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Mentre i separatisti soffiano sul fuoco del nazionalismo, dalla Provincia di Bolzano si guarda al futuro: "La prospettiva è l'Europa"

Con l'avvicinamento del centenario dell'annessione formale del Tirolo del Sud (attuale Trentino-Alto Adige) al Regno d'Italia (ora Repubblica italiana), si fanno più numerose le iniziative nazionaliste di rivendicazione di "un'ingiustizia storica". E mentre in giro per la provincia di Bolzano (e a Trento) compaiono manifesti che chiedono l'autodeterminazione, il presidente Arno Kompatscher va in senso contrario: "Il futuro sono l'autonomia e il superamento dei nazionalismi nell'Europa"

Di Davide Leveghi - 08 ottobre 2020 - 17:20

BOLZANO. “Non si può riportare indietro la lancetta della storia” e “il futuro è l'Europa”. E' questo il messaggio lanciato dalla Provincia di Bolzano in occasione del centenario di sabato 10 ottobre dell'annessione ufficiale del Tirolo del Sud (di cui facevano parte gli attuali territori del Trentino e dell'Alto Adige) all'Italia

 

Con una nota, infatti, il presidente Arno Kompatscher ha tenuto a ribadire come al di là della palese “violazione del principio di autodeterminazione” sofferta tra il Brennero e Salorno, ogni spazio per una rivendicazione nazionale debba essere riempito con un afflato europeista e sovranazionale, sancito d'altronde dalla nascita dell'Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino.

 

C'è dell'interesse storico, certamente, leggendo le parole con cui la massima autorità della provincia di Bolzano ha deciso di celebrare questa ricorrenza. Il rapporto dei sudtirolesi con la propria storia, infatti, ha sempre vissuto di ammiccamenti più o meno sfacciati da parte del partito che da sempre rappresenta (e che ormai si riconosce con) l'autonomia altoatesina. Nata nel secondo dopoguerra come partito di raccolta della componente tedesca, maggioritaria al di sopra di Salorno, l'Svp ha rappresentato l'asse attorno a cui tutto il mondo tedesco, sia quello minoritario di matrice socialdemocratica, che quello più nazionalista, poi uscito dal partito, ha gravitato.

 

Per chi le ricorda sono ancora vivide le parole con cui l'allora Obmann del partito Luis Durnwalder, in occasione del 150enario dell'Unità d'Italia, declinava la partecipazione alle celebrazioni. “Non abbiamo nessun motivo per festeggiare”, aveva dichiarato, suscitando una tempesta di critiche – come al solito fiorite dal sottobosco del nazionalismo italiano – ma dimenticando o volutamente ignorando, soprattutto, che era presidente di una provincia in cui vivono anche 100mila italiani.

 

Il passato, in Alto Adige, rappresenta un'arena di scontro non indifferente, dove si giocano equilibri che hanno a che fare il presente e la convivenza tra i gruppi etnici. E se le origini della stragrande maggioranza degli italiani altoatesini non possono prescindere dal problematico rapporto con il fascismo, per quanto riguarda il gruppo tedesco non mancano certo gli elementi spinosi: dalle Opzioni al rapporto con il nazismo, fino al terrorismo che sconvolse la provincia (e non solo) per almeno 30 anni (QUI e QUI).

 

Ferita originaria, l'annessione all'Italia – con parallela mutilazione della madrepatria tirolese – continua a creare rigetto in alcune componenti di lingua tedesca, non solo a destra della “stella alpina”. Le vicende annose sulla toponomastica o quella più recente dell'emendamento proposto dal partito separatista Süd-Tiroler Freiheit con cui i termini “Alto Adige” e “altoatesino” venivano trasformati in “Provincia di Bolzano” e “delle Provincia di Bolzano” nei documenti che regolano i rapporti tra Bolzano e Bruxelles lo dimostrano (QUI e QUI). Ogniqualvolta le componenti più estreme del mondo di lingua tedesca lanciano una provocazione – in cui la destra italiana cade automaticamente – dalla “stella alpina” o si ammicca o si nicchia.

 

Il nazionalismo, d'altronde, è un virus da cui non è facile rimanere immuni. Per questo le parole con cui Kompatscher ricorda il centenario rappresentano una piacevole sorpresa – per quanto, come dice il vecchio adagio, “tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare” - sulla strada di un'Europa in cui i confini gradualmente spariscono lasciando spazio ad una comunità multilingue e multiculturale.

 

Se pensiamo a quanta sofferenza ha generato al Tirolo la storia del secolo scorso e poi apriamo gli occhi sulla situazione attuale – si legge – possiamo affermare che, nonostante tutte le difficoltà incontrate, siamo riusciti a preservare la nostra identità e a costruire una buona e pacifica convivenza. Nel 1919 il Tirolo venne diviso da un confine che violava il principio di autodeterminazione dei popoli, ma non possiamo riportare indietro le lancette della storia, e oggi siamo tornati assieme nell'ambito dell'Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino. Storicamente abbiamo sempre dimostrato di voler gestire in proprio le decisioni che ci riguardano, e di saper trovare soluzioni responsabili anche in situazioni difficili. Nello specifico, per quanto riguarda la separazione del Tirolo, abbiamo trovato i mezzi e le strade per superare questo nuovo confine in pieno spirito europeista”.

 

L'autonomia dunque, continua Kompatscher, oltre al superamento dei confini, rappresentano “la prospettiva da seguire a 100 anni dalla separazione del Tirolo del Sud dal resto del Tirolo. Abbiamo una solida base di valori comuni che ci potranno accompagnare in questo percorso chi si svolge all'interno dell'Unione europea”.

 

Nei giorni scorsi, a proposito di componenti che soffiano sul fuoco del nazionalismo, la Südtiroler Heimatbund, associazione culturale di stampo separatista, ha lanciato una campagna di manifesti per denunciare l'ingiustizia durata 100 anni dell'annessione del Sudtirolo all'Italia. Tale iniziativa ha visto la partecipazione anche della Schützekompanietrient Betta di Trento, con l'apposizione di 2 cartelloni in una trafficata via di Trento nord.

 

Sono proprio contento ed è ora che i trentini imparino un po' di storia”, aveva scritto (rigorosamente in dialetto trentino) sul proprio profilo facebook un giocondo Paolo Primon, promotore dell'iniziativa nel capoluogo trentino. Invito a cui noi ci accodiamo, nella speranza che senso storico, capacità di contestualizzazione e maggiore spirito critico portino finalmente al superamento di dannosi nazionalismi ed etnicismi verso un'Europa senza barriere.

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