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Da quasi 30 anni aiuta le donne a partorire in casa in Trentino, Guareschi: "Un momento da vivere con orgoglio e consapevolezza"

Dal 1992, l'associazione trentina "L'acqua che balla" promuove il parto in casa, invitando così le donne ad una riscoperta della gravidanza come evento naturale in tutta la sua valenza fisica, emozionale, sociale e spirituale

Di Lucia Brunello - 21 febbraio 2020 - 13:41

TRENTO. Il momento del parto è senza alcun dubbio la massima espressione della bellezza e forza del corpo femminile. Ma se un tempo questo era vissuto come evento naturale, nel corso degli ultimi 50-60 anni si è assistito alla sua progressiva medicalizzazione, che ha trasformato le donne, da protagoniste del momento, in pazienti. A cercare di restituire alla società una cultura della nascita come avvenimento unico e intenso, è stata la pratica dei parti in casa, nati per aiutare la donna a riscoprire le sue risorse attraverso l'esperienza della gravidanza, un momento che è giusto vivano con orgoglio e consapevolezza.

 

In Trentino, a portare avanti questa bellissima pratica, è l'associazione “L'acqua che balla”, fondata nel 1992 da Cristina Guareschi e altre 6 colleghe. “Sono diventata ostetrica nel 1982, in un'epoca in cui nella scena politica si era inserito prepotentemente il femminismo, con cui si voleva ribaltare la scala dei valori patriarcali. Lo slogan “donna è bello” mi aveva colpito molto: la figura femminile non era più vista solo come la copia fragile e vulnerabile di quella maschile, ma rivendicava la sua indipendenza e sconfinata forza".

 

“In quegli anni, però, l'assistenza al parto era estremamente violenta. Le donne in sala parto erano totalmente sole e non potevano essere accompagnate da nessuno. Erano costrette a letto tutto il tempo, costantemente monitorate, con visite ostetriche molto invasive e l'uso dell'ossitocina era di routine. Durante il parto gli venivano legate le gambe al lettino, e si spingeva sulla pancia per accelerarlo. Spesso, inoltre, la madre rivedeva suo figlio non prima del giorno dopo, e l'allattamento al seno veniva assolutamente scoraggiato”.

 

“Ero scoraggiata - aggiunge - perché credevo fermamente che la nascita dovesse essere un qualcosa di diverso. Da qui la scelta di fondare l'associazione”.

 

Con “L'acqua che balla” si è fin da subito cercato di introdurre una cultura della nascita totalmente diversa da quello diffusa. “Abbiamo certamente contribuito a creare uno spazio - prosegue Guareschi - dove la priorità era la ricerca e la riscoperta del parto come evento naturale in tutta la sua valenza fisica, emozionale, sociale e spiriturale”. L'associazione vuole quindi sdoganare la pratica del parto in casa, permettendo di fare luce su quante siano le alternative rispetto all'ospedalizzazione, ormai considerata come via più sicura.

 

Nel frattempo, negli ultimi anni il parto a domicilio è stato dichiarato sicuro da innumerevoli studi internazionali. Un importante studio inglese del 2011 del NICE (National Institute for Health and Care Excellence) relativo alla sicurezza dei diversi luoghi del parto per donne a basso rischio con gravidanze fisiologiche – che ha raccolto i dati su travaglio, parto ed esiti del parto su 64.000 casi, di cui 17.000 parti in casa e 28.000 in unità a conduzione ostetrica - ha mostrato che non ci sono sostanziali differenze negli esiti perinatali a seconda del luogo prescelto, ma che chi ha partorito in casa o con sole ostetriche, specie se pluripare, ha benefici a partorire in contesti non ospedalizzati, riducendo di molto il rischio di cesarei e interventi chirurgici.

 

Ogni donna è libera di scegliere quali siano le proprie priorità - continua l'ostetrica - ma ciò che per noi è importante, è che non si dia più per scontata l'ospedalizzazione come unica via, ma che si prendano in considerazione anche altre possibilità. In Trentino l'assistenza ospedaliera al parto negli ultimi decenni è decisamente migliorata, è di alto livello rispetto al resto d'Italia, ma sono ancora tanti i limiti che andrebbero superati. Anche se rispetto al passato le pratiche sono meno violente, negli ultimi tempi sono stati largamente, se non esageratamente, introdotti il taglio cesareo e l'epidurale durante il travaglio, che sono estremamente invasive”.

 

Tante inoltre sono le attività proposte dall'associazione: “Oltre all'assistenza al parto a domicilio, ci occupiamo del percorso pre e post parto. Offriamo anche diversi corsi improntati sul promuovere il rapporto madre e figlio, e questo attraverso lo yoga ed esperienze acquatiche. Negli ultimi anni a questi si è anche affiancato un lavoro sulla mestrualità, con l'obiettivo di permettere una rivalutazione positiva dell'ormonalità femminile, che se vissuta con consapevolezza può rappresentare un grande canale di grande conoscenza di salute e conoscenza di sé. Insomma, vogliamo ridare libertà alle donne di ogni età attraverso la riscoperta di tutte affascinanti risorse e capacità del loro corpo".

 

Per quanto riguarda gli ultimi 10 anni dell'associazione “L'acqua che balla”, tra le donne che hanno scelto di partorire a domicilio c'è stato un tasso del 77% di parti avvenuti tra le mura domestiche, mentre, qualora una donna avesse avuto bisogno di ricorrere poi all'ospedale, in questo caso il tasso di tagli cesarei era stato solo del 6%, assistita quindi si da qualche controllo in più, ma che ha comunque potuto partorire naturalmente.

 

Un ringraziamento particolare da parte di "L'acqua che balla", è rivolto ai partner dell'iniziativa "Fate faville" e "Lune sui laghi", e alla Fondazione Caritro, che ha contribuito al finanziamento dell'associazione.

 

Un'interessante conferenza sulla tematica dal titolo “Nascere in casa” sarà tenuta questa sera, venerdì 21 febbraio alle 18, dall'ostetrica Cristina Guareschi, nella sede dell'associazione culturale "L'acqua che balla", in Via Dardi, 15.

 

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