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Neonato fantasma per 7 mesi, figlio di due madri gli veniva negata l'identità anagrafica a Rovereto. Il tribunale ora ha deciso

Ieri è arrivata la carta d'identità dove si riconosce che il bimbo è delle due donne che risiedono nella Città della Quercia dopo che il tribunale ha costretto l'amministrazione a uniformarsi. L'avvocato Schuster: ''In nessuna parte d’Italia mi era capitato un sindaco che rifiutasse una regola presente in ogni epoca e civiltà umana: non si può negare alla donna che ha partorito e che vuole accudire suo figlio di essere madre''

Pubblicato il - 14 giugno 2019 - 12:07

ROVERETO. E' arrivata, finalmente, la carta d'identità che certifica che Davide, bimbo avuto da due madri a Rovereto, è figlio loro e che come tale va registrato all'anagrafe della Città della Quercia. E' arrivata dopo una difficile battaglia legale dopo che lo stesso Comune si era rifiutato, di fatto, di riconoscere al bambino un'identità. L'amministrazione retta dal sindaco Valduga, infatti, si era rifiutata di trascrivere l'atto di nascita fatto già dal Comune dove era nato il bambino (il parto era avvenuto fuori provincia di Trento) che certificava quanto accaduto e che riconosceva entrambe le madri. Un atto, quindi, già esistente che bastava recepire e trascrivere visto che entrambe le madri sono residenti proprio a Rovereto. 

 

Si tratta del primo atto in questo senso in cui un Comune italiano è tenuto a rispettare un atto dello stato civile creato in un altro Comune, pena minare la coerenza del sistema. Ma andiamo con ordine: l’ottobre scorso è nato, come detto non in Trentino, un bimbo di nome Davide. L’atto che riconosce entrambe le madri è stato formato nel comune di nascita ma a novembre le donne apprendono che il Comune di Rovereto si rifiuta di riconoscere quell'atto. Davide, quindi, rischiava di rimanere senza una carta d’identità perché per l'amministrazione risultava come se non esistesse sul suo territorio.

 

Tantissimi i disagi cominciati subito per la famiglia causati dall'assenza di questo documento d'identità, dai più banali, come impossibilità a viaggiare o a fare una vacanze in albergo a quelli più gravi come il riconoscimento della maternità con l’Inps o il passaporto tutto ancora ad oggi bloccato. Per non parlare dell'asilo nido: la scadenza per l'iscrizione era a maggio e la domanda per il bambino non è stata nemmeno presa in considerazione non risultando residente.

 

Inevitabile il ricorso al giudice per tutelare Davide. Con decreto del 12 aprile 2019 il Tribunale di Rovereto, con parere favorevole della Procura e del giudice tutelare, ha accolto gli argomenti del ricorso curato dall’avvocato Alexander Schuster. Per la prima volta nella giurisprudenza italiana un giudice ha quindi chiarito un punto fondamentale: non è concepibile che una persona abbia una famiglia e una identità in un Comune italiano e tutt’altra identità in un altro Comune. I registri dello stato civile devono essere coerenti. Se ogni ufficiale dello stato civile potesse mettere in discussione quanto fatto da un collega, ci si potrebbe trovare sposati in una parte d’Italia e divorziati in un'altra, avere un genitore in un angolo del Paese e un altro altrove.

 

Per il Collegio roveretano ''un soggetto non può avere status diversi nell’ambito del territorio nazionale''. Mettere in discussione gli atti formati in Italia è una competenza dei pubblici ministeri, non dei sindaci. Il tribunale roveretano entra comunque nel merito e afferma che correttamente sono state registrate due madri, perché nel diritto italiano il consenso dato dall’uomo convivente alla fecondazione eterologa della compagna gli impone di essere padre e assumersi le responsabilità di far nascere un bambino in quella maniera. Lo stesso principio deve applicarsi di fronte al medesimo consenso dato dalla compagna convivente. Per i giudici della Città della Quercia ''il diritto alla bigenitorialità e al mantenimento dello status di figlio deve essere quindi riferito alla coppia genitoriale, qualunque essa sia''.

 

La vicenda, mai resa pubblica fino ad oggi, si è conclusa con una decisione divenuta ora definitiva e ieri è arrivata finalmente la carta d’identità.

 

''Potevamo immaginare che il sindaco di Rovereto potesse obiettare al riconoscimento della co-madre, non essendo mai stato vicino a famiglie come le nostre - hanno dichiarato le due donne - ma mai avremmo immaginato che si arrivasse a negare a nostro figlio anche la madre che lo ha portato in grembo. È rimasto un fantasma in Italia per sette mesi, senza accesso ai servizi per l’infanzia. Non poter accedere al nido, non poter identificare un neonato alla reception di un hotel, rapportarsi con Inps e polizia vedendo l’imbarazzo dei funzionari di fronte ad un minore senza genitori sulla carta: situazioni orribili per giovani genitori che, come noi, hanno le loro famiglie di origine fuori Provincia. Comune, Ministero dell’interno e avvocatura dello stato - concludono - sanno che siamo famiglie felici e cercano di toglierci l'unica cosa che ci rimane: la serenità''.

 

Per il legale Alexander Schuster ''questa situazione inedita mostra i paradossi di un diritto che ignora la realtà e pretende di relegare all’inesistente chi vive in carne ed ossa. Abbiamo trattato in quest’ultimo anno decine di situazioni simili, ma in nessuna parte d’Italia mi era capitato un Sindaco che rifiutasse una regola presente in ogni epoca e civiltà umana: non si può negare alla donna che ha partorito e che vuole accudire suo figlio di essere madre. La gravità è tale – prosegue il legale – che adesso valuteremo un’azione di risarcimento danni''.

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