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Coronavirus, Pergine piange l'artista 78enne Olimpio "Mauso" Cari. Un uomo "libero come un violino zigano"

Tra i tanti che finora che ci hanno lasciati a causa dell'epidemia di Coronavirus, c'è anche Olimpio "Mauso" Cari, artista poliedrico di fiere origini Sinti e perginese d'adozione. Pittore, scultore, musicista e poeta, grande amante della libertà, espose in giro per l'Europa portando in alto la sua appartenenza ad un popolo incompreso. Lascia la moglie Wolftraud De Concini

Pubblicato il - 25 marzo 2020 - 11:18

PERGINE. Era un personaggio libero, “libero come la musica zigana”, come recitava una sua poesia. Olimpio “Mauso” Cari, artista perginese, si è spento a 78 anni, portato via dal Coronavirus mentre risiedeva in una casa di riposo nel centro valsuganotto.

 

Classe 1942, Cari - pittore, scultore, poeta e musicista - era fiero delle sue origini sinti. Origini che si rispecchiavano nella sua arte, nei suoi dipinti e nelle sue poesie. L'amore della libertà di un popolo nomade e perseguitato, riflesso nei colori sgargianti, nella creatività delle sue sculture, nelle parole delle sue poesie.

 

Artista poliedrico, divenne un perginese d'adozione. Stabilitosi lì con la sua compagna nel 1984 – anch'ella artista, scrittrice e fotografa – Wolftraud De Concini, raccontava gli aspetti tradizionali della vita dei Sinti nei suoi scritti e nei testi delle canzoni che egli stesso musicava. Recuperava “legni morti” restituendo loro vita nelle sue sculture, ottenendo successo di critica come nella mostra tenuta a Pergine, in sala Maier, nell'ottobre 2017.

 

Ha esposto in Trentino, in Alto Adige, in Veneto, nelle Marche, in Toscana, nel Lazio, in Austria, Francia, Svizzera e altri luoghi. Ma per capire chi era, forse, dicono di più le parole di una sua poesia, che il pedigree d'artista: “Sono nato sotto una tenda/ in una notte d'estate/ in un accampamento zingaro/ ai margini della città. / I grilli mi cantavano la ninna nanna/ la luna mi fasciava di raggi d'oro/ e le donne vestivano gonne fiorite./ Sono cresciuto su un carro/ dalle ruote scricchiolanti. / Eravamo ragazzi/ senza ieri e senza domani/ mendicavamo il pane nella pioggia e al sole/ correvamo incontro ai nostri sogni/ alle nostre fantasie nel bosco. / Ora sono diventato grande/ la mia tenda è distrutta/ il mio carro si è fermato. / Ma cammino ancora per essere libero / come il vento che scuote il bosco / come l'acqua che scorre verso il mare / come la musica di un violino zigano”.

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