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Cervantes e Colombo erano catalani: le mirabolanti "storie" del nazionalismo catalano

L'Institut Nova Història, fondazione nata nel 2009 a Barcellona, pubblica da anni libri e documentari volti a svelare "la secolare manipolazione storica dello Stato spagnolo". E così, Leonardo Da Vinci, Cristoforo Colombo e pure William Shakespeare sarebbero stati catalani, così come l'autore del "Don Chisciotte" Miguel de Cervantes

Di Davide Leveghi - 14 marzo 2020 - 12:53

TRENTO. Leonardo Da Vinci, Cristoforo Colombo e Miguel de Cervantes? Tutti catalani. E per chi non lo sapesse, pure William Shakespeare. A sostenerlo è l'Institut Nova Història, fondazione nata nella regione autonoma con capitale Barcellona nel 2009 ed entrata nelle grazie di diverse forze politiche locali, protagonista negli ultimi anni di 6 proiezioni di documentari sul canale pubblico Tv3 finalizzati a “sfatare la secolare manipolazione storica svolta dallo Stato spagnolo”.

 

E' dal XV-XVI secolo che la Corona di Castiglia manipola sistematicamente la storia – si legge sul sito dell'istituto – per questo l'obiettivo della fondazione pretende recuperare e divulgare la storia della Catalogna, con lo scopo di riscrivere l'autentica storia e creare un nuovo concetto storico tra i catalani”.

 

Così, riscrivendo “l'autentica storia”, i monti sullo sfondo della Gioconda tradirebbero la catalanità di Leonardo. Le strane forme delle alture, infatti, ricalcherebbero le montagne di Montserrat, bizzarre conformazioni montuose che dominano Barcellona e ospitano il famoso monastero. Il tutto perché la vera provenienza della famiglia del noto inventore toscano sarebbe proprio sulla sponda iberica settentrionale del Mediterraneo.

 

E Cristoforo Colombo? Le origini dello scopritore dell'America sono da tempo discusse, con diversi Paesi e città che si avocano la paternità. Per questo lo “storico” Jordi Bilbeny ha cercato di fugare ogni dubbio dimostrando come il marinaio genovese, al secolo Cristòfor Colom, fosse in realtà un catalano presentatosi alla corte dei Re Cattolicissimi ma le cui origini furono sottoposte ad una “censura scientemente disegnata da parte del potere politico”. E allo stesso modo, come se non fosse abbastanza, che le caravelle non partirono dall'andalusa Palos de la Frontera, ma dal piccolo porto di Pals, situato nella comarca più a nord della regione.

 

L'intera scoperta e conquista dell'America, principio e cuore del cosiddetto siglo de oro della Corona spagnola, sarebbe d'altronde tutta avvenuta nel segno della Catalogna. Oltre all'esploratore Colòm, infatti, catalanissimi sarebbero anche stati i fratelli Pinzón, partecipanti alla spedizione, il vescovo Bartolomé de las Casas impegnato nella difesa dei nativi e pure i più celebri condottieri dei conquistadores Hernán Cortés e Francisco Pizarro.

 

Vien così automatico pensare che il primo, nella sua celebre e sanguinosa entrata nella capitale azteca Tenochtitlàn, sventolasse trionfante la bandera estelada, simbolo della volontà indipendentista del popolo catalano.

 

Ma la fantasia dell'Institut non si ferma certo qua. Sembra che lo sforzo sia di dimostrare la catalanità di ogni singolo personaggio storico di rilievo dell'età moderna: così dietro all'autore del Don Chisciotte, Miguel de Cervantes, sarebbe stato celato per secoli il cavaliere alicantino Miquel Sirvent, la cui opera, scritta originariamente in català, sarebbe stata proditoriamente e prontamente tradotta nella lingua di corte, il castigliano.

 

L'intrigo, tuttavia, si fa ancora più fitto, rasentando il complottismo: il povero Sirvent, infatti, avrebbe visto le sue opere pubblicate in inglese, sotto uno pseudonimo passato poi alla storia, William Shakespeare.

 

In Spagna, dove la questione catalana continua ad infiammare il dibattito pubblico, l'attività dell'Institut non è certo passata inosservata. Le sue teorie più grottesche sono state oggetto di libri e dibattiti di storici tesi a dimostrare la pericolosa copertura politica – ad esempio del leader di ERC Oriol Junqueras, attualmente in carcere per sedizione dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza dell'ottobre 2017 - con cui la pseudostoria e la vera e propria falsificazione ottengono visibilità, venendo mandate in onda sui canali televisivi o le radio pubbliche catalani.

 

La parossistica e grottesca deriva di questa storiografia chiarisce fino a che punto si possa spingere il nazionalismo. Il passato può essere un campo aperto in cui battitori liberi, ben sostenuti e foraggiati, cacciano indisturbati, in cui l'inverosimile si trasforma in incontrovertibile certezza. Gli esiti al limite del ridicolo dell'Institut Nova Història non sono che l'espressione più deforme e comica di un fenomeno ben più pericoloso, in cui le narrazioni del passato veicolano valori incompatibili con la ricerca obiettiva e critica della verità, deformandolo con la lente dei nazionalismi d'ogni sorta. In cui il vittimismo erode lo spazio della convivenza. E come in tempi di epidemie, solo il rigore della scienza, in questo caso la Storia, ci può salvare.

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