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Coronavirus, da Ibris c’è la pizza sospesa per chi non può permettersela: “Mia mamma mi ha insegnato a condividere quello che ho”

L’iniziativa solidale da Ibris, il locale di Ibrahim Songne in via Cavour, dove è possibile lasciare una trancio di pizza o una focaccia in sospeso per chi non può pagare di tasca propria: “Quando una ragazza è entrata chiedendo da mangiare le ho parlato dell’iniziativa lei si è messa a piangere a dirotto, è tutta qui l’essenza della solidarietà”

Di Tiziano Grottolo - 10 novembre 2020 - 16:36

TRENTO. Ibrahim Songne è arrivato dal Burkina Faso a Trento appena 12enne, ora, che di anni ne ha 28 è riuscito a realizzare alcuni dei suoi sogni: dopo la gavetta tra un’officina e il panificio-pasticceria Sosi, con i soldi risparmiati ha aperto il suo locale in via Cavour a Trento (QUI la sua storia). In poco tempo Ibris, questo il nome dell’attività, è diventata famosa nel capoluogo per via delle eccellenti pizze, focacce e farinate che vengono preparate.

 

Eppure in tempo di lockdown questo locale è salito alla ribalta delle cronache anche come esempio di solidarietà. Già durante la prima fase della pandemia Songne aveva dato il via alla cosiddetta pizza sospesa: un’iniziativa alla quale chiunque poteva contribuire garantendo a tutti almeno un pasto caldo.Mia mamma mi ha sempre insegnato a condividere quello che ho – racconta Ibrahim – così in questo periodo particolare ho pensato di fare la mia parte senza aspettare che intervenga lo Stato”.

 

Il principio è molto semplice, la nostra società spreca ancora molto cibo e una buona parte finisce nella spazzatura, ma come spiega il titolare di Ibris, allo stesso tempo c’è chi per sopravvivere è costretto a frugare nell’immondizia: “Ho sempre collaborato con Trentino solidale donando i prodotti invenduti ma ho pensato di dare qualcosa di più, un pasto caldo che soprattutto in una stagione come questa può fare la differenza. Il fatto – prosegue – è che noi imprenditori abbiamo ricevuto comunque un aiuto dallo Stato ma tante altre categorie, come chi era già disoccupato, sono rimaste proprio escluse e gli sbocchi sono pochi”.

 

Così è arrivata l’idea di rendere stabile la sua iniziativa che si basa sulla condivisione: “La gente a Trento è buona e vuole donare, però è necessario essere trasparenti così sullo scontrino segno sia il nome di chi lascia qualcosa per gli altri sia di chi ne beneficia, poi pubblichiamo anche le foto sui social. È un modo per far vedere dove vanno i soldi e serve a creare un’interazione, in questo modo si può percepire che si sta aiutando concretamente una persona, con un nome”.

 

Il tutto funziona di fatto come una transazione vera e propria, chi vuole o più semplicemente può permetterselo lascia qualche euro in più sul suo scontrino che serviranno per offrire da mangiare a una persone che si trova in difficoltà. Su una cosa però Ibrahim è categorico, dev’essere un gesto che non si fa per pietà: “Se uno vuole fare un dono lo perché ha voglia di farlo, perché gli fa piacere aiutare una persona che non ha da mangiare. Quando una ragazza è entrata chiedendo da mangiare le ho parlato dell’iniziativa lei si è messa a piangere a dirotto, è tutta qui l’essenza della solidarietà”. Anche per questo il titolare di Ibris spera che anche altri esercenti seguano il suo esempio: “Alla fine dei conti non ci si perde e in più non si corre il rischio di buttare del cibo. Tutti possono aderire, di questi tempi è importante aiutarsi a vicenda e per fare qualcosa di concreto non c’è bisogno di aspettare”.

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