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| 19 set 2019 | 19:22

La Provincia mette i cartelli ai confini per segnalare l'Euregio. Ma davvero non ne potevamo fare a meno?

"Benvenuti nell'Euregio" e "Arrivederci dall'Euregio" saluteranno all'entrata e all'uscita - in forma trilingue - gli automobilisti che passano il confine tra Trentino e province confinanti. Una misura approvata dalla giunta con lo scopo di rafforzare la percezione della diversità del Tirolo storico. Ma l'identità, almeno una critica e problematica, si costruisce in altro modo, puntando innanzitutto sull'istruzione

La Provincia mette i cartelli ai confini per segnalare l'Euregio
di Davide Leveghi

TRENTO. “State entrando nel Tirolo storico”. Non bastano più i vecchi cippi di confine, o i monumenti come quello di Borghetto che indicano la vecchia frontiera tra Regno d'Italia e Impero austro-ungarico. Ora, a segnalare i confini dell'euroregione dell'Euregio, accanto alla “farfalla” di Battisti ci saranno 16 cartelli posti a tutte le entrate della provincia confinanti con Lombardia e Veneto.

 

 

La misura, analogamente riproposta in Alto Adige/Südtirol e Tirolo e che vedrà ai margini nazionali e regionali di tutta l'euroregione l'apposizione di un cartello trilingue in tedesco, italiano e ladino, è stata approvata oggi dalla giunta provinciale. Lo scopo? Aumentare la percezione dell'Euregio fra la popolazione dei tre territori e fra coloro che per turismo o lavoro la visitano.

 

Un provvedimento che onestamente lascia perplessi e sulla cui efficacia si può perlomeno essere scettici. C'è forse infatti bisogno di insistere ulteriormente sull'identità tirolese? O forse sarebbe meglio riflettere sulla trasformazione di quest'identità in un mondo decisamente cambiato nell'ultimo secolo – passato tra l'altro per due terzi dell'euroregione, in maniera piuttosto tribolata, all'Italia?

 

Eh sì perché l'identità è cosa seria ma anche pericolosa, quando si trasforma in un'ossessione. A maggior ragione quando è svuotata da ogni conoscenza storica, critica, conscia della complessità, problematica, e si è converte in uno slogan propagandistico aggressivo, in un'ennesima e (inutile) bandiera.

 

L'essere trentini e l'essere parte dell'Euregio non si sentono orientandosi con i cartelli segnaletici o sventolando la bandiera con l'aquila di San Venceslao. Si vive, si prova, si apprende con una conoscenza non appiattita sugli slogan ma assimilata criticamente. Forse sarebbe bene cominciare a pensare di dedicare un po' di spazio alla storia regionale nelle scuole, ad esempio – o in generale alla storia novecentesca – badando più alla sostanza che alla forma. Almeno si risparmierebbe sui cartelli.

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