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| 21 dic 2022 | 17:37

Amputarsi un arto per tornare a vivere, la storia di Alessandro Colombo: "Investito da un'auto mentre andavo in moto, poi anni di interventi. Ora non sento più dolore"

"L'intervento mi ha salvato la vita: ora sono tornato in sella alla bici, cammino e soprattutto non sento più dolore", la testimonianza di Alessandro Colombo, che ha deciso di amputarsi volontariamente parte della gamba sinistra dopo anni di "operazioni debilitanti"

Amputarsi un arto per tornare a vivere, la storia di Alessandro Colombo

SALORNO. Nella vita ci vuole coraggio, soprattutto per prendere decisioni che, il corso della propria esistenza, potrebbero cambiarlo per sempre. La storia di Alessandro Colombo è quella di un uomo che ha scelto di porre fine al dolore attraverso una scelta tanto 'drastica' quanto coraggiosa, rivelatasi infine "liberatoria - come ammette lui stesso a Il Dolomiti -. Ho scelto volontariamente di amputarmi una parte della mia gamba sinistra: dopo anni di interventi debilitanti, finalmente, sono tornato a godermi la vita".

 

Nel 1997, a pochi giorni dal suo matrimonio e all'età di 23 anni, Colombo veniva "investito da un'auto mentre ero in moto - premette -. La mia gamba sinistra è stata schiacciata in maniera importante, impatto che mi ha causato una frattura esposta e una grossa emorragia, che ho provveduto a bloccare da solo sfilandomi la maglietta e legandola intorno alla coscia - ricorda Alessandro -. All'epoca ero un paracadutista dei carabinieri: l'addestramento militare mi ha aiutato molto a mantenere la calma quel giorno, soprattutto perché i soccorsi hanno tardato quasi un'ora ad arrivare".

 

Un tempo d'attesa infinito culminato in un ricovero in ospedale "durato 3 mesi, durante i quali sono stato operato 7 o 8 volte - spiega -. Dopo le dimissioni, ho subito altri interventi ma, ciononostante, la mia gamba ha riportato "deficit neurosensoriali e circolatori", che non sono riusciti a fermare Colombo :"ho praticato per ben 20 anni attività sportiva ad alto livello - sottolinea -. Sono stato il primo paraciclista a partecipare alla "Vuelta ciclista chiapas" in Messico, corsa a tappe maschile di ciclismo professionistico su strada". 

 

Dopo alcuni anni di thriathlon, lo sportivo che ormai da 15 vive a Salorno con la famiglia nel 2019 ha deciso "di smettere di fare sport, cosa che ha reso necessario un altro intervento - aggiunge -. Ho cominciato a camminare male e mi sono quindi dovuto ri-operare: intervento che mi ha lesionato il piede internamente e causato un dolore neuropatico fortissimo", costringendo Colombo a 2 anni e mezzo di stampelle "e una vita caratterizzata dal dolore", fa notare. 

 

"Ho cos' iniziato a pensare di farmi amputare la gamba - confessa Alessandro -. Ho iniziato a informarmi e, in base a quanto leggevo e a quanto gli specialisti mi dicevano, amputare l'arto pareva essere la soluzione migliore". La forza per prendere la decisione definitiva, spiega l'uomo, "me l'hanno data le molte testimonianze da me raccolte nel tempo, anche di ragazzi giovanissimi che, dopo anni di dolore, grazie all'operazione sono riusciti a rinascere".

 

L'incontro con il dottor Alexander Gardetto di Bressanone ha dato a Colombo la spinta finale: "Mi sono affidato a lui, esperto in particolare di interventi fatti su persone già amputate al fine di 'togliere' il dolore dato dal cosiddetto arto fantasma. Il 13 giugno 2022 è stata la volta della mia operazione: dopo l'amputazione di una parte della mia gamba sinistra, ginocchio compreso, il ginocchio è stato ricostruito con l'utilizzo di parti ossee e tendinee prelevate dalla gamba stessa".

 

Un'operazione tanto innovativa quanto delicata, che si è conclusa con il posizionamento una speciale protesi "in grado di farmi sentire il piede che non c'è più sul lato della coscia, ingannando il cervello che 'crede' ch'io stia camminando con il mio piede e evitando la sindrome dell'arto fantasma". 

 

"L'intervento mi ha salvato la vita: ora sono tornato in sella alla bici, cammino e soprattutto non sento più dolore - rimarca -. Il tutto ha avuto costi importanti, perché questo tipo di operazioni non vengono messe a disposizione dal servizio sanitario nazionale". Fatto che, lo scorso novembre, ha condotto Alessandro a "avviare una raccolta fondi: un progetto che ho chiamato "Tagliato per vivere" non soltanto per pagare l'operazione ma anche per raccontare a tutti la mia esperienza, divulgare la tecnologia e la tecnica chirurgica per fare sì che un domani approdi anche nel servizio sanitario pubblico".

 

"A completare quello che è diventato un vero e proprio progetto anche un video, fatto da professionisti durante la mia operazione, che potrà servire per formare i chirurghi - conclude Alessandro -. La raccolta fondi, che ad oggi ha raggiunto quota 19mila su 30mila euro di obiettivo, si concluderà a ottobre 2023, mese in cui verrà organizzato anche un 'evento' conclusivo. Un "Everesting": salirò 14 volte in 24 ore il Monte di Mezzocorona per un totale di 8800 metri di dislivello (che corrisponde all'altezza dell'Everest ndr): se ci riuscirò, potrò lanciare un cruciale messaggio di speranza per tutti". 

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