Coronavirus, Pergine piange l'artista 78enne Olimpio "Mauso" Cari. Un uomo "libero come un violino zigano"
Tra i tanti che finora che ci hanno lasciati a causa dell'epidemia di Coronavirus, c'è anche Olimpio "Mauso" Cari, artista poliedrico di fiere origini Sinti e perginese d'adozione. Pittore, scultore, musicista e poeta, grande amante della libertà, espose in giro per l'Europa portando in alto la sua appartenenza ad un popolo incompreso. Lascia la moglie Wolftraud De Concini

PERGINE. Era un personaggio libero, “libero come la musica zigana”, come recitava una sua poesia. Olimpio “Mauso” Cari, artista perginese, si è spento a 78 anni, portato via dal Coronavirus mentre risiedeva in una casa di riposo nel centro valsuganotto.
Classe 1942, Cari - pittore, scultore, poeta e musicista - era fiero delle sue origini sinti. Origini che si rispecchiavano nella sua arte, nei suoi dipinti e nelle sue poesie. L'amore della libertà di un popolo nomade e perseguitato, riflesso nei colori sgargianti, nella creatività delle sue sculture, nelle parole delle sue poesie.
Artista poliedrico, divenne un perginese d'adozione. Stabilitosi lì con la sua compagna nel 1984 – anch'ella artista, scrittrice e fotografa – Wolftraud De Concini, raccontava gli aspetti tradizionali della vita dei Sinti nei suoi scritti e nei testi delle canzoni che egli stesso musicava. Recuperava “legni morti” restituendo loro vita nelle sue sculture, ottenendo successo di critica come nella mostra tenuta a Pergine, in sala Maier, nell'ottobre 2017.
Ha esposto in Trentino, in Alto Adige, in Veneto, nelle Marche, in Toscana, nel Lazio, in Austria, Francia, Svizzera e altri luoghi. Ma per capire chi era, forse, dicono di più le parole di una sua poesia, che il pedigree d'artista: “Sono nato sotto una tenda/ in una notte d'estate/ in un accampamento zingaro/ ai margini della città. / I grilli mi cantavano la ninna nanna/ la luna mi fasciava di raggi d'oro/ e le donne vestivano gonne fiorite./ Sono cresciuto su un carro/ dalle ruote scricchiolanti. / Eravamo ragazzi/ senza ieri e senza domani/ mendicavamo il pane nella pioggia e al sole/ correvamo incontro ai nostri sogni/ alle nostre fantasie nel bosco. / Ora sono diventato grande/ la mia tenda è distrutta/ il mio carro si è fermato. / Ma cammino ancora per essere libero / come il vento che scuote il bosco / come l'acqua che scorre verso il mare / come la musica di un violino zigano”.













