Il Comune di Trento registra una figlia nata da due mamme, il Governo Meloni però si oppone. Ianeselli: “Abbiamo applicato un principio di uguaglianza”
Il sindaco di Trento ha registrato l’atto di nascita di una bambina con due madri, il Governo Meloni però (per un fatto analogo) vuole bloccare queste iniziative. Ianeselli: “Di fronte a due uomini o due donne che si amano non vedo perché lo Stato non dovrebbe garantire loro pari diritti, i figli di queste coppi esistono e vanno tutelati”

TRENTO. Ad oggi la legge italiana non riconosce la possibilità per le coppie omogenitoriali di accedere né alla procreazione medicalmente assistita (è consentita solo per le coppie eterosessuali) né alla gestazione per altri (in nessun caso). Eppure queste famiglie esistono. Recentemente il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, ha personalmente registrato un atto di nascita di una bambina con due madri. Il documento è stato firmato dal primo cittadino del capoluogo in qualità di ufficiale di stato civile.
Il fatto è che questa eventualità non è prevista dall’ordinamento (perché le leggi non lo consentirebbero) ma alcune coppie proprio per questo si rivolgono all’estero dove queste pratiche sono consentite. Inoltre non mancano i casi di coppie omogenitoriali, con cittadinanza europea, che si trasferiscono in Italia. Gli uffici comunali di norma non procedono in maniera automatica ma il tutto è lasciato alla discrezionalità dell’amministrazione e si procede caso per caso.
Ianeselli comunque non è stato l’unico sindaco ad agire in questo modo (un altro è Giuseppe Sala di Milano). Ora però il Governo di Giorgia Meloni ha deciso di intervenire per bloccare l’iniziativa delle amministrazioni. In sostanza, per quanto riguarda le coppie omogenitoriali, l’Italia riconosce solo il genitore biologico escludendo il partner nei casi in cui si ricorra alla gestazione per altri o (per le donne) alla fecondazione assistita.
La circolare inviata dal Ministero dell’Interno al Comune di Milano vieta all’amministrazione di registrare sull’atto di nascita del neonato il genitore non biologico. Per ora l’unica fattispecie che rimane esclusa dalla censura del Governo è quella di una coppia di donne che partorisce all’estero. “La circolare sembra salvaguardare quanto fatto finora – precisa il sindaco Ianeselli – ciò significa che gli atti registrati restano validi. Questa decisione del Governo però non va sicuramente nella direzione di portare maggiore uguaglianza e rischia di perpetuare una discriminazione ai danni delle coppie omogenitoriali”.
Come già sottolineato, in Italia per le coppie eterosessuali è prevista la possibilità di accedere alla fecondazione eterologa (l’inseminazione attraverso lo sperma di un donatore) ma questo non può avvenire nel caso di due donne. Il primo cittadino di Trento fa notare inoltre come lui e molti altri colleghi siano dovuti intervenire per colmare un vuoto legislativo lasciato dal Parlamento.
“Abbiamo applicato un principio di uguaglianza – ribadisce Ianeselli – e sinceramente non condivido la scelta politica del Governo, di fronte a due uomini o due donne che si amano non vedo perché lo Stato non dovrebbe garantire loro pari diritti. Al di là che si condividano o meno certe scelte, i figli di queste coppie esistono e vanno tutelati”. Alla luce della circolare inviata all’amministrazione milanese il capoluogo trentino prende tempo, in attesa di studiare bene la situazione.
Come c’era da aspettarsi la notizia arrivata da Milano ha gettato nello sconforto diverse associazioni che si battono per veder riconosciuti i diritti delle coppie omogenitoriali. “Siamo consapevoli di quanto questo Governo si stia adoperando per togliere ogni minimo diritto di cittadinanza alle famiglie omogenitoriali in Italia”, commenta la presidente di Famiglie Arcobaleno Alessia Crocini. Peraltro il Governo italiano ha bocciato anche la possibilità di un Certificato europeo di filiazione, che permetterebbe ai figli delle coppie dello stesso sesso il riconoscimento dei propri diritti in tutta Europa. “I bambini e le bambine con due mamme e due papà esistono già in Italia – conclude Crocini – i ministri Piantedosi e la premier Meloni se ne facciano una ragione. Ogni giorno vanno a scuola, entrano negli studi pediatrici, giocano nei parchi e nei campi sportivi, frequentano corsi di musica, come tutti i loro coetanei, senza avere i diritti di tutti i loro coetanei”.












