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L'età dei muri, un'epoca in cui si innalzano barriere e si abbattono ponti. Greppi: "Abbiamo gli antidoti per rompere i muri"

Puntata 3: “L'età dei muri”. Quando oltre ad erigere nuovi muri si abbattono i ponti. Nel terzo approfondimento in vista del trentennale della caduta del Muro, lo storico Carlo Greppi racconta "l'età dei muri", un'epoca iniziata nel 1940 con la costruzione del ghetto di Varsavia e tuttora in corso, in cui gli uomini continuano ad essere separati e divisi da barriere fisiche e mentali

Di Davide Leveghi - 05 novembre 2019 - 17:35

TRENTO. Attraverso il muro di Berlino: al di qua e al di là, nel tempo e nello spazio, della barriera più famosa della Storia. Approfondimento in vista del trentennale della caduta.

Puntata 3: “L'età dei muri”. Quando oltre ad erigere nuovi muri si abbattono i ponti​

C'è una significativa coincidenza tra il 9 novembre del 1989 e la stessa giornata di 4 anni anni dopo. La caduta del Muro e la dissoluzione del comunismo sovietico agirono sui regimi socialisti di tutto il mondo, travolgendo non solo quelle realtà sostenute da Mosca ma pure tutte quelle che avevano preso la loro specifica strada verso il “sol dell'Avvenire”. Il 9 novembre del 1993, sotto le bombe croate, lo Stari Most, il 'Ponte vecchio' di Mostar, veniva abbattuto, segnando un altro passo verso l'inarrestabile dissoluzione jugoslava.

 

Simbolo della multietnicità e multiculturalità della Bosnia, repubblica della Federazione che per la sua composizione era definita “Jugoslavia in piccolo”, il bombardamento di quel ponte segnava per l'Europa la disillusione delle speranze nate con le picconate al Muro di Berlino. Un fatto simbolico che lasciava gli europei spiazzati di fronte al riaffacciarsi di una barbarie che si credeva lasciata definitivamente alle spalle.

 

“L'importanza dell'evento che stiamo celebrando – spiega Carlo Greppi, storico e socio fondatore dell'associazione Deina – sta nel fatto che l'uomo possa farne tesoro. Abbiamo gli antidoti per rompere i muri. Bisogna pensare che al tempo nessuno avrebbe immaginato che potesse crollare il Muro di Berlino. In quel 1989 una grande speranza viene regalata soprattutto all'Europa occidentale, ma di certo le spinte alla distruzione non mancano né dentro né fuori”.

 

Non a caso la caduta del Muro, sotto molti aspetti un vero e proprio spartiacque, non viene considerata da Greppi la coda finale di un processo, bensì uno dei momenti esemplari di quella che già nel titolo del suo saggio chiama “L'età dei muri”. “Nel libro sostengo come siamo ancora immersi in quest'epoca, cominciata nel 1940 con la costruzione del muro del ghetto di Varsavia, con cui si mura mezzo milione di persone. I numerosi casi in cui questa pulsione a dividere, a separare, si manifestano, acquistano un'impennata nei decenni seguenti. Con la caduta del Muro di Berlino si sperava che si inaugurasse una nuova era ma in realtà già negli anni '90 venivano costruiti muri più imponenti per difendere il mondo occidentale. Penso ai due casi più eclatanti, quello che divide gli Usa dal Messico o quelli delle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla”.

 

Gli anni 2000 vedono la proliferazione di barriere, muri e fili spinati. Tutti ostacoli avversati dai protagonisti delle storie che attraversano il volume di Greppi L'età dei muri. Breve storia del nostro tempo (2019). “Nel libro vengono raccontate quattro storie. Le prime due sono legate al muro del ghetto di Varsavia e narrano dello storico ebreo Emmanuel Ringelblum, il quale decise di restare nel ghetto per aiutare i perseguitati e documentare la storia per i contemporanei e i posteri, e del fotografo Joe Heydecker, che ebbe il coraggio di scattare foto al ghetto per denunciare la situazione intollerabile”.

 

“Legata al Muro di Berlino c'è poi la storia di John Runnings – continua – un attivista di origini canadesi che per primo, in occasione del 25º anniversario della costruzione del Muro, lo piccona. La sua fu una carriera dedicata alla militanza non violenta. Infine Bob Marley, che con le sue canzoni fa arrivare in tutto il mondo un messaggio pregno di storia, che dichiara guerra alla retorica del rifiuto. Con Marley il libro allarga il suo sguardo a tutto il pianeta, dato che la sua musica intravede quello che sarebbe stato il futuro”.

 

Quel futuro che è ora presente di barriere e divisioni, di intolleranza e incomunicabilità. Muri, fisici e non, che possono essere abbattuti solo attraverso la conoscenza e la cultura. “Sta a chi si occupa di cultura e storia di accelerare i processi di caduta dei muri. Ciascuno di noi può essere protagonista del proprio presente nella battaglia legata alla rappresentazione della realtà, contro la retorica della paura, della chiusura. Penso ad esempio all'ex calciatore Claudio Marchisio, che appena può si spende per battaglie di civiltà. Non devi essere professore per incidere sul tuo tempo, chiunque abbia voce ha una responsabilità”.

 

E i giovani, con cui Greppi lavora nei progetti di Deina in giro per l'Europa e i suoi “luoghi della memoria”?Deina deriva dal greco 'deinós', cioè la capacità dell'uomo di essere al tempo stesso terribili e meravigliosi, di saper costruire e distruggere. Il suo scopo è indagare la zona grigia dell'essere umano e per farlo lavoriamo con i giovani. In loro vedo il futuro e le lotte sul tema dell'ambiente, ad esempio, mi fanno ben sperare. Mi auguro solo che siano consapevoli della dimensione politica delle loro battaglie".

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