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| 11 feb 2023 | 20:10

''Una legge che censura e limita l'autonomia scolastica sarebbe grave, un precedente pericoloso'', le scuole sul ddl di Pro Vita: ''Non inventati da noi ma sentiti dai ragazzi''

L'associazione nazionale presidi del Trentino: "L'identità di genere? Non è un tema inventato dalla scuola ma è molto sentito dai ragazzi. Il compito è quello di assicurare la crescita e il benessere degli studenti, gli istituti possono affrontare la questione in modo equilibrato e autorevole, anche interessando gli esperti. Altrimenti vengono lasciati a loro stessi"

Una legge che censura e limita l'autonomia scolastica sarebbe grave

TRENTO. "Il disegno di legge farà il suo percorso", dice Paolo Pendenza, che guida dell’associazione nazionale presidi del Trentino. "Premesso che un'attenzione sui temi sensibili è importante e informare i genitori è corretto, ci sono alcuni elementi critici che preoccupano gli istituti scolastici".

 

Se le opposizioni sono intenzionate a chiedere le dimissioni di Bisesti per aver partecipato all'appuntamento di Pro vita e per il sostegno al disegno di legge (Qui articolo), il numero dei presidi trentini si astiene dalla polemica politica ("L'assessore può partecipare alle serate che ritiene più opportune, un suo diritto che non intendo mettere in discussione") ma entra nel merito del ddl chiamato a seguire l'iter in Consiglio provinciale. 

 

Sono diversi, infatti, i passaggi controversi nel ddl (Qui articolo). Un punto è quello che "nelle scuole di ogni ordine e grado non è comunque consentita la realizzazione, con il coinvolgimento di studenti, di progetti o attività basati sulla prospettiva di genere, che promuovano fluidità di genere o dell’identità sessuale, oppure che insegnino (come si potesse imparare ndr) a dissociare l’identità sessuale dal sesso biologico". Una formulazione fumosa, tanto che in base all'interpretazione molti dei cosiddetti corsi di genere”, compresi quelli che promuovono le pari opportunità fra donne e uomini, rischierebbero di essere censurati.

 

"E' una formula che appare troppo generica - dice Pendenza - affrontare tematiche quali la parità e riportare dati quali le donne in media guadagnano meno degli uomini potrebbero rappresentare, per esempio, una violazione. La preoccupazione riguarda anche i temi quali la fluidità e l'identità di genere. Sia chiaro che non sono stati inventati dalla scuola ma sono molto sentiti dai ragazzi e dalle ragazze. Il compito è quello di assicurare la crescita e il benessere degli studenti, gli istituti possono affrontare la questione in modo equilibrato e autorevole, anche interessando gli esperti. Altrimenti vengono lasciati a loro stessi e si informano in autonomia senza quell'educazione che la scuola può accompagnare in modo tematico e con attenzione". 

 

Non è l'unico aspetto critico del punto 5 dell'articolo 18/bis. "Rappresenta una censura - aggiunge Pendenza - una legge che limita in modo così deciso sarebbe grave, oltre che un precedente, in contrasto con la pluralità della scuola pubblica e dell'autonomia scolastica". 

 

Il ddl prevede, poi, l’inserimento di un nuovo articolo che riguarda le “attività che non rientrano nel curricolo obbligatorio e attività relative a temi sensibili”. "Un passaggio mette a rischio le attività integrative, se un istituto vuole fare un approfondimento che non rientra nel percorso obbligatorio sulla Prima guerra mondiale o su Napoleone, per esempio, dovrebbe informare dettagliatamente le famiglie, questo aumenta inutilmente il peso burocratico e non si avverte la necessità di mettere ulteriormente in difficoltà il personale".

 

Non solo. "Il curriculo obbligatorio non esiste - prosegue - non c'è in nessuna parte delle normative. Ci sono solo indicazioni e linee guida che parlano di competenze, abilità e contenuti. La costruzione del percorso è responsabilità degli istituti scolastici e approvato dal Collegio docenti. Non c'è un elenco di tematiche da trattare, questo è un riferimento ai vecchi programmi ministeriali, quindi più di 20 anni fa in quanto l'autonomia è scolastica risale agli anni 2000".

 

Non mancano altri nodi che renderebbero i meccanismi più farraginosi nel seguire il quotidiano e l'evoluzione della società ma "sono secondari rispetto a questi punti principali che sono difficili da comprendere e complicati nell'applicazione. Norme che mettono a rischio, anche burocraticamente, la progettazione, la programmazione e la realizzazione delle lezioni", conclude Pendenza.  

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