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Sette scuole per otto progetti per spiegare l’autonomia (nonostante il coronavirus) ai ragazzi: pratiche e forme per gli autonomisti di domani

"Autonomamente" è un progetto messo in campo da Fondazione Museo storico del Trentino, Iprase e da alcuni volenterosi docenti di 7 istituti superiori trentini per declinare l'autonomia in pratiche e forme quotidiane, avvicinando i ragazzi ad una questione cruciale per il nostro territorio. In questa seconda puntata, ecco come si sono sviluppati alcuni dei progetti (nonostante il Covid)

Di Davide Leveghi - 28 giugno 2020 - 20:22

TRENTO. Cosa vuol dire autonomia? Qual è il significato di questa parola con cui tanto noi trentini ci identifichiamo, spesso non sapendola né definire né spiegare se non tirando in ballo qualche vecchia argomentazione di carattere storico? Ebbene, 7 scuole hanno cercato di spiegarlo ai propri ragazzi, immergendoli nelle forme più disparate che compongono i mille volti dell’autonomia trentina, nelle pratiche che concorrono a sfaccettare questo modo di vivere il territorio sviluppato nelle nostre valli.

 

Autonomamente”, questo il nome del progetto, è frutto della collaborazione tra il maggiore soggetto storico trentino (la Fondazione Museo Storico), Iprase (l’Istituto provinciale per la ricerca e la sperimentazione collettiva) e dei volenterosi insegnanti che hanno deciso di farsi accompagnare dalle competenze dei ricercatori del Museo per far conoscere ai ragazzi le diverse facce che compongono l’autonomia. Un percorso formativo a cui il Covid ha imposto una sospensione, così come avvenuto in molti ambiti della società, permettendo il completamento parziale dei lavori cominciati in classe.

 

Se infatti gli 8 progetti, distribuiti in 7 istituti scolastici trentini, hanno preso avvio in diverse classi, a causa dei rivolgimenti dell’anno di scuola imposti dal virus e dal conseguente ripiegamento sulla didattica a distanza solo alcuni di questi sono riusciti a giungere al riscontro finale. Un congelamento che si spera possa venire meno una volta ritornati sui banchi, a settembre. Da Pergine Valsugana a Cles, da San Michele all’Adige a Tione, passando per Trento e Rovereto, l’autonomia è “entrata a scuola” nella sua natura multiforme, permettendo ai ragazzi, tutti di scuole superiori, di confrontarsi con alcune specifiche pratiche che la compongono.

 

Così l’autonomia ha assunto un volto diverso a seconda della scelta compiuta per declinarla nella vita quotidiana: è il raccontare la storia racchiusa nelle mura di una scuola un tempo celebre per aver ospitato l’istituto psichiatrico, o l’addentrarsi nel complesso mondo della cooperazione in agricoltura. È ragionare sulla complicata relazione tra l’uomo e la montagna che vive o sulle maniere in cui raccontare cosa significhi l’autonomia per ciascuno di noi. E ancora l’immergersi nelle lingue che popolano questo lembo di terra, da secoli zona di frontiera fra due grandi culture europee,  o il misurarsi con le storie familiari che si incrociano con i destini personali e il territorio. Infine il confronto quotidiano con chi amministra il territorio e l’esplorazione di un settore, quello idroelettrico, che tanto impatta e plasma le valli in cui viviamo.

 

“Cosa c’è dietro al mondo dell’agricoltura? – chiede ad esempio Romina Menapace, agronoma e docente all’Istituto agrario di San Michele all’Adige – lo scopo del progetto è quello di far capire ai ragazzi la complessità di questo ambito e l’importanza di una delle facce dell’autonomia, la cooperazione. Con un gioco di carte tra piccoli gruppi di ragazzi, le classi alla fine si esprimono su cosa sia per loro l’autonomia”.

 

“Non è semplicemente studiare la storia – racconta invece Lorenza Pisoni, professoressa di storia e filosofia al Liceo Marie Curie di Pergine – ma fare storia. Con una classe molto attiva abbiamo messo in pratica l’idea di costruire un percorso guidato alla scoperta dell’ex istituto psichiatrico. Gli studenti guidano i visitatori attraverso 20 tappe in cui il discorso va dalla psichiatria alla storia della struttura”.

 

“In un progetto interdisciplinare – spiegano infine Loretta Barberi e Benedetta Vivaldelli, professoresse di diritto e storia al Don Milani di Rovereto – abbiamo deciso di affrontare l’autonomia attraverso i temi dell’identità e della memoria. ‘Storia in scatola’ si è dimostrata così l’occasione per i ragazzi di confrontarsi con sé stessi mediante una storia di famiglia o un oggetto collegato alla propria storia personale, misurandosi con le diversità delle esperienze e gli incroci inaspettati che si creano. L’autonomia è anche storia di relazioni”.

 

In queste testimonianze delle docenti impegnate, con l’accompagnamento del ricercatore del Museo Storico Tommaso Baldo, in alcuni dei progetti, si riflettono le forme del narrare l’autonomia. Un’autonomia che non si dà per assodata ma si costruisce, una forma di governo che non è già piena di per sé ma che va riempita. È un cantiere, in cui gli “operai” cambiano con il tempo, così come le esigenze a cui questi devono rispondere. Per questo i ragazzi devono diventare consci di ciò che l’autonomia può significare: la “trentinità” non è cosa che si eredita, ma qualcosa che si costruisce.

 

Questa è la seconda puntata di "Autonomamente", progetto organizzato da Fondazione Museo Storico in collaborazione con Iprase, in cui Euregio Media Group svolge il ruolo di media partner. Nelle prossime si racconteranno in dettaglio i progetti - talvolta solo iniziati a causa del virus - con cui i ragazzi delle scuole superiori trentine si sono avvicinati al tema dell'autonomia. (QUI la prima puntata, in cui si racconta in generale la natura del progetto).

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