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Maternità surrogata, la Corte Costituzionale: "Bisogna tutelare gli interessi del minore riconoscendo il legame con entrambi i genitori, anche dello stesso sesso"

La Corte Costituzionale deposita la sentenza n.33 che tutela il diritto dei bambini nati da maternità al riconoscimento, anche giuridico, dei legami che lo uniscono a entrambi i membri della coppia, anche se questi fossero dello stesso sesso. Al legislatore viene lasciata l'individuazione delle soluzioni migliori a tutela dei minori

Di Mattia Sartori - 09 marzo 2021 - 17:09

TRENTO. “L’ordinamento deve garantire piena tutela dell’interesse del minore al riconoscimento giuridico da parte di entrambi i componenti della coppia che ne hanno voluto la nascita e che poi lo hanno accudito, esercitando di fatto la responsabilità genitoriale”.

 

È quanto recita la sentenza n.33, depositata oggi, con cui la Corte costituzionale ha deciso la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Cassazione sull’impossibilità di riconoscere in Italia una sentenza straniera di attribuzione dello stato di genitori a due uomini italiani uniti civilmente, che abbiano fatto ricorso alla maternità surrogata all’estero.

 

La questione da cui nasce il procedimento principale è quella di un bambino nato in Canada nel 2015 attraverso la pratica dell’utero in affitto, illegale in Italia e punibile con una pena massima di due anni di detenzione. Il padre biologico, di cittadinanza italiana, è sposato con un altro uomo, anch’esso cittadino italiano. I due avevano condiviso il progetto genitoriale e quindi, in forza di una sentenza canadese, erano stati iscritti entrambi come genitori del bambino.

 

I problemi sono arrivati una volta tornati in Italia. I due uomini hanno richiesto il riconoscimento da parte dell’ordinamento italiano della sentenza canadese e quindi di essere riconosciuti entrambi, anche il cosiddetto “genitore d’intenzione”, come padri del bimbo.

 

L’ostacolo che si frapponeva tra i due uomini e il loro obiettivo era la pratica della maternità surrogata, penalmente perseguita in Italia. La Corte Costituzionale ha infatti ribadito il fatto che il divieto dell’utero in affitto “risponde alla logica di tutela della dignità della donna e mira anche ad evitare i rischi di sfruttamento di chi è particolarmente vulnerabile perché vive in situazioni sociali ed economiche disagiate”.

 

Tuttavia la Corta ha osservato anche che la questione sottoposta alla sua attenzione riguardava in primo luogo la protezione dei migliori interessi del bambino. In questo caso l’interesse del minore è quello di “ottenere un riconoscimento anche giuridico dei legami che lo uniscono ad entrambi i componenti della coppia”. Infatti i diritti dei minori vanno garantiti, scrive la Corte, “anche laddove il nucleo in questione sia strutturato attorno ad una coppia composta da persone dello stesso sesso, dal momento che l’orientamento sessuale della coppia non incide di per sé sull’idoneità all’assunzione di responsabilità genitoriale”.

 

Quindi la Corte ha preso in esame le forme possibili di adozione, più precisamente quella prevista in casi particolari (cosiddetta non legittimante), trovandola inadeguata alla situazione in esame in quanto non attribuisce la genitorialità all’adottante. Inoltre rimane subordinata all’assenso del genitore biologico che potrebbe anche mancare in caso di crisi della coppia.

 

In conclusione il legislatore dovrà farsi carico di una disciplina che assicuri una piena tutela degli interessi del minore, in modo più aderente alle peculiarità della situazione, che sono assai diverse da quelle dell’adozione non legittimante.   

 

Per l’avv. Alexander Schuster, che ha difeso la famiglia dei due padri veronesi e del piccolo bambino unitamente al Prof. Avv. Antonio Saitta, “la sentenza segna un punto importante di svolta, perché si afferma che i minori non possono essere più discriminati in ragione del sesso o dell’orientamento dei loro genitori. La nostra Costituzione garantisce il bambino in tutti i suoi rapporti affettivi e rispetto a tutti i suoi diritti di cura, senza distinzioni”. Aggiunge, tuttavia, che “la Corte di fatto congela la Costituzione, nuovamente e nonostante la storia costituzionale attesti ampiamente di una ricorrente inerzia, se non ignavia, del Parlamento. ‘Cedere doverosamente il passo alla discrezionalità del legislatore, nella ormai indifferibile individuazione delle soluzioni in grado di porre rimedio all’attuale situazione di insufficiente tutela degli interessi del minore’ comunque significa che oggi quel minore non godrà di tutela. Ciò significa che esiste nel nostro diritto un limbo in cui sono riposte senza scadenza situazioni di certificata violazione di obblighi internazionali, di certa lesione di diritti che i minori derivano dalla Costituzione, limbo che priva i minori degli strumenti per conseguire la protezione dei propri interessi”.

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