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Bianca non può iscriversi all’anagrafe, la sua “colpa”? Essere figlia di due padri: “Noi, trattati come cittadini di serie B”

I problemi sono iniziati nel momento in cui i due papà hanno provato ad iscrivere la figlia all’anagrafe del comune, lì è iniziato il loro calvario fatto di carte, dinieghi e richieste assurde. I genitori: “Per l’Italia nostra figlia è un fantasma, ma le istituzioni dovrebbero aiutare e non voltarci le spalle”

Di Tiziano Grottolo - 04 febbraio 2020 - 19:15

AVIO. “Circa due anni fa, io e mio marito, abbiamo iniziato il percorso più lungo, strano, impervio e meraviglioso allo stesso tempo: dare la vita a nostra figlia”, a parlare è Juri, 29enne di Avio, sposato da ormai tre anni con il suo compagno Stefano, anche lui trentino. Assieme hanno scelto di diventare genitori e un anno fa è nata la piccola Bianca: “Sapevamo che strada stavamo prendendo e a cosa saremmo andati incontro”, spiegano Juri e Stefano. I due genitori avevano dunque già messo in conto quanto la gente possa dimostrarsi “cattiva e maligna” e anche di dover rapportarsi con la possibile strumentalizzazione politica della loro storia: “Ma, mai avremmo pensato che il nostro comune invece di aiutarci, complicasse tutto”.

 

I problemi infatti sono iniziati nel momento in cui i due papà hanno provato ad iscrivere la figlia all’anagrafe del comune, lì è iniziato il loro calvario fatto di carte, dinieghi e richieste assurde. A suo tempo – racconta Juri – abbiamo presentato, assieme al certificato di nascita, una domanda di iscrizione all'anagrafe con entrambi i genitori, sapendo che c’era la possibilità che fosse rifiutata”. E così è stato dall’avvocatura di Trento è stato risposto che, visti i documenti presentati la bambina non sarebbe stata iscritta con entrambi i genitori.

 

L’argomento è ancora oggetto di dibattito giurisprudenziale, con diversi casi simili (articoli QUI e QUI), e recentemente c’è stata la pronuncia della Corte di appello di Trento che ha rigettato il reclamo presentato per il Ministero dell’interno dall’Avvocatura di Trento contro la decisione del 12 aprile 2019 del Tribunale di Rovereto, attraverso la quale (con decisione di primo grado) il comune della città della Quercia era stato condannato a trascrivere l’atto di nascita del piccolo Noah (redatto in altro comune) che riportava sin da subito due madri.

 

Vista e considerata la lentezza e la dispendiosità in termini di tempo ed economici dei ricorsi in tribunale molto spesso, genitori dello stesso sesso, sono costretti a scegliere una via più rapida per veder garantiti dei diritti basilari del proprio figlio, ovvero presentare la domanda con la firma di un solo genitore.

 

“Dopo circa un anno – riprende il padre di Bianca – ci siamo ripresentati avvalendoci del supporto di un avvocato per chiedere l'iscrizione all’anagrafe con uno solo genitore, cosa che sono tenuti a fare”. Senza l’iscrizione infatti è impossibili accedere ad alcuni servizi essenziali come l’accesso al nido comunale, ma anche andare in vacanza, e ancora si può incorrere in problemi con l’Inps e per la richiesta di congedo parentale, “Per l’Italia, da un anno, nostra figlia è un fantasma – accusano Juri e Stefano – per fortuna la Sanità ci è venuta incontro trovando una pediatra disponibile”.

 

La cosa che più lascia esterrefatti è il che questo procedimento sarebbe potuto avvenire in maniera rapida e assolutamente non traumatica, l’amministrazione di Avio invece ha scelto di impuntarsi facendo le richieste più disparate arrivando ad esigere perfino un documento per attestare chi fosse il genitore biologico della piccola. “Sarebbe bastata un po’ di buona volontà, ma così non è stato, la richiesta più assurda è stata proprio quella di dover riconoscere il padre biologico di Bianca, come se questo rendesse più o meno genitori”. Peraltro, la carta che attesta la paternità biologica di Bianca sarebbe già in possesso dei genitori ma per essere accettata dovrà essere tradotta dall’inglese.

 

“È la totale mancanza di sensibilità a lasciarci sconcertati, quando basterebbe semplicemente del buon senso per risolvere l’impasse” evidenzia Juri. Una procedura, quella attuata dalla burocrazia provinciale, quantomeno zelante visto che normalmente nulla di tutto ciò è richiesto ad una coppia eterosessuale, e nemmeno a un genitore single che richiede l’iscrizione del figlio all’anagrafe comunale. “Questa mattina sono stato di nuovo in comune per avere un confronto – afferma Juri – ma ancora una volta ho sentito accampare solo delle scuse per non procedere”. A quanto pare l’amministrazione ha deciso di prendersi altri 30 giorni per valutare la situazione. “Ho come l’impressione che si voglia tirarla il più possibile per le lunghe, ma nostra figlia esiste e non ha colpa, se di colpa si può parlare, di essere nata con due papà”.

 

Ciò che più ferisce è il “disinteresse” mostrato dal sindaco “che se ne è semplicemente lavato le mani, anche se mi aspetterei che una carica istituzionale cercasse di fare il meglio per i suoi cittadini, non nascondiamo di essere molto avviliti da questa situazione, ci siamo sentiti trattare come cittadini di serie B, ma andremo avanti”. Probabilmente alla fine di questo calvario l’amministrazione sarà costretta a concedere l’iscrizione all’anagrafe della piccola Bianca, con un solo genitore, dopodiché Juri e Stefano potranno presentare un altro ricorso per veder riconosciuta la potestà genitoriale anche dell’altro coniuge e in 5 o 6 mesi la vicenda dovrebbe concludersi in tribunale. Proprio per questo però viene da domandarsi perché alcune coppie di genitori debbano essere sottoposte a rigide procedure mentre altre no.

 

Da parte sua il sindaco di Avio Federico Secchi, di Fratelli d’Italia, fa sapere che non è in atto nessun tipo di discriminazione: “Ho visto alcuni post in Facebook e stiamo capendo se sono diffamatori o meno, io posso soltanto dire che questa mattina queste persone hanno incontrato il funzionario d’anagrafe che sta operando nell’ambito della normativa vigente”. Mentre sul “test del Dna” il sindaco Secchi dice: “Ho chiesto al mio ufficiale d’anagrafe e mi ha riferito di non aver mai usato quella parola, voglio capire dove sta la verità perché io questi signori non li ho incontrati”. Nessun atto discriminatorio dunque, secondo il primo cittadino di Avio, che ribadisce: “L’unica cosa che vale per tutti è il rispetto delle regole e in nessun caso possiamo fare qualcosa di diverso da ciò che prescrive la legge nazionale”.

 

Quel che resta però è la rabbia di due genitori che non possono ancora iscrivere la propria figlia all’anagrafe intrappolati nelle maglie della burocrazia: “Abitiamo in paese piccolo e comprendo che ci sia chi non capisce ma in un anno dal comune nessuno ha provato a tenderci una mano, anzi pare che si sia fatto di tutto per allungare i tempi. La colpa – conclude Juri – sta nel rendere complicato ciò che lo è già di per sé, le istituzioni dovrebbero aiutare e non chiudersi a riccio o voltare le spalle. I bambini arcobaleno esistono, complicare le cose non li fa scomparire, noi combatteremo con le unghie e con i denti per difendere nostra figlia da certe ingiustizie”.

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