Contenuto sponsorizzato
Trento
22 maggio | 18:28

Dopo anni di battaglie, finalmente giustizia per i figli nati dall’amore di due madri. Decisione storica della Consulta, Schuster: “I diritti dei bambini non potevano attendere”

La Corte Costituzionale ha stabilito che entrambe le madri possono riconoscere il figlio nato con la procreazione assistita. Sulla sentenza è intervenuto anche il sindaco di Trento Franco Ianeselli: "Sono felice per quelle quelle mamme e per i loro figli. Felice che entrambi non rischino più di vedere cancellata una parte di sé e del loro legame. Quando insieme ad altri sindaci ci siamo presi la responsabilità di firmare quegli atti, avevamo in mente quel loro diritto e quel loro amore”

TRENTO. Può essere definita storica la sentenza arrivata nelle scorse ore da parte della Corte Costituzionale (Qui il comunicatoper il riconoscimento dei figli di due donne nati da procreazione medicalmente assistita. 

 

La Corte Costituzionale, infatti, ha dichiarato “costituzionalmente illegittimo” il fatto che la legge in Italia non preveda il riconoscimento di un figlio, nato in Italia da una coppia di donne con la procreazione medicalmente assistita all’estero. 

In sostanza viola la Costituzione riconoscere come madre solo la donna che ha partorito e non la cosiddetta madre intenzionale, che ha prestato il consenso alla pratica fecondativa.

 

La Corte Costituzionale, con la sentenza numero 68, spiega che l'articolo 8 della legge sulla fecondazione assistita “è costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non prevede che pure il nato in Italia da donna che ha fatto ricorso all’estero, in osservanza delle norme ivi vigenti, a tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma) ha lo stato di figlio riconosciuto anche della donna che, del pari, ha espresso il preventivo consenso al ricorso alle tecniche medesime e alla correlata assunzione di responsabilità genitoriale”. 

 

Sempre nel comunicato la Corte ha ritenuto che “l’attuale impedimento al nato in Italia di ottenere fin dalla nascita lo stato di figlio riconosciuto anche della donna che ha prestato il consenso alla pratica fecondativa all’estero insieme alla madre biologica non garantisca il miglior interesse del minore e costituisca violazione: dell’articolo 2 della Costituzione, per la lesione dell’identità personale del nato e del suo diritto a vedersi riconosciuto sin dalla nascita uno stato giuridico certo e stabile; dell’articolo 3 della Costituzione, per la irragionevolezza dell’attuale disciplina che non trova giustificazione in assenza di un contro interesse di rango costituzionale; dell’articolo 30 della Costituzione, perché lede i diritti del minore a vedersi riconosciuti, sin dalla nascita e nei confronti di entrambi i genitori, i diritti connessi alla responsabilità genitoriale e ai conseguenti obblighi nei confronti dei figli”.

 

La dichiarazione di illegittimità costituzionale si fonda su due rilievi: la responsabilità che deriva dall’impegno comune che una coppia si assume nel momento in cui decide di ricorrere alla Pma per generare un figlio, impegno dal quale, viene spiegato “una volta assunto, nessuno dei due genitori, e in particolare la cosiddetta madre intenzionale, può sottrarsi; la centralità dell’interesse del minore a che l’insieme dei diritti che egli vanta nei confronti dei genitori valga, oltre che nei confronti della madre biologica, nei confronti della madre intenzionale. Dalla considerazione di questi fondamenti discende che il mancato riconoscimento fin dalla nascita dello stato di figlio di entrambi i genitori lede il diritto all’identità personale del minore e pregiudica sia l’effettività del suo 'diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni' sia il suo 'diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”. 

 

La decisione arriva dopo che nel 2024 il Tribunale di Lucca aveva rinviato alla Corte Costituzionale la questione del riconoscimento dei bambini nati in Italia e concepiti all'estero tramite fecondazione eterologa come figli di due madri.

 

Dieci anni di battaglie, finalmente giustizia per i figli nati dall'amore di due madri” è il commento dell'avvocato Alexander Schuster. “Oggi la Corte costituzionale ha preso atto dell’inerzia del Parlamento per ben quattro anni, da quando, cioè, gli rivolse l’importante monito nel 2021 con la sentenza numero 32. Nella decisione vengono ripresi tutti gli argomenti sviluppati allora per dare voce all’interesse del minore. La pronuncia odierna è il risultato delle innumerevoli cause, molte intentate dalle coppie che ho assistito, per difendere i diritti dei propri figli” ha affermato Schuster.  

 

L'avvocato ricorda la sentenza della Corte sul caso di Pisa, che respinse la richiesta di riconoscere al nato due madri, facendo leva sul diritto statunitense; al caso drammatico di una madre intenzionale, che dopo un semplice messaggio WhatsApp, da un giorno all’altro non poté più abbracciare le sue figlie. Penso alla prima causa intentata in Italia a Treviso. 

 

“A distanza di oltre dieci anni da quando tentai di fare con Napoli ciò che poi riuscii a ottenere, qualche anno dopo, con Torino, Milano e altri comuni, finalmente la giustizia costituzionale è arrivata. La Corte – spiega Schuster - è consapevole che non si poteva attendere oltre. Intanto, dieci anni di lotte e dieci anni di vuoti di tutela. I tempi erano maturi. A inizio 2024 incoraggiai coppie e associazioni a tornare in Corte costituzionale, perché i tempi erano maturi e i diritti dei bambini non potevano attendere oltre. Per fortuna ci ha pensato il Tribunale di Lucca, supportato dalla bravura e dalla passione delle colleghe e dei colleghi di Rete Lenford”.

 

Adesso, continua l'avvocato, “spetta ai sindaci, di ogni colore politico e non solo a quelli che si sono mostrati coraggiosi in questi anni, applicare quella stessa Costituzione su cui hanno giurato e riconoscere anche sulla carta colei che è co-madre da sempre”.

 

A commentare la sentenza anche il sindaco di Trento, Franco Ianeselli. “Con questa storica decisione – ha affermato - la Consulta ha stabilito che entrambe le madri di un figlio nato da fecondazione assistita hanno diritto ad essere iscritte come genitori. Le motivazioni di questo pronunciamento andranno lette e comprese con cura. Quello che posso dire oggi, è che sono felice per quelle quelle mamme e per i loro figli. Felice che entrambi non rischino più di vedere cancellata una parte di sé e del loro legame. Quando insieme ad altri sindaci ci siamo presi la responsabilità di firmare quegli atti, avevamo in mente quel loro diritto e quel loro amore”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 24 luglio | 18:37
Attivate le misure di profilassi, Asuit in stretto raccordo con il Comune di Trento effettuerà la disinfestazione nella mattinata nella zona di [...]
Esteri
| 24 luglio | 16:58
L'analisi di Luigi Toninelli (Ispi): "In Iran si sta consumando una battaglia interna tra chi vuole continuare sulla via diplomatica e i [...]
Cronaca
| 24 luglio | 17:56
Crisafulli: "Non è una richiesta di privilegi. È la richiesta che il peso di una vicenda che ha colpito l’intera comunità non venga scaricato [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato