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''Antonio è simbolo dell’Europa che vogliamo: forte e autorevole'', il presidente del Parlamento europeo all'inaugurazione della Fondazione Megalizzi

Una cerimonia che si è aperta con un omaggio al giornalista trentino e ai ragazzi di Europhonica, che hanno letto insieme un racconto scritto dallo stesso Megalizzi, "Cielo d'acciaio", testimonianza viva della creatività e della passione di Antonio e di quanto il suo pensiero possa continuare a vivere. Fugatti: "Impegno civile nel nome di Megalizzi"

Pubblicato il - 14 febbraio 2020 - 20:48

TRENTO. "Il seme gettato con il sacrificio di Antonio è un seme d'amore per guardare con speranza al futuro", queste le parole di David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, a Trento per l'inaugurazione della Fondazione Megalizzi che avrà sede in via Zanella.

 

Una cerimonia che si è aperta con un omaggio al giornalista trentino e ai ragazzi di Europhonica, che hanno letto insieme un racconto scritto dallo stesso Megalizzi, "Cielo d'acciaio", testimonianza viva della creatività e della passione di Antonio e di quanto il suo pensiero possa continuare a vivere (Qui per ascoltare).

 

“La Fondazione - ha spiegato Maurizio Fugatti, presidente della Provincia - nasce da un impeto civile, del tutto spontaneo, che rappresenta una sorta di eredità che Antonio ci ha lasciato, perché la sua tragica vicenda, che ha scosso le coscienze di tutti noi, si è trasformata in un impegno, che ha dato vita a svariati progetti, tutti ispirati dalla figura e dai sogni di un giovane”.

 

Dare forma a un progetto che scommetta sulla formazione e l'informazione intorno all'Europa e agli europei. Promuovere una comunicazione trasparente, curiosa e appassionata nelle scuole con l'obiettivo di formare le coscienze e promuovere l'impegno civile, oltre i confini nazionali.

 

"Antonio è il simbolo dell’Europa che vogliamo", prosegue Sassoli che aggiunge: "Un’Europa forte, autorevole, che crede nella giustizia. Antonio che lascia un’eredità importante che è quella di costruire un’Europa nella democrazia che non può prescindere dall'Unione. Nei suoi racconti sosteneva che potremo essere contenti di aver creato veramente l’Europa quando le distanze si accorceranno. Ecco perché c’è bisogno dell’informazione".

 

La presidenza della Fondazione è affidata a Luana Moresco, fidanzata del giornalista: "Da oggi questa realtà inizia a dare il suo contributo, per offrire quelle opportunità che Antonio e Bartek avrebbero desiderato. Possiamo dire che Antonio è ancora qui: possiamo realizzare i suoi sogni".

 

Il giornalista trentino, come riporta la frase sulla stele commemorativa inaugurata ieri all’Università di Trento (Qui articolo), ha inseguito il sogno di un’Europa giusta, libera e unita nella diversità, attraverso la sua passione per la verità. "Questo è il progetto che dobbiamo fare nostro", ha aggiunto il presidente della Provincia. 

 

"La Fondazione - ha continuato Fugatti - persegue lo scopo di promuovere e supportare, su indicazione della famiglia Megalizzi, le iniziative tese a perpetuare il sogno di Antonio, oltre che a tutelare la memoria. Un impegno che sarà rivolto soprattutto ai giovani nelle scuole e nelle università per confrontarsi e discutere, nel rispetto del pluralismo e per fornire ai ragazzi gli strumenti che possano aiutarli a sviluppare spirito critico e per far loro comprendere i profondi mutamenti in atto nella nostra società".

 

"Il Trentino - ha evidenziato il governatore - ha sempre creduto nelle ragioni che hanno portato alla nascita dell’Unione europea, la necessità di costruire una nuova comunità di popoli, in cui le differenze possano convivere nell’unità. Noi crediamo ancora in questa intuizione e scegliamo, come pensava Antonio Megalizzi, di impegnarci per costruire un’Europa più unita, più solidale, più giusta, più forte, capace di affrontare le sfide sociali che sono davanti a noi, che non arretra di fronte alle sue responsabilità e che non soccombe davanti all’odio e alla paura".

 

Sul tema del contrasto alle notizie false, più volte trattato da Megalizzi, il presidente ha invitato il mondo dell'informazione a fare il proprio lavoro nel rispetto delle regole deontologiche, che "servono per difendere i più deboli". E ha aggiunto: “Dobbiamo fare una battaglia tutti assieme per dare voce alla radio di Antonio: un’idea di servizio pubblico nuovo.E' una sfida interessante. Abbiamo una strada da percorrere, dobbiamo vedere come pavimentarla".

 

Nel corso della cerimonia, ha preso la parola anche l'ex presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, che conosceva personalmente Megalizzi: "I messaggi di Antonio sono arrivati e sono rimasti: la forza di voler fare informazione, di volere un’Europa più integrata, hanno vinto. Ha vinto la forza dell’uomo che ci credeva".

 

Il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, ha parlato della reazione forte e imprevedibile suscitata dalla morte del giornalista trentino: “Il dono più grande che ci ha lasciato Antonio sono i suoi sogni. A questo servirà la Fondazione, a continuare a sognare con lui". "Due passaggi fondamentali hanno caratterizzato il processo della conoscenza di Antonio: essere informati e informare. Lui era sicuramente europeista, ma era soprattutto europeo. Faceva parte di una generazione inevitabilmente europea, perché fatta di nativi europei. E non lo dava per scontato: ci ha insegnato a fare ognuno la propria parte e a guardare criticamente all'Unione", ha spiegato Paolo Collini, rettore dell'Università di Trento.

"Vogliamo parlare ai nostri coetanei – sono state invece le parole della responsabile editoriale del network di radio universitarie con cui collaborava Megalizzi, Amanda Luisa Guida -. Vogliamo continuare a incontrarci con le nostre voci, senza barriere fisiche, perché la radio è diversità ma anche uguaglianza. E' libertà, sperimentazione e innovazione".

 

A testimonianza del sostegno e del grande interesse verso questa iniziativa da parte della Rai, è intervenuto anche il direttore generale corporate, Alberto Matassino: “Antonio ha lavorato in Rai. Oggi il servizio pubblico vuole fare di più per lui attraverso la fondazione, partendo dalla radio e dalla formazione, le cose che Antonio amava di più” sono state le sue parole. Infine, il presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, Giuseppe Giulietti, ha fatto notare come Megalizzi non fosse solo un giovane animato da passione, ma un vero professionista: “Aveva quella cura artigianale per la connessione tra parole e cose; sosteneva la necessità di giustificare con dati ed elementi concreti le tesi e le critiche rispetto all'Unione europea. Stiamo attenti a non sovrapporre i nostri interessi ai sogni di Antonio. Il ruolo dei soci della Fondazione deve essere di supporto, perché questa realtà deve proseguire un viaggio che parte dalla comunità radiofonica, di amiche e amici, di studentesse e studenti”.

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