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''Movida'' a Trento, fondamentale un patto di civiltà tra locali e utenti. Le coercizioni non servono

In gioco ci sono due diritti opposti: quello dei giovani che vogliono viversi la città più fuori che dentro bar e pub  e quello di un privato che cerca tranquillità. Per questo è importante un patto. La chance di successo dipende da tutti, da sintonie e reciproche comprensioni che se non ci sono vanno inventate 

Di Carmine Ragozzino - 03 October 2019 - 17:40

TRENTO. Può sembrare un controsenso. Eppure è vero. L’esasperazione può anche deviare dall’improduttiva rotta di collisione. Può succedere – è un gran bene – quando agli esasperati si parla la lingua della chiarezza.

 

Quando non li si blandisce per posticipare. Nella politica – nell’amministrazione – accade poco. È però capitato nell’incontro tra l’assessore comunale al commercio – Stanchina – e un gruppo di residenti al diapason della sopportazione. Quelli che abitano il cuore di Trento. Un gruppo ben attrezzato quanto a legittimità degli argomenti e quanto alla concretezza documentata dei lamenti.

 

Il tema? Spinoso, rischioso. E cioè il rapporto mai risolto - ma forse non ineluttabilmente irrisolvibile - tra diritti opposti. C’è il diritto dei giovani: vogliono viversi la città più fuori che dentro bar e pub. In un dopocena che giocoforza si prolunga verso la notte.

 

Ma c’è anche il diritto ad un “privato” meno rumoroso e snervante. Il privato di chi ha domicilio nei luoghi della concentrazione alcoritmica giovanile.

 

Nel mezzo c’è un groviglio. È un groviglio di competenze che complicano la ricerca di un accettabile modus vivendi che garantisca esigenze oggettivamente contrapposte. Ci sono le leggi nazionali, quelle provinciali, quelle comunali: ognuna regola a proprio modo il settore commerciale. Sono leggi che non si parlano, in un intreccio burocratico spesso paralizzante. Ci sono poi compiti di vigilanza e, se serve, di repressione. Un altro ginepraio di difficile comprensione tra le prerogative in capo allo Stato, (questore, prefetto) e quelle in capo all’amministrazione comunale, (polizia municipale).

 

Gli esasperati possono anche semplificare. Possono implorare di “fare qualcosa” senza curarsi di chi debba essere l’interlocutore. Ma pur legittima, la domanda non offre vie d’uscita oltre allo sfogo.

 

Nell’incontro in Comune – una tappa di una serie di confronti che hanno già chiamato a ragionare anche esercenti e universitari – si è finalmente potuto annotare un confortante realismo. “Il Comune, il mio assessorato, non si nasconde. Io ci metto la faccia con voi, con i giovani e con gli esercenti ma non mi sogno di propinare panacee irrealizzabili, utili forse a farsi politicamente belli ma inutili di fronte alla complessità delle questioni”. Così parlò Stanchina.

 

Traduzione? Ci si prova. Ma la chance di successo dipende da tutti, da sintonie e reciproche comprensioni che se non ci sono vanno inventate. Ecco allora il regolamento proposto da Stanchina e ufficio: una bozza di regolamento passibile di miglioramenti, che dovrà essere varato dal consiglio comunale e che potrebbe diventare operativo dall’inizio del prossimo anno.

 

Il regolamento illustrato ai residenti e alle altre parti coinvolte introduce criteri nuovi. Ma il criterio principale, che si articola in tecnica, è quasi filosofico. È il criterio della reciproca responsabilità che offre un patto tra amministrazione e gestori dei locali della città.

 

“Un patto equo – dice Stanchina – che punta a premiare le buone pratiche. Ma che reprime – se c’è bisogno – con molta più certezza di prima”. Nella geografia della cosiddetta “movida” – termine abusato ed eccessivamente semplificativo – la città non è tutta uguale. Nel centro del centro di Trento – nelle vie e nelle piazzette più sofferenti di fronte ad un’aggregazione che fuori orario degenera troppo frequentemente in indecenza alcolica e fisiologica – servirà intervenire sugli orari di chiusura dei locali.

 

Lo si farà dopo aver individuato – non ci vuole poi molto – zone dove sperimentare la possibilità di accettabile convivenza fra l’utenza, (migratoria tra un locale e l’altro) e residenza. Nelle “zone rosse” la chiusura dei locali sarà fissata alle 23 nei giorni feriali, alle 24 il sabato e la domenica. Ed è qui che il “patto” introduce una logica di collaborazione che è diversa, molto diversa, dal quel dire “adesso basta” che dura quasi sempre il solo tempo di un titolo di giornale. Tra ricorsi, controricorsi e multe che fanno il solletico finanziario a chi incassa parecchi euro in birra e spritz.

 

Il patto – adesione volontaria – offre ai locali possibilità di deroghe sugli orari in cambio di una serie di impegni che potrebbero garantire non poco il decoro che la città merita tanto in centro quanto in periferia. Ma senza trasformare la città in un obitorio giovanile, (ma non solo).

 

Non vendere alcolici a prezzi stracciati, garantire l’utilizzo gratuito dei bagni, facilitare e promuovere la raccolta differenziata, assicurare pulizie stradali straordinarie delle strade adiacenti il locale dopo eventi, rimuovere vandalismi grafici che stanno agli antipodi dell’espressione artistica, organizzare manifestazioni culturali, usare i locali non solo come “spina” di beveraggi e beveroni ma come luoghi di uno svago un po’ più qualitativo.

 

Sono alcuni punti dell’accordo che fanno punteggio. Il punteggio alto porta a deroghe orarie e facilitazioni tecniche da parte del Comune. “Ma occhio – assicura Stanchina – chi firmasse il patto per fare il furbo e fare ancora quel che gli pare non tradirà noi ma sé stesso. Il Comune interverrà con sanzioni forti. Non potranno essere carezze perché ne va della credibilità di un progetto nel quale la fiducia reciproca è la base”.

 

I residenti, gli esasperati non hanno fatto salti di gioia. Ma nemmeno hanno negato all’assessorato al commercio un’apertura di credito sia al regolamento che, soprattutto, alla dichiarata intenzione di mettere costantemente a confronto gestori, frequentatori e residenti per un monitoraggio efficace delle situazioni. D’altra parte tra i residenti che hanno animato l’incontro con Stanchina non si sono visti “pasdaran” del proibizionismo ma solo persone che pretendono un civile senso del limite.

 

Non si sa se e come si arriverà ad un traguardo che è in ogni caso l’inizio e non la fine di un percorso appena incominciato. Di sicuro il tema della responsabilità è una chiave più che mai utile, irrinunciabile. Se usata con cervello e senza facilonerie, è una chiave di cui dovrebbero servirsi prima di tutti i “fruitori” della città serale e notturna.

 

Il non superamento dei limiti nel divertimento e nell’aggregazione - sacrosanta - di chi alla città porta quattrini affittando appartamenti e spendendo nelle botteghe è una sfida. E’ sfida culturale, educativa perfino. Va posta ai giovani con forza e senza titubanze. Anche qui si può essere coercitivi, suscitando reazioni ingovernabili, o si può usare più la carota del bastone. Ricompensando in qualche modo, (scontistica, servizi, sostegni ad iniziative) chi aiuta a limitare gli eccessi singoli o di gruppo della movida.

 

Il regolamento di Stanchina prova ad intervenire solo su una parte del problema: quella di sua competenza. Sull’altra, su quantità e qualità dell’offerta che determina la geografia del dopocena, dovrebbe intervenire invece il regolamento che starebbe articolando l’assessore alla cultura, Bungaro.

 

Si vedrà quando la proposta sarà pronta cosa ci sarà di nuovo e cosa di buono. È un’altra partita difficile: musica, volumi, insonorizzazioni, eccetera. Cosa aspettarsi? Un discorso chiaro e scelte chiare. Scelte conseguenti - ad esempio - alla necessità di diversificare modalità, caratteristiche e luoghi dell’offerta di intrattenimento in centro.

 

Non tutte le musiche - per struttura e impatto - sono adattabili al cuore abitato della città. E la musica non è l’unica forma d’arte che aggrega. Tuttavia chi non può rinunciare a batterie, urli di chitarra e stonanti ritmi sincopati deve poter trovare dei luoghi “dedicati”- (Albere, Piazza Dante? Aree da individuare)- dove esprimersi. Ma senza reprimere i timpani di chi ha finestre e stanze da letto a tiro di amplificazione. Se i due regolamenti procederanno in sinergia sarà un buon passo avanti.

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