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“Autonomamente”: le pratiche dell'autonomia a scuola. Bertò (Museo storico): “Non è essere un territorio diverso ma il viverlo in maniera diversa”

La Fondazione Museo Storico del Trentino, in collaborazione con Iprase e alcuni volonterosi docenti, ha portato nelle scuole un progetto per avvicinare i ragazzi al tema dell'autonomia declinata nelle pratiche quotidiane. La referente del MST: "L’autonomia è fatta di competenze e di settori che convivono in un territorio. I progetti sono pertanto diversi perché risulta impossibile darle un unico significato"

Di Davide Leveghi - 21 giugno 2020 - 19:08

TRENTO. Cos’è l’autonomia? Cosa significa essere autonomisti? Il tema non è di facile soluzione, non basta guardare indietro per comprendere le ragioni e l’importanza della forma di governo con cui i trentini dal 1948, anno della promulgazione del primo Statuto d’autonomia, gestiscono la cosa pubblica e regolano i rapporti nella propria comunità. L’autonomia si compone di pratiche, è un cantiere in continua costruzione, non qualcosa di statico e monolitico che si eredita così com’è, ma un processo che si riempie di significato a seconda delle generazioni e delle sfide imposte dal presente.

 

Passare questo concetto alle giovani generazioni diviene così un elemento chiave per il futuro del nostro territorio. Non basta conoscere il patto De Gasperi-Gruber, il poco immaginifico linguaggio con cui sono redatti gli Statuti d’autonomia, le decennali lotte dei trentini per l’ottenimento di un regime autonomistico. L’autonomia va insegnata a scuola, avvicinata ai ragazzi, raccontata per ciò che quotidianamente rappresenta per le diverse anime che compongono il mosaico che da Trento si dipana verso le più remote valli.

 

La missione non è facile da portare a compimento, ma il Museo storico di Trento, con la collaborazione di Iprase e di una serie di docenti convinti dell’importanza del tema, ci stanno provando, portando in classe gli infiniti temi con cui si può declinare il concetto di autonomia, e abbandonando il freddo studio dei passaggi storici nodali con cui si è costruita l’autonomia speciale. Perché non è solo nella storia che si ritrovano le ragioni dell’essere autonomi.

 

“Come Fondazione da sempre tra le nostre mission c’è quella di puntare sul settore educativo e di conseguenza di portare il tema dell’autonomia nelle scuole – spiega la referente per il progetto del Museo storico Elisa Bertò – l’idea nasce dunque dall’avvicinare i ragazzi al tema, un tema che va ‘spogliato’ e alleggerito per renderlo più vicino. Non più dunque il patto De Gasperi-Gruber o una declinazione identitaria dell’autonomia, nemmeno l’imporre un linguaggio, ma supportare gli insegnanti per valorizzare quello che già fanno e dimostrare come l’autonomia sia convivenza, identità multiple e complessità”.

 

“L’autonomia non è dunque una fortezza – continua – ma è dialogo, è qualcosa di composito, di stratificato. Non è ipso facto, ma è una pratica. Perciò essa diviene più efficace quando non si difende a spada tratta per quello che è ma se si è educati alle sue pratiche, allo svilupparne di nuove di fronte alle sfide del presente. Ha valori che vanno ripensati, re-immaginati, il tutto per costruire comunità. Una comunità che si costruisce nella diversità”.

 

Giunto a supporto degli insegnanti superiori, il Museo storico accompagna le classi coinvolte in singoli progetti capaci di mettere in gioco i ragazzi, di avvicinarli al loro territorio, di declinare il tema dell’autonomia nel dialogo con l’altro e nella costruzione della comunità. “Quella di questo progetto è una logica di maglie larghe – spiega Bertò – è questo il messaggio. Noi andiamo a supporto di esigenze che ci sono già, non vogliamo indottrinare. L’autonomia è fatta di competenze e di settori che convivono in un territorio. I progetti sono pertanto diversi perché risulta impossibile dare un unico significato all’autonomia”.

 

Così da Cles a Tione, da Rovereto a Trento, da San Michele all’Adige a Pergine Valsugana, una decina di classi si è incamminata, accompagnata per mano dai professionisti del Museo storico, in percorsi capaci di rinnovare il discorso sull’autonomia, declinandola secondo diversi linguaggi e diverse questioni. “Autonomamente”, questo il nome del progetto, si è sviluppato in 8 scuole della provincia, avvicinando in ogni caso a un diverso tema, dalla storia dell’edificio del Liceo Marie Curie di Pergine, una volta celebre per aver ospitato l’ospedale psichiatrico, ad un laboratorio sull’agricoltura organizzato nella scuole agraria di San Michele all’Adige.

 

E ancora, parlando del “montanaro che presidia la montagna” al Don Guetti di Tione, costruendo filmati sull’autonomia al Liceo Vittoria di Trento, misurandosi con il plurilinguismo al Liceo Sophie Scholl, sempre nel capoluogo, fino a “inscatolare” le storie personali al Don Milani di Rovereto. Oltre, non ultimi, i progetti con cui gli studenti del Liceo Russell di Cles “incontrano le istituzioni” del luogo o si avvicinano al tema dell’idroelettrico, che tanto, anche in Val di Non, impatta sul territorio.

 

Le finalità di questo progetto – conclude Bertò – stanno nell’avvicinare al tema dell’autonomia con questioni quotidiane, cercando di non renderlo respingente. L’autonomia si fruisce. Non è l’essere un territorio diverso ma il vivere diversamente il territorio, di abitarlo in maniera differente. La diversità dei progetti riflette la diversità dei modi in cui l’autonomia può essere abitata, rivista e re-immaginata. Questa infatti non è altro che delle condizioni di possibilità”.

 

Questa è la prima puntata di "Autonomamente", progetto organizzato da Fondazione Museo Storico in collaborazione con Iprase, in cui Euregio Media Group svolge il ruolo di media partner. Nelle prossime si racconteranno in dettaglio i progetti - talvolta solo iniziati a causa del virus - con cui i ragazzi delle scuole superiori trentine si sono avvicinati al tema dell'autonomia.

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