conteggio, però, non tiene conto dei nuovi confini della provincia”.

 

“La popolazione aumenta perché si annette a Bolzano la Bassa Atesina, prima sotto l'amministrazione della provincia di Trento, e da togliere ci sarebbero pure gli optanti tornati dal mondo tedesco. Sono dati statistici errati, confutati già nel 1958 da un geografo austriaco che segnala un saldo di crescita di 20-25mila italiani giunti dalle Vecchie province. È curioso come un personaggio così intelligente e sveglio come Gamper li utilizzi in maniera così leggera”.

 

Il tono di Gamper è vittimistico e apocalittico. La Todesmarsch, immagine che rievoca le marce forzate dei deportati verso i campi di concentramento nazisti, presenta la minoranza tedesca, ancora segnata dall'oppressione nazionale del regime fascista – comunque imparagonabile a quella sofferta da altre minoranze nazionali in Italia, su tutti gli slavi – dilaniata dalle divisioni interne del dramma delle Opzioni ma compattata per esigenze etniche, come una “specie di via d'estinzione” per colpa di uno Stato oppressore e prosecutore del fascismo. Nel farlo s'affida al megafono di questa propaganda enfatizzata, il Dolomiten.

 

Dolomiten e Alto Adige – spiega Mezzalira – rappresentano gli Organi con la 'O' maiuscola dei gruppi linguistici in Alto Adige. L'Alto Adige viene finanziato dal governo e difende con la sua linea editoriale l'italianità travalicando spesso le indicazioni di Roma di limitare il suo essere radicale e italianofilo. E' lo strumento della difesa dell'italianità, e anche ora, in maniera più moderata, è la legittima voce del gruppo italiano, in un panorama sicuramente diverso dalla provincia degli anni '50 e caratterizzato da più pluralismo”.

 

Il meccanismo del vittimismo, pertanto, verrà utilizzato da entrambi i gruppi in diverse fasi della storia provinciale, come ad esempio da parte italiana una volta entrato in vigore il secondo Statuto d'autonomia nel 1972 – si legga il reportage dell'allora emergente Sebastiano Vassalli Sangue e suolo. Viaggio fra gli italiani trasparenti del 1985. Un meccanismo tuttora attivo in cui la tesi di Gamper continua, sebbene confutata dalle fonti, a svolgere un ruolo centrale.

 

“Nella storiografia di lingua tedesca – conclude Mezzalira – la tesi del proseguimento della politica di conquista dell'Alto Adige da parte di Roma attraverso l'immigrazione ritorna. Una tesi che non sta in piedi, presente ad esempio nelle opere di Steininger, purtroppo ancora corrente nonostante gli studi la smentiscano”.

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