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Trento
22 marzo | 06:00

Vent'anni di Famiglie Arcobaleno tra amore, discriminazione e battaglie legali: “Vogliamo una legge che protegga i nostri figli fin dalla nascita”

A fare la differenza non è il genere dei genitori, ma l'amore e la cura con cui si crescono i figli. Le battaglie portate avanti dalle Famiglie Arcobaleno sono tantissime ma il lavoro da fare è ancora molto. "Negli ultimi anni l'Italia ha fatto purtroppo dei passi indietro" ci spiega Giuseppe Lo Presti da sempre in prima linea per il riconoscimento dei diritti delle famiglie arcobaleno, come la sua, formata assieme al compagno Antonio Ortone e al loro figlio Giulio, di 5 anni

Vent'anni di Famiglie Arcobaleno tra amore, discriminazione e battaglie legali

TRENTO. Un futuro di inclusione o di esclusione? Se lo stanno chiedendo le tante famiglie arcobaleno, formate da genitori dello stesso sesso, che negli ultimi anni hanno assistito a passi indietro nel riconoscimento del proprio amore e della propria esistenza. Famiglie che si trovano ad affrontare discriminazioni e difficoltà di ogni genere perché manca una legge che possa proteggere fin dalla nascita i loro figli.

 

È un grido di rabbia e di forza quello che arriva proprio da questi genitori a 20 anni dalla nascita dell’associazione di genitori Lgbt+, in coppia, single o separati, che hanno realizzato il proprio progetto di genitorialità o che aspirano a farlo. Fondata il 22 marzo 2005 da un gruppo di mamme a Milano, a quel gruppo di mamme si aggiunsero poi anche i papà arcobaleno. E poi i Pride, i loro bimbi, le feste delle famiglie, le battaglie nei tribunali, l’impegno per una scuola inclusiva.

 

“Fin dalla sua costituzione, Famiglie Arcobaleno lotta contro ogni forma di discriminazione affinché la genitorialità LGBT+ sia riconosciuta nell’ordinamento giuridico e nella società italiana” ci dice Giuseppe Lo Presti, da anni in prima linea per il riconoscimento dei diritti delle famiglie arcobaleno, come la sua, formata assieme al compagno Antonio Ortone e al loro figlio Giulio, di 5 anni.

 

Alle spalle hanno vent'anni d'amore, un matrimonio negli Stati Uniti e poi il trasferimento in Trentino sette anni fa, dove tutt'oggi vivono. “In questi anni, più che avanzamenti in termini di diritti e tutele in Italia, dobbiamo purtroppo parlare di preoccupanti passi indietro” ci spiega Giuseppe Lo Presti. Il riferimento non può che essere al Ddl Varchi, approvato il 16 ottobre scorso in Senato, che punisce le cittadine e i cittadini italiani che ricorrono alla cosiddetta “Gestazione Per Altri” (Gpa) all’estero.

 

“Questa pratica era già reato in Italia dal 2004 con la legge 40. Il provvedimento – spiega Lo Presti – va a colpire una parte della popolazione più esposta e che non può nascondersi. Una situazione ben differente da quella delle coppie etero. Ma soprattutto non considera i percorsi che vengono invece fatti nel pieno rispetto delle donne. È una semplice punizione, un intervento di facciata”.

 

Sta di fatto che una normativa del genere è l'ennesimo ostacolo per chi vuole crearsi una famiglia, per chi vuole che il proprio amore venga riconosciuto anche dalle istituzioni e che, soprattutto, venga protetto dalla legge. “Questa nuova normativa – spiega sempre Lo Presti – per le famiglie arcobaleno composte da papà equivale a non avere alcuna considerazione verso tutta la fatica di creare una famiglia, tutta la cura verso le donne che hanno aiutato nel processo, tutto il rispetto per le leggi degli Stati nei quali sono nati i nostri figli”.

 

Le Famiglie Arcobaleno hanno fatto la storia in Italia: se oggi, dopo vent’anni, la società italiana riconosce e comprende la realtà e le difficoltà delle famiglie arcobaleno, è grazie al lavoro dei tanti volontari e volontarie che in questi anni si sono impegnati per portare avanti queste battaglie. Un impegno che è stato portato avanti anche in Trentino, ma il lavoro da fare è ancora tanto.

 

Basti pensare che oggi i figli e le figlie di genitori Lgbt+, anche se voluti, accuditi e amati da entrambi i componenti della coppia, attualmente hanno riconosciuto solo il genitore biologico. Questo, purtroppo, significa che uno dei due non ha alcun legame giuridico con il proprio figlio o figlia. “I riflessi di questa situazione sono enormi – ci spiega Giuseppe Lo Presti – perché, nonostante tutto l'amore che si può dare, agli occhi dello Stato questo genitore non esiste. Se un bambino arriva in ospedale con il genitore non riconosciuto, i medici, in particolari situazioni, non possono parlargli, o ancora ci sono conseguenze nel caso della separazione di una coppia”.

 

Un persistente silenzio legislativo che ancora oggi continua a ledere, prima di ogni cosa, l’interesse dei bambini, dei figli e delle figlie delle famiglie arcobaleno, accolte dalla società ma non riconosciute dalla legge.

 

“Negli anni passati abbiamo combattuto per i nostri figli. Lo abbiamo fatto mostrandoci per quello che siamo: una famiglia come le altre. Oggi vorremmo che la legge lo capisse e che proteggesse i nostri figli fin dalla nascita” ha concluso Lo Presti.

A fare la differenza non è il genere dei genitori, ma l'amore e la cura con cui si crescono i figli.

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