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Usa medicine alla cannabis ma finisce al Serd e da 3 anni è senza patente “Io, umiliato dal sistema”

La vicenda kafkiana di Andrea Zanettini, carabiniere in congedo, che dopo un grave infortunio alla schiena ha deciso di curarsi con la cannabis ma per questo gli è stata ritirata la patente. L’uomo si trova intrappolato da 3 anni in un labirinto fatto di burocrazia e stigma sociale

Di Tiziano Grottolo - 15 novembre 2019 - 08:13

BOLZANO. Lo stigma di essere additato come tossicodipendente e di essere costretto a seguire un percorso umiliante per il fatto di utilizzare un medicinale, regolarmente prescritto, che ha l’unico inconveniente di essere a base di cannabis. Questa è la vicenda kafkiana di Andrea Zanettini, cinquant’anni, incensurato e carabiniere in congedo e meccanico – ci tiene a sottolinearlo –  ma che anni fa è incorso in un grave infortunio sul lavoro che da allora gli procura forti dolori alla schiena.

 

Immaginate vi chiedano di sottoporvi ad un esame piuttosto fastidioso, per accertare se nelle ultime settimane avete mangiato carote. Siccome, in effetti, siete in debito di vitamine, il vostro dietologo ve le ha consigliate, confesserete perciò che vi fate un bel succo di carote ogni mattina, esibendo a riprova magari anche gli scontrini del verduraio” è con questa metafora che Zanettini prova a spiegare la scomoda situazione nella quale è venuto a trovarsi suo malgrado.

 

Alla metafora del 50enne bolzanino basta apportare alcune leggere, ma assai significative, modifiche: al posto delle carote infatti c'è un preparato a base di Cannabis, il Bedrocan, mentre al posto della carenza di vitamine ci sono i dolori alla schiena cronici provocati dall’infortunio, infine al posto di dietologo e scontrini ci sono un medico curante il suo piano terapeutico che prescrive il Bedrocan.

 

"Che bisogno c'è di fare quell'esame, oltretutto a vostre spese?" Si domanda Zanettini, ma la risposta già la conosce, per la burocrazia lui quell’esame dovrà farlo, pagando pure di tasca propria, anche se ciò che si vuole accertare è già assodato e di certo, da parte sua, non ha alcuna intenzione di nasconderlo, anzi.

 

“Una mente guidata dal buon senso direbbe che non vi è bisogno di alcun esame per accertare il consumo di cannabis – esami che consistono in due prove di urina, due volte la settimana, per cinque settimane spiega il 50enne – esso non farebbe altro che attestare una condizione già attestata, e invece, no: io questi esami dovrò farlo, sempre a mie spese, anche se l'esito è già noto”.

 

Come dicevamo Zanettini dopo l’infortunio inizia a sottoporsi a un ciclo di cure con un medicinale a base di cannabis, prescritto dal suo medico curante “a differenza di oggi si pagava fino ai 40 euro al grammo ma grazie a questo medicinale non ho avuto bisogno di antidolorifici”. Durante una visita sul lavoro però, nonostante fosse in possesso di regolare certificato medico, risulta positivo ai cannabinoidi e per questo ha dovuto seguire un percorso al Serd “sono stato trattato come un tossicodipendente”. Una volta completato il percorso viene comunque segnalato in Provincia che attiva i suoi uffici e a Zanettini viene ritirata la patente “sono tre anni che vado al lavoro in bici ma adesso sono stufo rivoglio la mia patente”.

 

Per riaverla però Zanettini dovrà affrontare altri esami, che se possibile lo mortificato ulteriormente. La procedura per riottenere la patente prevede che se l'esame delle urine risulterà positivo, dovrà sottoporsi a un ulteriore esame, quello del capello, che accerti l'eventuale consumo di altri tipi di stupefacenti, da ripetersi in due laboratori diversi. “A questo punto la soluzione sembrerebbe ovvia – afferma – siccome l'esame delle urine darà esito positivo, passiamo direttamente all'esame del capello, che è più completo e va più indietro nel tempo. In questo modo – continua – si avrà modo di accertare la presenza o meno di altre droghe, oltre al preparato di Cannabis che in realtà non è una droga, bensì una medicina”. Ma invece per il sistema l'uomo dovrà procedere secondo l’iter: urine e doppio esame del capello.

 

“Queste assurdità sono il risultato di un diffuso pregiudizio che riguarda la cannabis, non si fa in tempo a spiegare che esiste ed è ormai accettato in molti paesi un impiego medico dei diversi principi attivi di questa pianta, che subito ci si sente dare del drogato. Non ho causato alcun incidente, né sul lavoro, né nel tempo libero; non ho causato alcun danno alla guida di alcun mezzo né ad altri, né a me. La patente mi è stata sospesa su zelante segnalazione di un medico, che non era tenuto a farlo, dopo una visita di lavoro".

 

Eppure, secondo Zanettini vi sarebbero altri pazienti che si curano con la cannabis e che hanno la patente e guidano senza causare incidenti. “C'è un apposito esame che accerta se uno è in grado di guidare o meno – racconta – si chiama ‘test di psicologia viaria’ e viene eseguito da un medico pubblico ufficiale, sono disposto a sostenerlo, ma devo per forza passare per l'inutile esame delle urine”.

 

Per molti fruitori di medicinali a base di cannabis rimane difficile comprendere il senso di questa procedura “per gli esami si può arrivare a pagare fino a 200 euro” – conclude Zanettini – un paradosso nel paradosso visto che il preparato a base di cannabis mi viene pagato dal Servizio sanitario provinciale”.

 

Al momento il Cannabis Social Club di Bolzano, del quale il 50enne fa parte da 4 anni, insieme ad altre sei associazioni si è rivolta alla Commissione patenti della Pab chiedendo un incontro per chiarire le procedure in atto, finora però l’unica risposta che sono riusciti ad ottenere è stata una lettera con i riferimenti di alcune leggi nazionali in materia. Ora le associazioni attendono di incontrare l’assessore alla salute Thomas Widmann e cercare assieme di trovare una soluzione per evitare di sottoporre tante persone a un inutile calvario.

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