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Giocare coi filmati storici e indagare sul dissesto idrogeologico nel proprio territorio. Ecco come si può declinare l'autonomia trentina

Nell'ottava puntata (e ultima dedicata a una panoramica dei progetti) di "Autonomamente", iniziativa promossa da Fondazione Museo storico del Trentino e Iprase per l'avvicinamento dei ragazzi delle superiori al tema dell'autonomia, parliamo di rischi idrogeologici e post-produzione, due questioni decisamente diverse ma utili per declinare la tematica autonomistica

Di Davide Leveghi - 17 ottobre 2020 - 12:37

TRENTO. Due progetti, decisamente diversi, per parlare d'autonomia. Sono quelli che hanno coinvolto delle classi dell'Istituto Don Guetti di Tione e del Liceo artistico Alessandro Vittoria di Trento, entrambi ostacolati dalle conseguenze che il virus ha avuto sulla didattica ma comunque capaci di declinare il tema più caro ai trentini in modalità che sicuramente hanno una dimensione affascinante.

 

Se infatti per l'artistico di Trento si è voluto “giocare” con i filmati d'epoca, nel più importante centro delle Giudicarie si è invece trattato un tema che ha a che fare con la gestione diretta del territorio: la prevenzione dal rischio idrogeologico è infatti un pilastro portante di come le popolazioni delle valli trentine hanno interpretato fattivamente l'autonomia.

 

Nell'ambito del progetto “Autonomamente”, promosso dalla Fondazione Museo storico del Trentino in collaborazione con Iprase e svariati docenti di 7 istituti superiori trentini, queste due iniziative contenevano in nuce la volontà di avvicinare i giovani al tema autonomistico senza necessariamente tediarli con lo studio delle tappe istituzionali che hanno segnato il percorso della provincia verso l'acquisizione di questa particolare forma di governo. Se la studio dei passaggi storici decisivi è infatti importante, ancora di più lo è far capire ai ragazzi come l'autonomia incida sulle loro vite.

 

Al liceo Vittoria, questa finalità voleva essere raggiunta attraverso un progetto decisamente giocoso: visionare dei filmati d'epoca sul Trentino e inserirci tramite la post-produzione un personaggio capace di dialogare e far riflettere sulle trasformazioni sociali vissute nel nostro territorio nel corso dei decenni novecenteschi. “Utilizzando dei filmati in pellicola da 8 millimetri, visionati alle Gallerie di Piedicastello – spiegava il professore di laboratorio di ripresa e post-produzione Massimo Vicentini a Radio Nbc – abbiamo provato a fare qualcosa di un po' comico. In girati che vanno dagli anni '50 agli '80, infatti, l'idea era di inserire grazie al green screen un personaggio che si muovesse e dialogasse in modo grottesco, fondendo contemporaneo e video storici”.

 

Anche in questo caso, però, a cambiare le carte in tavola ci ha pensato il Coronavirus. “Fare da remoto è impossibile in un progetto del genere – conclude il professore – i ragazzi devono potersi muovere in laboratorio, utilizzare gli strumenti della post-produzione. Vedremo se riusciremo a mettere in pratica il progetto”. Per ora, rimane solo qualche spunto. “Abbiamo avuto modo di renderci conto del cambiamento della vita dei trentini prima e dopo l'autonomia”, aggiunge uno studente coinvolto nel progetto.

 

Se il progetto dell'Artistico di Trento è stato temporaneamente accantonato causa Covid-19, all'Istituto Lorenzo Guetti di Tione di Trento, indirizzo geometri, qualcosa si è riuscito a fare. A raccontarlo è la professoressa di estimo Elisa Dacas, che sempre ai microfoni di Radio Nbc ha illustrato il progetto “Il montanaro che presidia la montagna”, iniziativa che oltre a dare una visione storica del ruolo degli abitanti nella gestione del territorio nelle valli trentine, ha portato i ragazzi ad indagare il fenomeno del rischio idrogeologico sul territorio stesso.

 

“Siamo partiti da una frase tratta da un discorso del 1951 in occasione della prima legge con cui si valorizza la montagna – spiega la docente – si cerca di coinvolgere la popolazione e di favorire lo sviluppo del territorio proteggendoli dal rischio idrogeologico. Per una classe dell'indirizzo geometri, è prioritario parlare di difesa del territorio, visto che è sotto gli occhi di tutti come sia importante l'aumento di consapevolezza della popolazione nella prevenzione dei danni idrogeologici”.

 

“Ciò che i ragazzi hanno scoperto, e che molte persone ignorano, è che da sempre la popolazione trentina è stata coinvolta nel presidio del territorio – conclude – intervenivano direttamente per gestire le risorse economiche e prevenire i danni, per mantenere il territorio, le foreste e le strade efficienti. In questo senso diviene pertanto importantissimo declinare il programma ufficiale in questa direzione, formando i ragazzi alla prevenzione diretta”.

 

Così come la prevenzione del rischio idrogeologico, anche il tema dell'industria idroelettrica rappresenta un'occasione perfetta per parlare di autonomia. “Quando si parlò del primo statuto quello dell'idroelettrico fu uno dei temi più sentiti – aggiunge il ricercatore del Museo storico del Trentino Tommaso Baldo – le acque del Trentino non a caso erano chiamate 'l'oro bianco', perché rappresentavano assieme al legname l'unica grande risorsa naturale del territorio. La risorsa, però, era in molti casi in mano ad aziende non trentine e privare. Per questo la popolazione chiese la proprietà delle acque regionali o la concessione, ottenendo un rifiuto da parte dello Stato italiano”.

 

“D'altra parte – conclude Baldo – si ottennero dei compensi sotto forma di cessione gratuita dell'energia elettrica e di tasse nei confronti delle aziende che sfruttavano questa risorsa del territorio. I trentini riuscirono così ad avere voce in capitolo sulla gestione dei fiumi e dei torrenti, ottenendo una sorta di riparazione”.

 

Questa è l'ottava puntata di "Autonomamente", progetto organizzato da Fondazione Museo Storico in collaborazione con Iprase, in cui Euregio Media Group svolge il ruolo di media partner. Le puntate precedenti sono consultabili nella sottocategoria "Autonomamente".

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