Telecamere in asili nido e strutture per anziani e disabili, l'esperto: ''Si rompe il rapporto di fiducia cliente-ente''
La criticità maggiore è quella relativa all'installazione delle telecamere su base volontaria e d'intesa con gli operatori. "Se si vuole andare avanti, si deve fare per tutti. Diversamente sarebbe un provvedimento deleterio"

TRENTO. "E' un tema difficile e complicato, sicuramente rappresenta un segnale di rottura del patto implicito tra ente e persona. E' il sintomo della crisi sociale in atto da tempo, non ci si fida più", queste le parole di Giuseppe Disnan, psicologo e psicoterapeuta già responsabile dell'area Psicologia cognitiva e dell'handicap nella prima Unità operativa di Psicologia del servizio pubblico della Provincia e da sempre attivo nell'ambito della clinica infantile e della gestione dei sistemi organizzativi in rapporto alla pratica clinica, nel commentare l'approvazione della mozione di Giorgio Leonardi (Forza Italia) che prevede la possibilità di ricorrere ai sistemi di videosorveglianza per prevenire maltrattamenti di bambini, anziani e disabili tra le scuole materne e le case di riposo, ma anche nelle strutture di assistenza (Qui articolo).
Il Trentino che segue a 24 ore di distanza il Veneto in questo provvedimento, anche a fronte di rarissimi casi alle nostre latitudini. "E' un po' il segno della realtà odierna - commenta lo psicologo - pochi episodi diventano un caso e la rilevanza diventa più estesa di quanto dovrebbe essere. E' difficile giudicare questa mozione per diverse ragioni, il tema è davvero complesso".
Insomma, grande fratello contro fiducia in professionisti e operatori. "E' preoccupante e comprensibile - spiega Disnan - il ricorso alle telecamere come deterrente. Il controllo totale spaventa, mentre la mancanza di fiducia nell'istituzione è assolutamente insopportabile per il genitore o il parente. Certo, un problema è sicuramente la situazione di stress che vive il personale, sempre più spesso ridotto ai minimi termini, sfruttato e frustrato".
La criticità maggiore è quella relativa all'installazione delle telecamere su base volontaria e d'intesa con gli operatori. "Non è possibile - dice lo psicoterapeuta - gestire questo aspetto in termini parziali, ma deve essere un provvedimento generale e strutturale. Se un ente aderisce diventa un'auto-denuncia, si ipotizza l'ipotesi e il timore che ci possa essere qualche difficoltà, se non si aderisce magari c'è comunque qualcosa da nascondere. Sarebbe un problema".
Un po' come se le telecamere venissero posizionate all'angolo di una strada e puntassero solo in una direzione. "Evidente la fonte di potenziale conflitto - conclude Disnan - se una scuola è video-sorvegliata e un altro istituto invece viene lasciato libero. La volontarietà e l'applicazione parziale avrebbe effetti catastrofici. Se si vogliono installare le telecamere, si deve fare per tutti".














