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Memoria e fake news, un viaggio critico tra le fonti in 8 puntate. Lo storico Baldo: "Solo la storia è condivisa e il testimone sempre parziale"

Nel terzo articolo di "Memory 27/1-10/2", lo storico del Museo storico del Trentino Tommaso Baldo parla della rubrica "Fake: lezioni di metodo critico", visibile in 8 puntate sul canale youtube della Fondazione. Tra memoria condivisa, statue e testimoni, si cerca di insegnare l'approccio alle fonti

Di Davide Leveghi - 02 febbraio 2021 - 18:41

TRENTO. Ci sono solo il vero e il falso? Il bianco e il nero? La realtà, si sa, è fatta di sfumature e quando si parla di passato e memoria è bene averlo saldamente in testa. Per questo, chi si occupa di storia svolge un ruolo molto importante quando nelle scuole insegna ai ragazzi ad affrontare le fonti con metodo critico. Prima di assumere con certezza che quanto letto sia vero, è bene porsi delle domande: chi ha prodotto questa fonte? A che scopo? Quando? Dove? A chi si rivolge?

 

Questo insegnamento, d'altronde, non vale solo per la storia. Quotidianamente, accendendo la televisione o i nostri dispositivi perennemente connessi, veniamo inondati da informazioni, di cui molte prive di fondamento. Una rubrica in 8 puntate prodotta dalla Fondazione Museo storico di Trento, non a caso intitolata “Fake: lezioni di metodo critico”, cerca proprio di far riflettere sull'importanza dell'approccio critico alla fonte, qualunque essa sia.

 

“La rubrica nasce dal lavoro che da anni facciamo nelle scuole, con tanto di esercizi pratici per i ragazzi. È la sua espansione, vista l'impossibilità di fare questo lavoro in presenza – spiega lo storico Tommaso Baldo, volto e scrittore delle 8 puntate visibili sulla pagina youtube della Fondazionel'idea è di trasmettere gli strumenti necessari per approcciarsi con metodo critico alle fonti. Si parte da una considerazione sulle cosiddette 'fake news': esistono solo il vero o il falso? Ogni fonte deve essere valutata per quello che è, partendo da alcune domande. Se si tratta di una fonte secondaria, bisogna poi distinguere i dati dalle interpretazioni”.

 

Come diceva Bertolt Brecht, aggiunge Baldo, bisogna quindi nutrire il dubbio e abituarsi a “salutare serenamente e con rispetto chi moneta infida pesa la vostra parola”. E il racconto memoriale, che impregna particolarmente questo periodo dell'anno, incastonato tra due delle principali e controverse ricorrenze del calendario civile italiano – la Giornata della Memoria e il Giorno del Ricordo – va “preso con le pinze”, diffidando di chiunque invochi, da qualsiasi parte politica, una “memoria condivisa”.

 

Non credo che in democrazia possa esistere una memoria condivisa – continua – possiamo condividere la storia, invece, cioè i dati di fatto, ma poi ci sono le interpretazioni. Prendiamo l'esempio dello squadrismo: che ci siano stati molte persone ammazzate è un dato di fatto. È la storia condivisa, se vogliamo. Poi però c'è chi sostiene che le ragioni dello squadrismo vadano ritrovate nell'estremismo dei lavoratori che spaventa l'opinione pubblica moderata spingendola su posizioni oltranziste e chi invece sostiene che sia stata diretta dalle classi dirigenti per colpire le lotte delle classi lavoratrici. Ecco, qui interviene l'interpretazione”.

 

La memoria, da parte sua, è invece legata alle esperienze familiari e personaliBaldo ne ha parlato magistralmente in un nostro articolo sulla questione dell'intitolazione di una via di Saone, nel Comune di Tione di Trento, al gerarca fascista Italo Balbo, rispondendo a due lettori che rispettivamente chiedevano una più diffusa modifica dell'odonomastica e un mantenimento dell'attuale denominazione, essendo il quadrumviro della Marcia su Roma parte della storia italiana – è una dimensione individuale. Non si può condividere la memoria, per forza di cose, perché se no diventa una pappetta che falsifica tutto o il frutto di una parte che schiaccia l'altra”.

 

Nell'accento sulla memoria che ormai caratterizza gli ultimi decenni, l'errore più comune è confonderla con la storia. Il testimone viene così caricato di un'aura di verità che non gli è propria, essendo semmai un portatore di una memoria individuale o di gruppo, che in quanto tale è parziale. “Confondere storia e memoria è la base di una considerazione sfalsata del passato – spiega Baldo – e per essere consapevoli delle fonti devo sapere questa differenza. Calcare troppo sul testimone rischia di farci cadere in una storia puramente emozionale, decontestualizzata. Invece il contesto va spiegato razionalmente. Nel caso della Shoah va spiegato il consenso che avevano il nazismo e l'antisemitismo tra i tedeschi”.

 

“Altro rischio è che quando i testimoni saranno tutti morti, la gente si sia abituata al racconto individuale ed emozionale. Personalmente ho paura della storia trasformata in racconto di storie edificanti. Nella storia non è importante la morale ma i fatti, e l'idea che esista un qualcuno che è imparziale è molto pericolosa. Bisogna sapere, invece, che il punto di vista è sempre parziale”.

 

Nella puntata dedicata proprio alla memoria, Baldo affronta uno dei temi più dirimenti del 2020: l'abbattimento delle statue. Erette in una precisa epoca, da parte di precisi attori e con un preciso scopo, anche quelle sono espressione non della storia ma della memoria. “Per chi come me è nato negli anni '80 è stato normale vedere in televisione le immagini di statue abbattute. Quando le statue erano degli altri, però, abbatterle andava bene, quando invece il discorso si è spostato in Occidente, c'è fastidio. Se vediamo cos'è avvenuto negli scorsi mesi, ci rendiamo conto che questo fenomeno ha riguardato maggiormente il mondo anglosassone”.

 

“Un mondo in cui si pensa che vi sia una continuità democratica secolare. Laddove si pretende questa continuità, emerge però il maggiore conflitto. Perché? Perché la democrazia così come la conosciamo nasce solo dalla lotta al nazifascismo e dalla Seconda guerra mondiale. È qui che si impongono i due pilastri della libertà e dei diritti. È la lotta al nazifascismo il grande lascito che fonda la democrazia attuale. E così, una statua non è un'illustrazione su un libro di storia, ma un arredo pubblico. Ha poco a che fare con lo studio della storia e molto con l'equilibrio di potere che c'è nella società”, conclude Baldo.

 

Questo articolo è il terzo di un ciclo di interviste e riflessioni sulla memoria e le ricorrenze che marcano questa parte dell'anno. Memory: 27/1-10/2, rubrica di approfondimento giunta alla sua "seconda edizione" vuole interrogarsi sul senso, le potenzialità e i rischi dell'insistenza sulla memoria nello scenario pubblico. La sua prorompente ascesa, infatti, si è accompagnata alla parallela scomparsa o alla riduzione dello spazio delegato alla Storia, come analisi critica del passato. Memory consiste nel mostrare come le “tessere” della memoria – i ricordi – non coincidano mai perfettamente tra loro.

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